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Diario n°:

235

IL DONO
GIOELLE

IL DONO

Ho sempre pensato che i doni più belli siano le esperienze che purtroppo, però, non si possono trasmettere, bisogna viverle. Si può tranquillamente fare a meno di un oggetto mentre una bella avventura ti rimane dentro e ti cambia per sempre.

Era un venerdì quel giorno, lo ricordo bene perché mio figlio ha doposcuola e ginnastica il pomeriggio e io devo fare le corse avanti e indietro con la macchina per accompagnarlo e riprenderlo da una parte all'altra della città. Fu proprio nel parcheggio della palestra, che, salendo in macchina, notai una grande busta rossa infilata sotto al tergicristallo.

La aprii: "SE IL SORRISO VUOI RITROVARE QUESTO DONO DEVI ACCETTARE", poi continuava chiedendomi di trovare un paio d'ore di tempo e chiamare il numero di telefono stampato sul biglietto da visita, finiva con un ti voglio bene, nessuna firma.

Cercai nella busta e trovai il bigliettino da visita di un centro specializzato in massaggi. Chi poteva aver avuto un pensiero così gentile? Sicuramente qualcuno che mi conosceva bene e sapeva quanto fossi stanca di tutti quei soliti impegni di mamma, moglie, donna di casa, senza un lavoro che mi appagasse.

Avevo qualche amica, per lo più altre mamme prese quanto me dai troppi impegni, e nessuna di loro mi dava l'idea di frequentare un centro massaggi. Con mio marito le cose non andavano affatto bene da circa un anno, quindi era improbabile un tale pensiero.

Misi tutto in borsa sicura che avrei presto svelato il mistero e per qualche giorno fui incerta sul da farsi, cercare l'autore di quell'invito o chiamare e lasciare che gli eventi facessero il resto? Cedetti alla mia grande passione per i massaggi, mani esperte che sciolgono le tensioni, profumi di creme che inebriano i sensi, mi allettava troppo l'idea, chiamai.

Al telefono rispose una allegra voce femminile, mi feci coraggio e con un po'di incertezza spiegai dell'invito ricevuto nel quale c'era scritto di rivolgermi a loro e che sarebbe bastato dire il mio nome.

«Ma certo, aspettavamo la tua telefonata, quando vuoi venire? Ti posso prenotare per sabato prossimo?»

Inaspettatamente sentii la mia voce rispondere un sì, d'altronde era inutile pensarci ancora, ero troppo incuriosita per non accettare.

Quando arrivai al centro scoprii che quella ragazza era l'assistente di un omino esile con la pelle bruna che lei chiamava maestro. Mi salutò inchinandosi e si presentò, la sua voce era dolce, e rassicurante mentre mi spiegava che il suo compito sarebbe stato solo quello di stuzzicare il mio spirito creativo, poi mi esortò a seguire la sua assistente.

C' era profumo d'incenso floreale nella stanza dove venni accompagnata, la ragazza mi porse un telo di lino, mi invitò a spogliarmi e a fare un bagno rilassante.

«Ritorna indossando solo il telo» disse. Al mio ritorno trovai il maestro ad aspettarmi, mi mostrò il pennello che avrebbe usato su di me e mi chiese di sdraiarmi "nuda e passiva" e con gli occhi ben chiusi sull' ampio letto rotondo posto al centro della stanza.

Il pennello aveva un tocco delicatissimo.

«Questo pennello è farfalla sul tuo corpo, sul tuo giardino fiorito, non sai dove si poserà, né per quanto tempo vi rimarrà, voglio che tu senta soltanto, senza pensare a quanto sta accadendo.»

Cominciò muovendo rapidamente le setole del pennello sotto al mio piede sinistro, poi sotto al destro, mi sentii sfiorare lo spazio tra le dita, le punte, un leggero solletico mi fece sorridere. Improvvisamente sentii la farfalla sfiorarmi delicatamente le caviglie, i polpacci, le ginocchia. La pelle all'interno delle cosce rabbrividì, in attesa del bacio della farfalla, quando questa invece atterrò di nuovo sulle piante dei piedi. Quando riprese il suo volo si divertì a solleticarmi le ascelle e quando ormai non me lo aspettavo andò a posarsi su di un capezzolo e la mia pelle si scaldò sotto al suo tocco. Mugolai inarcando la schiena e scacciando così la farfalla che si posò sul pube. Le setole poi iniziarono a percorrermi la pelle come un brivido. Si muovevano su tutto il mio corpo con tanta leggerezza che nemmeno riuscivo a rendermi conto di dove si trovassero, poi d'improvviso il tocco scomparve.

«Ora immergo il pennello in un olio aromatico» disse il maestro, così la farfalla venne sostituita da un viscido serpente che vorace si aggirava sui miei capezzoli fino a farli ergere. Cominciai a desiderare di potermi toccare, sentivo la tensione lungo le braccia, nelle mani.

«Rilassati e non ti muovere» mi disse mentre delicatamente mi apriva le gambe che tenevo strettamente serrante quasi a difendermi, e con il pennello si insinuò nelle mie parti più intime, mentre io sentivo che mi stavo bagnando. Cominciò così il suo gioco con il mio clitoride, lo pennellò con svariati movimenti e con diverse velocità, quando si fermava sentivo i miei muscoli contrarsi e quando riprendeva il mio corpo cercava di riportare il pennello nel punto in cui lo desiderava, il maestro comprese il mio spasmo e d'improvviso si fermò, lasciandomi ansante e sul punto di implorarlo di scoparmi per favore!

«Ora ti toccherò con una piuma» disse. Non mi sembrava una gran cosa, invece fu una vera sorpresa. Fece scorrere la piuma su tutto il mio corpo, partendo dai seni, fino ai piedi, sciogliendo un po' di quel calore che si era accumulato nel mio ventre e riportando l'attenzione sul clitoride, per stuzzicarlo, fino a farmi piangere. Dal vorticoso gioco della piuma sgorgò nel mio corpo il tanto desiderato orgasmo i cui spasmi seguivano le spirali formate dalle mani del maestro.

«Il tuo sorriso è il mio successo» mi disse il maestro e con un inchino mi salutò.

Rimasi in silenzio e con gli occhi chiusi per qualche minuto… la testa vuota… Riemersi lentamente da quel nirvana, e accettai quel dono per ciò che era stato, per ciò che aveva risvegliato in me dopo tanto tempo. Avevo ritrovato la mia parte più intima, e quindi, chiunque fosse stato, avrebbe avuto la mia riconoscenza per sempre.

Trovai un'altra busta, e questa volta il biglietto diceva "Sono sicura che ora stai sorridendo".


 

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