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Diario n°:

207

IL PROTOPHILLUM AZZURRO
Laura Massera

IL PROTOPHILLUM AZZURRO

Sdraiata tra le larghe foglie del mio Protophillum, nella serra, ripenso alla sera in cui Alessandro me lo regalò. Sono sempre stata affascinata dal mondo vegetale. Fino da bambina i miei vasi facevano impallidire per il loro splendore le piante costosissime delle amiche di mia madre. Fu una di loro che mi insegnò le basi della floricoltura. Ma non divaghiamo, fu senz’altro per questo che Alessandro, di ritorno da un viaggio nella costellazione del Sagittario, mi portò in regalo un minuscolo esemplare di Protophillum azzurro.

È successo due anni fa, avevo da poco completato questa serra, il sogno della mia infanzia.

Alessandro mi telefonò verso le nove: «Posso venire a trovarti? Ho un regalo per te!»

Quando Alessandro mi mostrò il contenitore con la piantina disse: «Viene dalle vicinanze di Nuki, nella nebulosa Trifide. Pensa che me la sono portata dietro per 3.200 anni luce per fartela avere.»

«E allora?» replicai ironica «Quanto ci hai messo a fare tutta questa strada?»

Alessandro allargò le braccia con aria innocente.

«Tre ore circa, avevamo un motore dell’ultima serie Fotomac, ma che importa, è il pensiero che conta. E poi mi sono informato, è una pianta molto rara sulla Terra. Ce ne saranno una trentina in tutto.»

Dopo aver scherzato un altro poco sul grande sforzo che occorreva a stare comodamente seduti in una stanza di trasferimento stellare, andammo nella serra a cercare un posto adeguato per la mia duecentocinquantaseiesima ospite.

«Caspita! Ti sei ben attrezzata, vedo.»

«La serra è 280 metri quadri e vi sono quarantatré ambienti isolati climaticamente da pareti ad aero-plasma; questo fa sì che si possa vedere tutto il giardino stando comodamente al centro» spiegai con orgoglio.

«Già, e questa disposizione ad anfiteatro ti permette di godere delle tue piante mentre te ne stai sdraiata su questo letto al centro dell’ambiente.»

«Non ci dormo, ma lo uso spesso per rilassami. Osservo le mie piante e penso ai loro bisogni, poi mi alzo e faccio il giro dei settori facendo ciò che ho pensato.»

Mi parlò del suo ultimo viaggio di studio, io gli parlai delle visite scolastiche che ormai regolarmente mi richiedevano per gli studenti di botanica.

«Insomma stai diventando un nome della floricoltura nazionale.»

Dato il caldo umido del mondo in cui mi disse che era stato, decisi di collocarla nel settore delle piante acquatiche tropicali.

Alessandro gentilmente mi aiutò a sistemare l’ultima arrivata. A parte la sua gentilezza mi piaceva molto e anch’io gli piacevo, e con la complicità della luce e del caldo dell’ambiente, tra sguardi complici e sfioramenti accidentali andò a finire che facemmo l’amore. Lì nel settore tropicale, tra le mie ospiti che pensai scandalizzate a sentire quali sensazioni possono scatenare gli esseri animali. Passioni per l’appunto animalesche, e in quella circostanza quasi perverse.

Cedetti tutto, ma proprio tutto e forse anche qualcos’altro. E Alessandro mi dette tutto e in abbondanza.

Sarà stata anche colpa di quel liquore locale che si era portato dietro da quel pianeta, certo è che fu una notte da non dimenticare. La nostra prima notte.

La sera successiva incominciò la mia avventura con il Protophillum azzurro. Era arrivato non più alto di dieci centimetri, giuro. Lo misurai, non credendo ai miei occhi: ventidue centimetri.

Mi ero documentata durante il giorno ed era fuori discussione che la pianta potesse superare i quindici centimetri, fuori dal suo ambiente naturale.

Sul pianeta originario l’esemplare più grande conosciuto ne misurava ventitré. Era un match, sviluppare un protophillum in serra più che nel suo ambiente natale.

Da quel giorno non feci che pensare al Protophillum, le sue morbide foglioline azzurre erano oggetto dei miei sguardi più premurosi.

Ma non crebbe più.

Era passato circa un mese, e una sera ripensando ad Alessandro andai letteralmente in calore, ma lui non c’era e così fu un solitario. Accanto al Protophillum cominciai a masturbarmi e chissà come mi venne in mente di accarezzarmi con quelle morbide foglie. A gambe divaricate avvicinai la piantina, mi strofinai delicatamente su di lei, presi una foglia e la passai ripetutamente sul clitoride. Lentamente ma intensamente mi avvicinai all’orgasmo e fu un orgasmo lungo, quasi delicato, ma anche profondo. Mi addormentai accanto alla piantina e fu un sonno senza sogni.

Il mattino mi svegliai e sentii un tonfo al cuore. Accanto a me troneggiava un esemplare di circa 80 centimetri di Protophillum azzurro. Cercai freneticamente il metro.

Ottantotto centimetri di pianta, le sue foglioline azzurre ora misuravano mediamente venti centimetri di diametro.

Non era possibile. L’idea che mi turbinava nella mente era assurda.

Andai fuori, cercai di distrarmi, di rilassarmi, ma arrivò sera ed io ero li. Di fronte al Protophillum, con il mio abito da sera più osé che mi scopriva la schiena fin dove la decenza arriva a mala pena, con la mia biancheria intima più sexy, con una musica da casino in sottofondo. Mi produssi nello strip-tease più eccitante che potessi. Mi eccitai mentalmente in un’orgia botanica e mi masturbai appassionatamente con le sue foglie. Una per una. Dentro e fuori, dentro e fuori. Le dormii accanto.

Il giorno dopo il trionfo. Un metro e settanta di pianta mi stava davanti.

Ero io il suo concime.

Fu così che disposi un ambiente apposito per il Protophillum accanto al letto, al centro della serra.

 

Prima notte.

La prima notte che dormii insieme a lui non successe nulla di strano. Ma io provavo un orgoglio enorme e preparavo già l’articolo, censurato ovviamente, in cui presentavo un Protophillum in serra di un metro e settanta.

 

Seconda notte.

Il giorno dopo ero terrorizzata. Il Protophillum era abbattuto. Dei brutti rigonfiamenti erano apparsi sulle parti nascoste delle foglie. Era come malato, ricurvo… verso il mio letto. Perché proprio verso il mio letto? Richiesta d’aiuto o cosa? Il pensiero era pazzo, ma tutta la storia era una follia, così allargai l’invaso.

Tre metri quadri di vaso, arrivò la notte. Ripetei la mia azione più erotica possibile e, timorosa più che eccitata mi sdraiai sotto di lui. Nella semi oscurità artificiale cercavo di percepire gli spostamenti delle foglie azzurre. Impercettibilmente si muovevano verso di me o era una illusione della mente? Verso le 2 le foglie mi abbracciavano letteralmente, la loro stretta era delicata e con un movimento avrei potuto liberarmi. Lo feci. Sì. Ero libera. Mi infilai nuovamente nel morbido abbraccio e attesi. Carezze, dolci carezze, sul viso, sulle braccia, sul ventre, sulle gambe, tra le gambe. Aspettavo trepidante a gambe spalancate… e avvenne. Una lacerazione nella foglia a contatto con la vagina, la protuberanza mi diede un colpo inaspettato. Penetrazione. Avevo la sensazione di una cosa lubrificata che mi riempiva la vulva. Mi sentivo pazza, troia, allucinata ma non mi muovevo. Guardavo l’orologio di tanto in tanto.

Alle 3 esplose. La cosa dentro di me dette un sussulto, mi sentii afferrare dalle foglie azzurre e mentre tutta la pianta mi schiacciava al suolo e mi apriva, qualcosa nella vagina mi sbatteva furiosamente. Veniva, veniva, veniva ripetutamente. Passò qualche ora, o interminabile minuto, e le dolci foglie mi accarezzarono, asciugarono, erano le 3 e 20.

 

Terza notte

La giornata la passai in stato di allucinazione frastornata, era vero? Avevo fatto l’amore con una pianta?

Amavo sì le piante, ma questo…?

Dovevo convincermi. Dormii ancora con lei... con Lui.

Senza nessuno strip-tease entrai nel letto-vaso.

Fu inenarrabile, era vero, il Protophillum mi amò ancora, fece l’amore da maestro, mi accarezzò, mi eccitò, venne dentro di me, due volte, due grandi foglie.

 

Altre notti

Ora sono normale. Il mio Protophillum è stato oggetto di articoli su riviste specializzate. Io vivo la mia vita normale, ho sposato Alessandro, ma nemmeno lui sa.

 

La mia vita sessuale è… normale.

 

Ma quando voglio qualcosa di straordinario trovo un pomeriggio libero, il mio letto è la serra, dove un Protophillum di circa 6 metri mi aspetta a foglie aperte.

 

Specifiche

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