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Diario n°:

195

IL VIAGGIO DI RITORNO
Liviana Rose

IL VIAGGIO DI RITORNO

Un viaggio di ritorno di 300 km. L'autostrada larga e vuota del venerdì notte. Un uomo ed una donna. Dalle casse della radio si spandono le note leggere di una calda melodia . Argomenti di conversazione esauriti all'andata.

La stanchezza della settimana lavorativa, della serata, del viaggio, della nebbia, nelle ossa, negli occhi, nella mente.

L'automobile scivola blanda sull'asfalto della corsia di sorpasso. Le braccia posate sul bracciolo fra i due sedili. Le dita, libere, che giocano, si incontrano, si intrecciano.

«Hai le mani fredde tesoro.» Un filo di voce dalle labbra della donna.

«Scaldamele tu.»

Le due semplici parole danno il via al desiderio trattenuto per tanto tempo, alimentato dalla forzata lontananza. Una settimana o un mese sono secoli con gli occhi del desiderio.

Lei gli prende la mano destra e se la posa sotto la minigonna. Si ferma in quel punto di pelle nuda, calda e libera, tra il bordo delle autoreggenti e le mutandine. Non c'è bisogno di parole.

Gli occhi di entrambi sono fissi sulla strada che scompare sotto le ruote dell'auto.

Ma gli occhi del desiderio immaginano... aspettano...

Aspettano che quella mano si faccia strada sotto l'elastico degli slip, che lo scosti leggermente, che le dita si rifugino nella calda umidità del sesso della donna. E si avvera...

Aspettano che le gambe si divarichino leggermente per rendere più facile il raggiungimento del piccolo fiore del desiderio. E lo fanno...

Aspettano che ella si volti verso quella mano, sarebbe più comodo per entrambi se lei posasse la schiena contro la portiera e mettesse i piedi tra le cosce di lui. E si sposta...

Ora è lei che lo guarda attraverso la nebbia del benessere e del desiderio, della voglia di lui, di qualcos'altro.

Quanto è scomoda l'auto! Ma quanto è intrigante quella situazione!

Lo osserva bene. Sembra attento e concentrato nella guida. Pare non accorgersi di ciò che le sta facendo, del miscuglio di sensazioni che le si agitano dentro, molto più devastanti di un mare in burrasca.

È così il loro rapporto: si guardano, si toccano, si assaggiano, in silenzio. Immaginando, nell'incertezza, il piacere dell'altro.

Ogni tanto la sbircia fra un'auto sorpassata e un cartello stradale. Vorrebbe stare sempre a guardarla così: il ciuffetto di peli che spunta dall'elastico appena spostato delle mutandine; l'incarnato candido che quasi riflette i pallidi raggi della luna. Quel pezzetto di pelle chiara, che fa capolino dalle autoreggenti, che vorrebbe così tanto sapere se ha cambiato sapore dall'ultima volta. Semplice e bella rivolta adorante verso le sue mani che sapranno del suo umore.

Osservare le sue dita scomparire dentro di lei, scivolare dolcemente, captare il velluto del suo scrigno, ricomparire imperlate del suo miele.

Pensa a come vorrebbe farla godere non solo con la mano ma anche con la lingua e...

Ma lei non resiste più, per l'irrequietezza delle sensazioni e per la scomodità della posizione. Si ricompone nel proprio sedile, anche se non rimette le scarpe.

«Mmmmmm, bello! Bello davvero! Ma vorrei avere a disposizione un caldo e comodo letto. Uffa.»

È davvero buffa con quel broncio che le piega le labbra e le forma una fossetta nel mento.

La guarda di sfuggita accennando un sorriso.

«Vieni qua...» Avvicinano le labbra e si scambiano qualche bacio leggero, forse un preludio...

 

Mancano ancora cento chilometri e poi le loro strade si divideranno un'altra volta. Lo vuole sentire vicino, ha bisogno di provare il suo calore sulla propria pelle. Gli posa la testa sulle cosce e si rannicchia sul sedile, come una bambina nel ventre materno. Sotto la guancia sente il desiderio dell'uomo rinascere. Mentre con la mano lui si fa strada di nuovo sotto le mutandine, la fruga dentro, dove è ancora calda per lui. Stavolta è deciso e nella posizione migliore. Insiste dentro di lei, come se fosse il suo sesso a penetrarla avanti e indietro. Una, due, tre dita. E insiste nel punto più sensibile, dove sa che lei prova il piacere più intenso e puro. La guarda contorcersi fra le sue mani, la testa che gli preme contro la patta dei pantaloni. I gemiti smorzati dalla stoffa. Il respiro sempre più veloce e frenetico. E poi un ultimo gridolino.

L'auto prosegue a velocità moderata mangiandosi l'asfalto, celando al mondo la nuvola di piacere che impregna l'abitacolo.

Hanno bisogno di una sosta. Entrano in autogrill, lui fumando una sigaretta, lei facendo finta di non sentire gli umori che le colano tra le cosce. Ma ha ancora voglia di lui, si sente le grandi labbra gonfie al parossismo e gli si struscia contro, il fianco a sfiorare il suo sesso. Bevono due cappuccini, fuori la notte è fredda.

Risalgono in auto, lei al posto di guida, il momento di dividersi è vicino, un po' contenti di essersi visti, un po' frustrati dall'incombenza degli impegni delle loro vite che li richiamano all'ordine.

Eccoli giunti al momento della separazione. La bella avventura è finita. Chissà quando si rivedranno.

L'uscita dell'autostrada, dove l'auto di lui li aspetta, è affollata nonostante l'ora tarda. Nel parcheggio si incrociano tanti ragazzi che si preparano, chi per andare in discoteca, chi per tornarsene a casa. Sono tutti rannicchiati stretti nei giubbini e nei cappotti. L'umidità è palpabile. La nebbia sta scendendo lenta, come quella che assale la mente dopo che si è fatto l'amore.

«Ti chiamo domani.» Lui raccoglie le sue cose e si prepara a scendere.

«Mi raccomando, vienimi a trovare presto. Lo sai che mi manchi.»

Lo dice con poca convinzione perché sa che passerà molto tempo prima di rivederlo.

Lei si sporge per ricevere l'ultimo bacio, la sua linfa vitale. È un bacio leggero, ma non si vuole staccare. Si stringe maggiormente a lui, incurante delle persone che passano di fianco all'auto. Li vedranno baciarsi, ma non riusciranno a scorgere la mano di lei che fruga tra i bottoni dei jeans neri.

La serata non è ancora conclusa. I loro corpi lo comunicano con prepotente forza alle loro menti.

«Ti voglio...» Non sanno nemmeno chi l'ha detto per primo. Ma non importa. Si guardano intorno perplessi. Il viaggio di ritorno a casa è ancora lungo per entrambi. È tardi. La nebbia e l'umidità stanno calando inesorabili.

L'auto di lui infatti sembra avvolta da un velo di fitte goccioline. Non ci si riesce a vedere all'interno.

Ancora un bacio. Come si fa a resistere ad una così dolce tortura?

«Andiamo sulla mia auto. Li non ci vedrà nessuno.»

Scendono dal calore di quella di lei e salgono sui sedili posteriori dell'altra. Fa freddo davvero. Lo si nota chiaramente dai capezzoli della donna che premono contro la stoffa della maglia di cotone. È da li che lui decide di iniziare. Le solleva appena la stoffa e posa la sua bocca sul piccolo bocciolo rosa tutto inturgidito mentre con le mani si apre la via tra le cosce, fino al cuore della sua femminilità, dove presto metterà le labbra.

Fuori, i ragazzi continuano a passare distrattamente di fianco all'auto. Non possono vedere dentro. E soprattutto non immaginano certo i due corpi avvinghiati l'uno all'altro diventare uno solo e fare freneticamente l'amore...

L'ultimo tratto di viaggio è solitario per entrambi. Le loro strade si sono divise da poco.

La donna assorta nei suoi pensieri, ogni tanto si tocca con l'indice una piccola smagliatura nelle autoreggenti. Rivede ogni attimo, risente sulla pelle le carezze dell'uomo. E pensa all'espressione del suo sguardo mentre la penetrava e a quanto gli vuole bene.

Lui ascolta a tutto volume della musica e batte il tempo con le dita sul cuoio volante. Pensa al lavoro, l'indomani, agli impegni. Poi si guarda le dita per un attimo e se le porta al viso per annusarle, per sentire ancora l'odore pungente della donna che ha appena lasciata.

Le manderà un messaggio sul cellulare. Forse.

 

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