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Diario n°:

281

Inno alla lite
Isa Gambe

Inno alla lite

Puniscimi.

Sì.

Puniscimi.

Sputami addosso la tua rabbia. Colpiscimi con la tua ira. Schiaffeggiami con il tuo odio.

Annegami nelle tue lacrime secche.

Sono qui.

Sono un fantoccio slabbrato, sformato scucito. Sono una bambola di carta caduta in una pozzanghera di piscia.

Sono qui, guardami.

Affonda le tue parole taglienti nella mia anima. Lanciami le spade avvelenate del tuo rancore.

Urlami il silenzio della tua apatia.

Vuoi distruggermi?

Ci sei riuscito.

Vuoi scoparmi?

Scopami.

Il mio corpo sarà freddo come quello di una morta. E il tuo cazzo violenterà il mio sesso arido. Ma non lo sentirò. Non lo sento più. Non sento più niente.

Sarò brava.

Starò ferma e immobile come una Venere di gesso.

Ti sentirò annaspare e ti ascolterò.

Solo per un attimo.

Poi chiuderò gli occhi e penserò a lui.

A Lui. A Lui. A Lui.

A Lui, a cui ho rinunciato per te.

 

Puniscimi.

Sì.

Puniscimi.

Allargherò le cosce per farti entrare. E tu entrerai pur sapendo che non ti voglio. Spingerai nell'attrito della mia carne la tua dura appendice senza amore.

Poi mi cercherai distrattamente senza trovarmi.

Ma non mi troverai.

Non puoi trovarmi

No.

Io non ci sono.

Sono altrove.

Sono in una camera d'albergo con Lui.

Con Lui che mi bacia e mi fa vibrare come un violino irlandese.

Con Lui che fa scivolare le sue dita nel mio sesso fradicio e impazzito.

Con lui che mi fa battere il cuore. Un cuore che pulsa rapido e potente. Un cuore che sembra avvolto da una nuvola di marijuana. Ma lui è molto meglio della marijuana.

Fremo.

L'uomo del mio presente sorride. Benedice la sua asta tesa che mi ha fatto reagire. Se sapesse!

Non fermarti continua, continua, continua. Lasciami pensare a lui.

A Lui. A Lui. A Lui, che non ho, che non ho avuto e che non avrò.

A Lui che non ha capito perché me ne sono andata.

A lui che mi ha guardato chiudere la porta senza fare un cenno.

A lui che non ha mai saputo quanto ho pianto.

 

Puniscimi.

Sì.

Puniscimi.

Me lo merito.

Gridami che sono pazza.

Insultami.

Trascinami nel tuo mondo insulso di lugubre noia.

Sono qui.

Guardami.

Sono qui.

Ti basta?

Sì, ti basta.

Va bene ci sarò.

Continuerò a camminare nel vuoto, sfiorando da lontano la monotonia dei miei giorni insipidi.

Sono qui.

Sono ancora qui.

Almeno credo.

Godi?

Bravo godi.

Sbrigati così la finiamo.

Finito?

Finito.

Sospiri.

Sospiro.

Riemergi dal tuo piacere a senso unico. Sorridi e mi dici grazie.

Grazie?

Ma di che?

Ti sei calmato. Mi ami di nuovo.

Ma io ti amo?

Non lo so. Non voglio saperlo.

Ti giri hai sonno, tra un minuto russerai.

Anch'io mi giro. Lontano più lontano che posso da te.

Ciao buonanotte.

Sorseggio l'aria quasi come se fosse acqua.

Respiro.

Adesso sono libera, sono libera, sono libera.

Libera di volare, di sognare, di danzare con i miei pensieri. Di ritrovare infine il delicato scrigno di una passione, lasciata su una tomba senza nome, come un fiore di plastica o una maledetta rosa eterna incapace di appassire.

 

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