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Diario n°:

272

Inscopabile
Itacchiaspillo

Inscopabile

"Culona inscopabile" stile Merkel e i suoi tailleur rosa pallido.

L’aveva etichettata così Marco, tempo prima, incrociando la sua nuova vicina nell’ascensore: lui saliva, lei scendeva; mentre ora lei gli incrociava le gambe sulla schiena, portando avanti il bacino, per far aderire il suo sesso, per sentirlo più a fondo, un colpo dietro l’altro.

Inscopabile.

Una settimana dopo averla incontrata nei due metri quadri dell'ascensore l'aveva rivista nell'androne, la maglietta pezzata sotto le ascelle dal troppo caldo aderiva al seno generoso, e lei sbuffava dall'afa e dal peso delle sporte della spesa. Uno sguardo appena, ricambiato di sfuggita, il sudore nel collo e nell'attaccatura dei capelli, i piccoli riccioli bagnati, completavano il quadro.

«Posso aiutarla?» si ritrovò a dire Marco.

«Magari. Abbiamo pure l'ascensore guasto» le aveva detto lei. Con una voce dolce e uno sguardo aperto, che non si aspettava.

Lui prese le buste e le diede il passo sulle scale dove le guardò meglio il culo e il fisico tracagnotto e pensò che si era sbagliato, forse la Merkel era più magra.

E ora la stava fottendo con la rabbia di chi è stato catturato in una rete e ha bisogno di uscirne al più presto. Entrava e usciva da un cliché che vuole le donne taglia 42, il seno una terza, il vitino di vespa, e nessuna misura di personalità.

Lei l'aveva invitato dentro l’appartamento, e lui lo trovò più luminoso del suo per via della mancanza dei tendaggi e profumato di pittura fresca, con qualche scatolone ancora ben chiuso nell’ingresso, segnale inequivocabile del recente trasloco.

«Grazie, non ce l'avrei fatta ad affrontare anche le scale. Ti offro qualcosa, vuoi?» gli disse asciugandosi la fronte con il palmo e dandogli del tu. «Fa caldissimo oggi.»

«Se hai dell'acqua e limone va benissimo» le rispose abbandonando anche lui le formalità. E guardò il suo sorriso incorniciato in due belle labbra alla Sophia Loren. E ci fece un primo pensiero.

E mentre lei armeggiava in cucina quasi danzando tra uno sportellino e l'altro, non potè non notare la nuca scoperta dalla pettinatura raccolta in alto e i capelli sottili che lì nascevano. E ci fece un secondo pensiero.

Parlarono molto, davanti alla bibita e agli stuzzichini che lei aveva fatto apparire, simsalabin, da non si sa dove.

Parlarono del tempo, del condominio, di viaggi, di studi e di letture. Scoprì una persona nuova, ben diversa da come si era immaginato.

Una testa pensante, ironica e due occhi vispi che lanciavano lampi di malizia, ora che si era anche rinfrescata e il colore paonazzo aveva abbandonato le sue guance, lasciando invece una pelle chiara, rosata di salute.

Finché non si ritrovarono semisvestiti, non si sa come. Le parole avevano fatto volare via tabù e convenzioni. Mani ovunque su quel mappamondo che era il suo seno e ansimi, dita che frugano, lingua in bocca per assaggiarsi a vicenda.

E ora era dentro e fuori di lei, il cazzo duro, il fiato corto, la bocca che cercava aria di fronte ai suoi occhi chiusi che rincorrevano il piacere, e che lei apriva d’un tratto piantadoglieli addosso ma senza vederlo veramente persa nel suo orgasmo, una volta in più, ancora.

L’aveva girata a pancia sotto tutta quella carne. E ce l’aveva davanti quel culo bianco latte, fatto per lasciare morsi e segni rossi e affondare, una volta in più. La inculò stringendo le natiche, con forza, piantando le unghie e il cazzo. Lei accusò il colpo, tra dolore e piacere.

Finché fu solo il secondo, per entrambi.

Si accasciò sulla sua schiena, vinto.

Culona inscopabile.

Anche no.

 

 

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