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Diario n°:

224

BAGLIORI
Joe

BAGLIORI

Forse altrove. Non qui, non adesso.

Forse in qualche terra lontana, irrorata dal sole, profumata dal mare, colorata dal libeccio, dove tu ed io potremmo finalmente essere noi stessi, liberi dalle catene che ci impone questa atroce ipocrisia.

Respiri piano tra i fumi d'incenso di questa stanza. Non so se dormi o se invece, da uno spiraglio sottile tra le ciglia lunghe, i tuoi occhi neri stanno contemplando dubbiosi il mio agitarmi insonne.

Stanotte sei stata mia. Eppure non lo sei mai stata.

Sento il tepore lieve del tuo corpo steso accanto a me. La vicinanza fisica che non è mai stata intimità, il profumo fruttato della tua pelle che non è mai stato possesso.

Tra noi, impenetrabile, la consunta barriera fatta di luoghi, di ricordi, di situazioni, di altre persone. Fatta di te e di me, di quello che siamo e non vorremmo essere. Fatta di cuori indomabili che pure stentano

impotenti, incagliati nel ghiaccio di cui è fatta questa vita.

Stanotte, per un solo attimo eterno, questo muro non è esistito. Per un momento la nebbia grigia che ci avvolge si è dispersa e ho potuto guardare nel fondo della tua anima. Ti ho gridato un silenzioso "Perché?"

Perché, amore? Perché?

Ma i tuoi occhi mi hanno restituito solo una dolce e stremata rassegnazione.

I primi bagliori dell'aurora, come dita sottili di un fantasma bambino, si affacciano timidi tra le fessure delle persiane, portando la promessa e la minaccia di un nuovo giorno.

La tregua sta per finire. Presto la vita tornerà a reclamarci, a sommergerci di banalità e squallore, anestetizzando il calore venato d'angoscia dei momenti vissuti su questo nostro pianeta al di fuori del tempo.

Sei stesa accanto a me, respirando appena. Nella penombra sembri quasi sorridere. In questo momento ti amo come non ti ho mai amato. Eppure ribolle in me la rabbia per questo tuo soccombere, per questo accettare l'inevitabile, senza combattere, senza urlare al cielo, senza piangere.

Senza piangere.

Ora sono su di te. Il tuo corpo docile riconosce il piacere del contatto e si offre, prima ancora che tu sia completamente desta. Scivolo dentro senza fatica, accompagnato dal mio stesso seme e dal tuo desiderio risvegliato.

Apri gli occhi insonnoliti e mi sorridi. Anche stavolta non hai capito. Evito con ostentazione il tuo sguardo.

Ora sono un onda. Una furia della natura che si abbatte ritmicamente sulla costa, schiumando rabbia. Tu gemi, ti agiti, godi, mentre io raggiungo il culmine e mi ritraggo, piano, come le unghie turchine del mare che giocano, pettinando la rena della spiaggia bianca, bianca come il tuo corpo nella penombra.

Ansimi beata. Mi guardi con amore. Dentro di me qualcosa sanguina dolorosamente.

Non hai ancora capito che questo è un addio.


 

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