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Diario n°:

158

KILLING ME SOFTLY
Ashara

KILLING ME SOFTLY

Arianna tagliò con amorevole cura il panino che aveva tra le mani. Era uscita molto presto per comprare dal suo panettiere il pane fresco di giornata: oggi finalmente avrebbe cucinato per la sua ultima fiamma. Ok, erano solo panini, ma era un passo importante. IL passo.

E poi il cibo portava al sesso... e lui era così appetitoso!

Mentre inalava l’odore della mollica ancora calda, della farina e del lievito, portò alla mente l’immagine dei capelli scuri di lui, che ricadevano come una cascata ad incorniciare il suo volto, i suoi occhi vivaci, le sue mani grandi che immaginò su di sé, il contrasto tra la sua pelle scura e abbronzata e la propria pallida, quasi lattea.

Spalmando amorevolmente il panino con un pochino di burro si perse nella fantasia della sua lingua che la leccava tutta, da capo a piedi.

Con un brivido di piacere e anticipazione aprì il frigo per prendere il cartoccio dell’affettato e l’insalata. Numerose foglie di lattuga e fette di crudo di Parma furono posizionate con precisione sul francesino appena aperto e sui suoi due fratellini che aspettavano, pronti, sul tavolo.

Si immaginò lui che la sdraiava a terra, nuda, accarezzandola e tuffando la testa tra le sue gambe. Se tutto fosse andato come previsto, prima di sera sarebbe successo. Si riscosse, accorgendosi che era rimasta a guardare i panini senza vederli.

Mise una spruzzata di olio di peperoncino e il suo ingrediente speciale, li chiuse e li avvolse nella stagnola, infilandoli nella borsa in cui aveva già messo i propri al formaggio, la frutta, lo yogurt e il dolcetto che aveva cucinato la sera prima.

Era pronta quando lui le fece uno squillo: indossava il suo costume più bello, rosso, che faceva un marcato contrasto con la sua pelle lattea ricordando le fragole con la panna, sotto un prendisole colorato che metteva in risalto il suo fisico snello. Pochi sapienti colpi di mascara waterproof allungavano le sue ciglia a dismisura e i suoi lunghi, bellissimi capelli erano legati in una stretta coda di cavallo.

Era uno schianto, e lo sapeva. Pochi le resistevano, soprattutto quando decideva che un uomo sarebbe stato suo.

Per un istante le balenò in testa l’immagine dell’unico uomo che non aveva voluto, e risentì in bocca il sapore del sangue e del dolore. La scacciò: era acqua passata e non si sarebbe fatta rovinare la giornata dai ricordi.

Scese di corsa le scale, si chiuse con cura la porta alle spalle e si avviò lungo lo stretto vicolo a senso unico fino alla piazza. Dopo pochi istanti vide la macchina sbucare da una via laterale.

Eccolo!

Sorrise e il cuore fece una piccola capriola nel petto al pensiero di quella giornata con lui.

Il viaggio, poco più di un’ora, fu piacevole, ma Arianna non vedeva l’ora di arrivare al parco acquatico, togliersi il prendisole e godersi finalmente la vista del suo uomo quasi nudo.

Lasciarono vestiti e documenti in due armadietti limitrofi. La luce di adorazione negli occhi di lui quando la vide per la prima volta in costume le creò un grumo di piacere, soddisfazione e lussuria che poi andò a sciogliersi diventando liquido nelle mutandine.

Lo voleva, sì, lo voleva da matti e oggi l’avrebbe avuto.

Piazzarono i teli e la borsa con il cibo in un angolo all’ombra, tranquillo e defilato, ma anziché dirigersi verso le piscine lui la attirò a sé, abbracciandola, sussurrandole dolcemente fronte contro fronte, occhi negli occhi:

«Sei talmente bella che non posso staccarmi da te...»

La baciò posando delicatamente le labbra sulle sue, sfregandole piano e a lungo prima di aprirle e far guizzare la lingua. Arianna rispose con ardore, aprendosi completamente a lui, intrecciando la propria lingua alla sua.

Le mani dell’uomo le accarezzavano la schiena in lunghi archi, sempre più giù verso le natiche, sempre più su e di lato verso il seno.

La ragazza si premette contro di lui, sentì la sua erezione contro il ventre e sussultò. Una nuova cascata di liquido bollente le invase l’intimità e piccole, involontarie contrazioni, le attraversarono il basso ventre.

Si staccarono ansimando.

«C’è troppa gente qui!» Riuscì ad articolare a fatica lui, tremando leggermente.

Lei sorrise il suo sorriso enigmatico, e prendendolo per mano lo portò verso gli scivoli. Avrebbe cambiato idea: Arianna ne aveva la certezza matematica. L’avrebbe fatto capitolare, lì in mezzo alla gente... tutto il suo basso ventre vibrò a quel pensiero.

Inizialmente non lo stuzzicò più di tanto, limitandosi ad accarezzargli il braccio o il petto mentre erano in attesa del loro turno in cima alle scale, o il palmo della mano col pollice mentre camminavano tra uno scivolo e l’altro.

Lui, felice della sua vicinanza, ricambiava con abbracci e delicati baci sul naso. E ogni volta lei gli premeva addosso più marcatamente il seno, o il pube.

Lo guardava leccandosi il labbro superiore, o mordendosi quello inferiore con aria birichina e lo vedeva trattenere il respiro e arrossire come un adolescente.

Approfittando di un blocco momentaneo dello scivolo per il quale erano in coda sulle scale, Arianna, sul gradino più alto, si appoggiò indietro con la schiena sul petto di lui. Delicatamente appoggiò le natiche sode e tonde al suo pube, oscillandole con un movimento quasi impercettibile. La risposta non si fece attendere. La ragazza avvertì chiaramente il membro iniziare a gonfiarsi e pian piano ergersi contro il suo sedere. Pochi minuti e lui le respirava pesantemente tra i capelli, incapace di staccare da sé il corpo seminudo di lei.

Quando, poco dopo, lui la raggiunse con un tonfo nella piscina in fondo allo scivolo, gli saltò al collo avvolgendogli le lunghe gambe intorno alla vita, premendo la rigidezza di lui contro il suo centro più caldo. L’erezione c’era ancora e Arianna voleva fare in modo che rimanesse.

Gli solleticava il fianco mentre camminavano, gli premeva il sedere sul pube ad ogni salita per le scale. Nell’unico scivolo in cui si poteva scendere in due si accoccolò tra le sue gambe per poi voltarsi a pancia in giù appena partiti, premendosi il pene marmoreo tra i seni, passandolo sui capezzoli così eretti da fare quasi male.

Nelle vasche lo abbracciava, baciandolo con passione e intanto si premeva su di lui che mugolava non sapendo più dove mettere le mani. Poi ridacchiando gli sgusciava dalle braccia, correndo verso un nuovo scivolo.

Nella piscina con le onde, mentre vicini andavano su e giù spinti dalla finta marea, gli infilò una mano nel costume: lo trovò caldo e così duro che le scappò un gemito.

Avvolse le dita intorno all’asta e lui gemette così forte che la gente intorno sicuramente pensò che stesse male. Lentamente iniziò a muovere il polso su e giù, scoprendo e ricoprendo il glande. Con l’altra mano massaggiava i testicoli, gonfi e tesi, sul punto di scoppiare.

Lui nel frattempo, sotto il pelo dell’acqua, le aveva abbassato il reggiseno del costume scoprendo i capezzoli, e ora li tirava e sfregava tra il pollice e l’indice.

Arianna sentiva il piacere del suo tocco diffondersi in tutto il corpo, concentrarsi nel basso ventre, e mugolò piano.

Proprio in quel momento la sirena suonò: le onde gradatamente si spensero, e i due si ricomposero.

Era ora di pranzo e la ragazza non stava più nella pelle.

La breve passeggiata sotto il sole cocente bastò per asciugare l’epidermide ma non per diminuire l’eccitazione: quando arrivarono al punto dove avevano lasciato le loro cose avevano ancora il fiato corto. Col costume e i capelli ancora umidi sedettero sui teli e Arianna tirò fuori il cibo.

Aprì un sacchetto e disse:

«Prosciutto, questi sono tuoi! I miei sono al formaggio, sono vegetariana.»

Mangiarono in fretta i panini, passando poi subito alla frutta, senza riuscire a staccare gli occhi e le mani l’uno dall’altra, interrompendosi spesso per darsi piccoli baci sul collo, sulle orecchie, sul naso.

Lui quasi si strozzò con l’acqua che stava bevendo a canna dalla bottiglietta quando lei gli spalmò un po’ di yogurt sul capezzolo, leccandolo poi con lenti movimenti della lingua.

«Mi piace giocare con il cibo, è molto erotico... soprattutto quando ci metto il mio ingrediente speciale!»

Sparse qualche goccia di yogurt sul suo addome, leccando anche lì fin nell’ombelico.

«Mmmh e che cos’è questo ingrediente speciale?» Ansimò lui.

Lei sollevò lo sguardo incorniciato dalle lunghe ciglia e sfoggiò di nuovo il suo sorriso enigmatico.

«È un segreto, magari prima o poi te lo racconterò. Però se vieni con me ti mostro gli effetti che fa...»

Arianna conosceva bene quel parco poiché ci andava almeno un paio di volte l’anno con le sue amiche, e sapeva che anche nelle giornate più affollate c’era un angolo seminascosto tra gli alberi dietro il bar dove non andava mai nessuno.

Trascinò tra i cespugli il suo uomo, sacchetto col dolce, teli e tutto, ridacchiando eccitata. Tra poco finalmente sarebbe stato dentro di lei e lei avrebbe soddisfatto i suoi desideri più nascosti.

Lo fece stendere sulla schiena e ricominciò a leccargli il ventre, lo stomaco, il petto, creando e seguendo un sentiero di gocce di yogurt.

Le sue mani golose si infilarono nel costume, scostandolo a sufficienza da scoprire il membro. Scendendo con le gocce e la bocca ci arrivò sopra, e si fermò per un istante a contemplare la sua marmorea rigidezza. Scuro come il proprietario, col glande sporgente e lucido di umori, dritto come un fuso. Non potendo più resistere Arianna se lo infilò tutto in bocca fino in gola. Lui gridò, sussultando.

Lei allora prese a muovere le labbra su e giù con più delicatezza: non voleva che lui venisse subito e, dopo tutto lo stuzzicare della mattina, era davvero eccitatissimo, lo sentiva nella tensione del membro e dei testicoli, nelle vibrazioni che accompagnavano ogni movimento.

Per dargli un attimo di pausa lo tirò fuori e lasciò cadere dal barattolo grosse gocce di yogurt sulla punta, procedendo poi a leccarle.

Guizzò la lingua lungo l’asta, giù fino alle palle e di nuovo su, fermandosi ogni volta che il fremito si faceva troppo intenso, e ogni volta ricominciava versando qualche goccia di yogurt. Lo sentiva gemere incontrollabilmente, e il suono arrivava dritto dalle orecchie al pube, generando intensi brividi di eccitazione.

Poi lui, bruscamente, la afferrò e la ribaltò sui teli, mettendosi a cavalcioni del suo ventre.

Per un attimo Arianna fu presa dal terrore, il ricordo del dolore e dell’impotenza le pervasero la mente, ma lui si chinò su di lei e, baciandole delicatamente il collo, sussurrò:

«Anche io ti voglio far divertire... e mangiare...» e un brivido di piacere la attraversò, scacciando il disagio.

Le sue mani grandi, forti, le scostarono con delicatezza il top del costume, liberando i seni. I capelli scuri ricaddero tutt’intorno al suo torso mentre lui si chinava e baciava ciascun capezzolo. Poi prese il barattolo e versò poche gocce di yogurt sulla punta rossa e tesa. Le sue labbra vi si chiusero intorno, le sue dita cercarono l’altro e lui iniziò a succhiare e massaggiare.

Avvolgendo anche l’altro seno con la mano, egli scese con la bocca lungo lo stomaco e il ventre, soffermandosi a riempire di yogurt e leccare l’ombelico prima di procedere risolutamente verso il basso.

Afferrò tra i denti il laccetto ancora umido delle mutandine sul suo fianco e tirò. Il nodo cedette. Fece lo stesso con l’altro e morse l’orlo per tirarle via del tutto.

Arianna sollevò i fianchi per aiutarlo e nel ricadere sul telo aprì le cosce con un gesto invitante. Senza pensarci due volte, lui tuffò il volto in mezzo al suo calore.

La lingua guizzò sulle labbra, giù fino al perineo e poi su al clitoride. Arianna ansimò, gonfia di desiderio.

In riposta ai suoi ansiti lui la cosparse di yogurt fresco, che le strappò un gridolino, bevendo poi quel mix inebriante di latticino ed eccitazione.

Immerse la lingua nella vagina inondata di umori, spingendola il più in fondo possibile. Poi la sostituì con un dito, iniziando a succhiare il clitoride.

Le grida lontane dei bambini, quelli giovani e quelli meno giovani, che si divertivano sugli scivoli pian piano svanirono mentre gli occhi di Arianna perdevano fuoco, annegando nella lussuria.

Sentì la pressione salire, salire nel suo ventre finché esplose in lunghi spasmi, gemendo, tremando, artigliando la testa tra le sue gambe.

Infine ricadde all’indietro, soddisfatta ma non saziata, mentre lui leccava via gli ultimi brividi.

Con un gesto lo fece alzare e sdraiare di nuovo supino. Non riusciva più a stare sotto, durante il sesso.

Gli montò a cavalcioni, portando la punta congestionata del membro contro il proprio orifizio. Ma non si lasciò cadere, non ancora: guardando dritto il viso arrossato, gli occhi ormai iniettati di sangue e desiderio dell’uomo sotto di sé, si sparse ciò che restava dello yogurt sui seni.

Solo allora scivolò verso il basso, penetrandosi.

Lui chiuse gli occhi e gemette: un suono roco, di gola. Quando Arianna prese a muoversi su e giù, l’uomo sollevò il capo e, ancorandosi con le mani alle natiche sode della ragazza, iniziò a leccarle lo yogurt dai seni, baciandoli, mordicchiandoli, succhiando i capezzoli con ardore.

Lei si sollevava ritmicamente, veloce, sempre più veloce, sentendolo scivolare dentro di sé, aprirla, sfregare ovunque, sentendo la forza inesorabile dell’orgasmo montare.Rovesciò indietro la testa e gemette, impalandosi a velocità sempre più folle. Venne intorno a lui, stringendolo forte con tutti i muscoli interni, un’ondata di piacere dietro l’altra.

Dopo pochi istanti lo sentì gridare, un grido strozzato, quasi soffocato. Fiotti di liquido caldo sgorgarono dal fallo enormemente duro e dilatato e la riempirono.

Arianna aprì gli occhi e lo guardò sorridendo. Accarezzò il volto che da arrossato, quasi violaceo, si faceva via via più pallido, il petto che dal sollevarsi freneticamente nel respiro del piacere, rallentava, rallentava, rallentava... con un ultimo sospiro. E gli occhi, che dopo aver sbattuto un paio di volte si chiusero.

«Non l’hai ancora capito qual è il mio ingrediente segreto?» gli sussurrò in un orecchio prima di sollevarsi. Il pene ancora parzialmente eretto scivolò fuori dal suo corpo. Arianna lo ripulì con cura e lo ricoprì delicatamente col costume

Raccolse rapida tutte le sue cose, si infilò il bikini e se ne andò con passo tranquillo e rilassato. Arrivata al limitare degli alberi si girò a guardare la forma supina e un’inaspettata piccola fitta di rammarico la prese. Questo era stato bravo, avrebbe potuto tenerselo un po’ per giocare...

Era già quasi alla stazione quando sentì passare l’ambulanza.

Il viaggio di ritorno, in treno, fu lungo e lento ma non noioso.

Una volta a casa si tolse la parrucca - non era stato facile mantenerla in posizione sugli scivoli! - e fece una lunga doccia tiepida per lavare via il cloro. A malincuore si lavò di dosso anche l’odore di lui, il suo sperma ancora impiastricciato alle cosce.

Infine, avvolta nell’accappatoio, accese il computer.

Sorridendo avviò il browser, entrò su Blogspot e inserì il suo nickname: Mantide83 e la password.

Mentre aspettava che la pagina del suo blog si caricasse rise tra sé e sé. Vegetariana? Sì, come no... a lei piaceva la caccia!

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