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Diario n°:

215

L'altra parte di me
Orchidea de Castro

L'altra parte di me

Immagino cosa sarebbe accaduto se una mattina avessi confessato:

«Signori miei sono gay, in parole povere mi piace la pannocchia.»

«Oh Dio, il mio povero cuore! Ne morrò!», mia madre avrebbe esclamato con enfasi.

Padre e sorelle sbigottiti mi avrebbero considerato una sorta di mostro, uno scherzo della natura, la loro vergogna. La peggiore sarebbe stata zia Carlotta bigotta sin nelle midolla, va a messa tutte le sere:

 «Dunque i tuoi amici non sono amici, bensì i tuoi amanti? Razza di sodomiti brucerete nelle fiamme dell’inferno tormentati dai diavoli! Che orrore!»

Ma non ho confessato e così il povero cuore della mamma è sopravvissuto a quelli di gran lunga più sani e forti. Per papà e sorelle sono il maschio di famiglia e zia Carlotta amorevolmente mi ricorda nelle preghiere. La mia è una storia come tante, inutile dilungarsi sulle sofferenze. La strada non è stata costellata da persone sensibili, liberali cui confidarmi, al contrario omofobi convinti. Zia Carlotta pensa sia una malattia, nei casi gravi si è indemoniati, occorre un esorcista. Ammiro coloro che fanno “coming out”, escono dal nascondiglio, vivono normalmente. Io, però, sono un coniglio, non tengo testa nemmeno a quell’odiosa vecchiaccia di zia Carlotta, figuriamoci al giudizio collettivo. Così il coraggio è mancato, peraltro erano altri tempi, e poi ci sono Anna, mia moglie, e i nostri due bimbi.

Perché diavolo mi sono sposato? Un obbligo sottinteso, dovevo sistemarmi. Mamma e zia Carlotta mi presentarono Anna.

«Ragazzo mio è un buon partito, brava figliola, educata, rispettosa. Non ama mettersi in mostra, ottima famiglia. Che vuoi di più?»

Anna mi piacque, certo non per l’aspetto, piuttosto per il carattere: calmo, docile, riflessivo. Non bella, alquanto banale, fisicamente tozza, del resto non avrei “digerito” una bellezza, una femme fatale. Nuda con le spalle grosse, curve inesistenti, al buio sembra quasi un uomo. Sebbene impeccabile è sempre sottotono; persino nelle grandi occasioni truccata pochissimo, tacchi bassi, vestiti che non esaltano la figura, più che una moglie è una sorta di madre. Tutto grava su lei: casa, educazione dei figli, responsabilità familiari. Non si lamenta mai, e voglio bene, a modo mio amo questa donna silenziosa, dolce e forte che gestisce con intelligenza un rapporto ambiguo. Non so se sappia chi sia veramente, mai allusioni, insinuazioni, il benché minimo accenno; eppure alle volte ho la sensazione che i suoi grandi occhi tondi e buoni, simili a quelli di animali miti, pazienti scrutino il vero animo. Ella si accontenta di un amore surrogato. Fedele ad un patto non scritto elude charme, eleganza, grazia. Subisce le mie “uscite serali” senza proferire verbo. A lei e ai bambini riservo il sabato e la domenica. Sono un padre presente, cerco d’essere un bravo marito ma senza le “uscite”, malgrado l’affetto, non potrei sopportare il peso della loro croce. Non svolgo la vita segreta in cinema e bar da trivio, vicoli e stazioni, insomma in fetidi bagni dai muri scrostati, imbrattati da disegni osceni e numeri telefonici. Non mi acquatto in gabinetti maleodoranti. Frequento locali gay. Naturalmente entro con circospezione, non oso pensare se si sapesse in giro, lo scandalo travolgerebbe la famiglia. Maschi con occhi dipinti, sopracciglia disegnate come attrici del cinema muto, guance sfumate di fard attraggono lo sguardo. “Uomini macho” dai muscoli evidenti col petto e le spalle ampie mi conquistano, mi accompagno a loro, o meglio mi accompagnavo. Ho conosciuto Gianni. Può darsi che col tempo avrei smesso con le “uscite serali”, in fondo mi sono sempre sentito colpevole verso Anna, ma ho incontrato Gianni. Anche lui è sposato, ha un bimbo molto piccolo, senza la mia fortuna però. Sua moglie è una rompiscatole, parla… parla. Amo follemente Gianni, ne sono terribilmente geloso. Se mi tradisse, io che sono una persona pacifica, un codardo, stupirei il mondo. Sarei capace di chissà cosa, magari urlerei sotto le sue finestre, lo assillerei al telefono, lo seguirei ovunque. E’ così bello! Esco unicamente con lui, abbiamo una stanza fuori città. Molti vedendoci insieme provano disgusto, non riescono a comprendere il nostro trasporto. Ci giudicano e condannano. Come posso spiegare che Gianni sconvolge i pensieri? Che ogni volta è un tuffo al cuore? Che accende i sensi e il corpo si arrende? Come descrivere il turbamento nell’averlo accanto? I fremiti? I brividi? Le scosse? Come rendere le palpitazioni nell’ipotesi di non rivederlo? Lo amo, di notte lo sogno, di giorno lo penso. E Anna direte? Anna è un’altra cosa, è la vita reale. Gianni è la vita. Quella vita che nelle mie fantasie ipotizzo: noi due, una coppia alla luce del sole, senza mogli né figli, magari con dei nostri figli. Chissà forse in un futuro, volesse il cielo, quando i nostri genitori non ci saranno più; i figli saranno grandi, aperti, tolleranti; le mogli messe di fronte alla verità, potremo vivere il resto di un amore così impossibile. Non dovremo celare i nostri sentimenti, noi stessi, per strada potremo prenderci per mano, darci un bacio fugace. Ah, se solo avessimo la forza! Ho presentato Gianni ad Anna come il mio migliore amico. Le nostre mogli si conoscono e quest’estate andremo in vacanza tutti insieme. Sarà fantastico! Io e Gianni soli in barca lontani dalla spiaggia. Sarà un po’ come essere liberi. E Anna, la mia Anna, taciturna e comprensiva, nondimeno, capirà senza intuire.

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