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Diario n°:

46

L'AMANTE
Angel Evil

L'AMANTE

La luce che filtrava dalle finestre illuminava la scrivania di Asia, che stava giocherellando con una matita, persa in mille pensieri, incurante della collega che la stava chiamando da qualche minuto.

«Asia! Ma ci sei?»

«Eh? Cosa? si, si, dimmi...»

«Pausa caffè? A me serve, sono ko...»

«Ok, andiamo.»

Alzandosi la gonna lasciò intravedere il bordo di pizzo delle sue calze autoreggenti, dettaglio che non passò inosservato da più di una persona.

Lei non se ne accorse neppure e si incamminò velocemente verso la zona relax, dove l'attendeva Mariella. Come sempre le avrebbe raccontato della serata, successo o fallimento, non lo sapeva ancora.

Da qualche giorno si sentiva strana, un po' svogliata, disinteressata a tutto quello che accadeva attorno a lei.

Forse si stava semplicemente svegliando dal lungo inverno e la primavera stava bussando alla sua porta scombinando del tutto il suo bioritmo.

O forse no.

Mariella parlava dell'uomo con cui era uscita, delle sue avances, del suo modo elegante di corteggiarla e del suo inelegante modo di fare sesso in auto.

Ma lei non ascoltava, sorrideva come se seguisse il discorso ma la sua testa era altrove.

Pensava.

Pensava ai molti rappresentanti della razza maschile che annoverava tra le sue conoscenze, pensava se magari uno di quelli era attratto da lei, se per caso glielo avesse mai fatto sottilmente capire.

"Mi serve un amante..."

Questa frase rimbalzò nella sua testa come la pallina impazzita di un flipper.

Un amante.

Niente legami problematici, niente sentimenti sdolcinati in gioco, non ne voleva sapere. Un amante era meno impegnativo. Gioco, sesso, passione, divertimento.

Null'altro.

Sorseggiò il caffè mentre l'amica continuava a raccontare.

«Hai capito che farabutto... almeno una sana scopata me la sono fatta... Asia cara, non ci sono più gli uomini di una volta.»

Asia annuì, come se avesse seguito tutto il discorso.

«Già, capisco bene» fu la sua conclusione.

Mariella non avrebbe mai trovato un uomo che potesse andarle bene.

Lo voleva bello ma non sopportava se un'altra donna lo guardava, lo voleva economicamente agiato, lo voleva ai suoi piedi.

Asia si chiedeva perché un uomo bello e ricco dovesse accasarsi con quella squinternata, interessata solo a restare incinta per farsi una famiglia e non farlo più scappare.

«De gustibus....» fu il suo ultimo pensiero prima di tornare alla scrivania ed incrociare Andrea.

«Buongiorno.»

Lei ricambiò il saluto e mentre gli sguardi si incrociavano sentì una strana sensazione, quella che lei chiamava "rimescolio del basso ventre".

Si girò osservandolo camminare e pensò che effettivamente aveva un bel fondoschiena, che avrebbe tastato molto volentieri.

Sorrise cercando di togliersi il pensiero dalla testa ma per il resto della giornata, ogni volta che lo vedeva passare, sorrideva e lo osservava in modo malizioso, a tal punto da fargli abbassare lo sguardo.

Notò che sorrideva anche lui, non era stupido e se le mosse erano giuste, la partita era appena iniziata.

Aprì messenger e gli inviò un messaggio Ciao. Stasera c'è la cena per il compleanno di Luca, ci vai?

Dopo pochi secondi arrivò la risposta.

Credo di si, dipende da che ora finisco qui, ho una cosa un po' rognosa da sistemare ma credo di farcela. Perché? Ti serve un passaggio?

Sorrise.

Quasi quasi. Non ci avevo pensato ma ora che me lo proponi, si. Ma solo ad un patto però...

Altri secondi di attesa.

Quale?

Che tu mi permetta di offrirti un aperitivo. Non mi va di scroccare un passaggio senza potermi sdebitare. Che ne dici?

mmmmh

Silenzio.

Ok, dai. Vedo di sbrigarmi qui con questa cosa e poi andiamo. Per le 19 all'ascensore, ti va bene?

Bingo.

Ok, grazie

Risposta semplice, veloce, senza impegno.

«Come mai hai quel sorriso malizioso?» chiese Annamaria.

«Chi, io?»

«Non fare la furba, ti conosco. Cosa stai pensando?»

«Niente di importante... lo saprai forse nei prossimi giorni...»

«Cosa?»

«Niente.»

«Tu sei pericolosa, cara mia. Ma è per questo che ti adoro. Tienimi informata dei tuoi movimenti, da te c'è sempre qualcosa da imparare.»

Asia fece una smorfia e scoppiarono a ridere.

«Hei, cosa si fa qui? Si lavora o si fa conversazione?»

Era Luca.

«Ci siete stasera? Alle 21 al Grottino, mi raccomando...»

«Sì, sì, ci siamo, stai tranquillo. Piuttosto, cosa si mangia? A la carte o hai scelto tu?"

"Guarda, lascio fare ai genitori di mia moglie, è una bazza avere i suoceri con un ristorante...»

«Beato te, caro mio, beato te...» intervenne Guido.

«Luisa, mia moglie, è un disastro in cucina e sua madre ancora peggio. Ogni tanto io e Michele, mio suocero, andiamo a cena da soli, con la scusa delle partite a tennis. Almeno qualche soddisfazione ce la togliamo.»

«E le soddisfazioni sessuali?» chiese Annamaria maliziosamente.

«Ah no, quelle no, ormai abbiamo raggiunto la pace dei sensi. E poi, se mi beccano, non ho abbastanza soldi per un divorzio.»

Una risata generale concluse il discorso, che stava diventando un po' impegnativo.

Il resto del pomeriggio trascorse velocemente, tra analisi costi e piani di fattibilità.

Alle 19 Asia era davanti agli ascensori e dopo poco arrivò Andrea.

«Sopravvissuto alle rogne...»

«Sì, per questa volta si. Allora, che aperitivo mi proponi?»

«Dipende. Se ti piacciono i cocktail, un Between the sheets (tra le lenzuola), altrimenti un calice di vino rosso...»

«Mmmh…»

Andrea sorrise e appoggiò una mano al muro, bloccandola contro la porta dell'ascensore.

«Se fossi furbo ti proporrei io un calice di rosso between the sheets ma non voglio toglierti il piacere di guidare il gioco, piccola Asia...»

Uno a zero per Andrea, questa proprio non se l'aspettava.

Le porte dell'ascensore si aprirono e, venendole a mancare il supporto, cadde letteralmente all'interno.

«Oddio, Asia... ti sei fatta male?» chiese lui entrando premendo il tasto relativo al parcheggio sotterraneo e chinandosi al suo fianco.

«No... credevo che queste cose capitassero solo nei film. Scusa, cosa dice quel cartello sullo specchio?»

«Attenzione, dalle 19:00 alle 19:30 potrebbero verificarsi delle interruzioni di corrente a causa di alcuni lavori alla centrale elettrica. In caso di blocco, premere il pulsante di emergenza o attendere il ripristino della corrente senza panico. L'ascensore riprenderà il corretto funzionamento riposizionandosi al piano.»

«Che fortuna, abbiamo evitato di restare bloccati.»

«Perché, ti dispiaceva restare chiusa qui dentro con me?» chiese lui.

«No, non mi dispiaceva affatto. Ma se fosse stato, non sarei riuscita ad offrirti l'aperitivo...»

Andrea sorrise, dicendo «E io che pensavo già ad un aperitivo alternativo. Prego, madame, voglia dirigersi verso quell'auto nera in fondo a sinistra...» concluse mentre le porte dell'ascensore si aprivano.

Salirono in macchina e Asia diede le indicazioni per raggiungere un locale carino, comodo anche per il ristorante dove dovevano andare a cena.

Entrando furono avvolti da una piacevole musica di sottofondo e un pacato chiacchierio, l'ambiente era raffinato ma moderno.

«È uno dei miei locali preferiti, Nu-Lounge. Sediamoci li» disse indicando un divanetto un po' in disparte.

«Ok. Carino come posto, ci sono stato un po' di tempo fa, non me lo ricordavo.»

«Allora non ti ha colpito...»

«Forse non mi ha colpito perché non ero in giusta compagnia.»

Due a zero per lui.

«Cosa bevi? Cocktail o rosso?»

«Rosso... mai iniziare con i superalcolici, rischi di stare male. Deve essere un crescere, un piacevole crescere di gusto e sensazioni, per poi arrivare all'eccesso. Ovviamene, solo se si vuole.»

«Mmmh, capisco. Aspetta un attimo che ordino. Il vino lo scelgo io però...»

«Mi fido ciecamente, sono nelle tue mani.»

Asia si diresse al banco, ordinò due calici di Blauburgunder, un rosso del Sud Tirolo dal nome impronunciabile ma dal sapore meraviglioso.

Tornò al tavolo, a breve il cameriere avrebbe portato i calici e qualche stuzzichino.

Guardò Andrea da lontano.

Era intrigante. Se ne era accorta pian piano, quell'uomo le piaceva, ma non come può piacere qualcuno per innamorarsene, no, tutt'altro.

L'attraeva sessualmente.

Era sexy, anche se non faceva nulla di particolare per esserlo. A lei piaceva.

E qualche volta aveva fantasticato su di lui, ma senza capire come avrebbe potuto essere. Fantasticava e basta, non aveva idea di che personaggio fosse, non lasciava trapelare nulla, ne di come poteva corteggiare, ne di come poteva provarci con una donna, niente di niente.

E anche questa cosa aumentava in lei l'eccitazione.

Non c'era nulla da fare, Andrea rappresentava un sogno erotico. E non capiva dove finiva il gioco e iniziava la verità, quale era il confine.

«Sei tornata finalmente, credevo mi avessi abbandonato qui.»

«No no, c'era un po' di fila al banco... ah, ecco il cameriere.»

Posò i calici sul tavolino, aggiunse un vassoio di piccoli antipastini e se ne andò.

«Bene. Un brindisi?»

«A cosa?» chiese lei.

Lui la guardò e risposte «Al motivo per cui sono qui...»

«Come?»

«Ma sì, al farmi offrire un aperitivo da una bella donna.»

Asia respirò nuovamente.

Questo gioco era un po' una tortura ma le piaceva molto.

«Buono... se indovino che vino è, cosa vinco?»

«Oddio, improbabile. Ma se vuoi provare... invece, cosa vinco io se perdi? Cosa ti giochi?»

«Io? Ah... io ... sono disposto a rischiare grosso mia cara. Se vinco io, voglio un bacio.»

«Ah! Rischi pesante.»

«Non ho finito. Voglio un bacio... between the sheets

«Cosa? Stai scherzando, vero?»

«Certo... ma sul bacio no. Sei disposta a rischiare?»

Per quel bacio, avrebbe rischiato eccome.

«Ok... ma se vinco io, mi riservo di decidere con calma. Qui la posta è alta e devo pensarci bene.»

«Mi sta bene... allora...» sorseggiò nuovamente il vino «... corposo, piacevole e lievemente profumato. Questo è un blauburgunder!»

Asia sbiancò.

«Dannazione, come hai fatto? Nessuno conosce quel vino.»

«Nessuno che non vada a sciare tra il Veneto e il Trentino, mia cara.»

Asia guardò il suo calice.

«Tranquilla, non ho detto che devi pagare pegno subito. Mi riservo di decidere io quando, ok?»

«Sì, hai vinto...»

Andrea sorrise e scherzando le scompigliò i capelli.

«Asia, Asia...»

La mano scese sul viso dove le dita si fermarono sulla sua bocca.

«Belle labbra.»

Tre a zero per lui.

«Dai, allora... perché sono qui?» chiese Andrea facendosi serio.

Questo era un lato del suo carattere che lei non capiva. Un attimo il sole, un attimo dopo il buio.

Asia teneva il calice con le mani e osservava il rosso rubino del contenuto.

«Perché mi faceva piacere approfondire la conoscenza, fare due chiacchiere, ringraziarti del passaggio per la cena.»

«Capisco. Niente altro?»

«Forse.»

«Cos'altro?»

«Capire.»

«Cosa?»

Asia stava per rispondere quando qualcuno alle loro spalle disse «Allora non siamo gli unici che si concedono un aperitivo...»

Era Guido con la moglie.

«Salvata in corner» disse Andrea sorridendo e strizzandole l'occhio.

Terminato l'aperitivo, andarono al Grottino, ristorante dove Luca festeggiava i 40 anni.

Senza fare nulla perché accadesse, Andrea ed Asia si trovarono vicini a tavola. E forse non fu un caso se durante la cena, più volte le loro mani si sfiorarono.

La serata fu divertente, alla fine Luca si trovò a ballare sul tavolo, per scommessa, facendo ridere di gusto anche i suoceri e la moglie.

Il regalo, una bellissima cravatta di Armani, fu molto gradito.

Come ultima sorpresa, arrivò lo champagne.

«Mia cara» disse Andrea ad Asia «come ti dicevo prima, un piacevole crescere. Vino rosso per l'aperitivo, rosso a cena e ora champagne. E in più, ho un motivo molto valido per brindare, a parte il compleanno di Luca.»

«Un altro motivo? Quale?»

«Che devo ancora riscuotere una vincita.»

Asia sorrise.

«Guarda che non sto scherzando» incalzò lui. «Prima di sera voglio riscuotere la vincita. Erano i patti, no?»

Asia non fece in tempo a rispondere, Annamaria si alzò in piedi per un brindisi al festeggiato, incitando tutti ad alzare il calice.

E così fu. Un allegro coro intonò «Tanti auguri a te».

La comitiva restò fino alla chiusura, furono praticamente buttati fuori dal locale, tra risate e bottiglie di champagne avanzate. Nessuna fu sprecata.

 

Andrea ridacchiava mentre si dirigevano alla macchina.

«Perché ridi?»

«E me lo chiedi?»

«No, era meglio se non lo chiedevo...»

«Ti va un calice di champagne?»

«Hai preso una bottiglia...»

«Certo, con quello che ci hanno fatto pagare. Saranno anche i suoceri di Luca ma, ragazzi miei, non si sono certo sprecati con lo sconto...»

«Guarda che abbiamo mangiato tanto.»

«Eh, come no...»

«No, è vero...»

«Dai, sali» disse aprendo l'auto con il telecomando.

Il tragitto fu stranamente breve.

«Eccoci arrivati.... Il portone è quello.»

Asia osservò il palazzo.

«Ma non è casa mia.»

«No, infatti, è casa mia. Vieni, ti offro un ultimo calice.»

Ecco di nuovo quella strana sensazione al basso ventre.

Seguì Andrea pian piano, perplessa.

Aveva iniziato lei questo gioco, ora lo stava portando avanti lui. Si chiedeva fin dove.

«A cosa pensi?» chiese, distraendola dai suoi ragionamenti.

«Niente.»

«Bugiarda. Entra, accomodati. Ah, se vedi due luci brillare nel buio è Cagliostro, il mio gatto.»

«Tu hai un gatto?»

«Sì, perché? Non sono mica Hitler.»

Sorrise.

Cagliostro le diede il benvenuto strusciandosi contro di lei e facendo le fusa.

«Ehi, gli piaci. Strano, è diffidente con chi non conosce. Buon segno.»

«Carina questa casa...» ma non finì la frase che Andrea la spinse contro al muro, bloccandola.

«Qui non ci sono ascensori che si aprono e direi che è ora di riscuotere la mia vincita» e senza attendere una risposta, poggiò le sue labbra contro quelle di Asia.

Le loro lingue si intrecciarono con passione, fu un bacio che tolse il fiato ad entrambi.

«Finalmente, non sai da quanto avevo voglia di farlo» disse lui.

«Prego?»

«Si ma... mai con una collega, per me è un principio.»

«Ah, capisco. Ma mai cosa...»

«Una relazione, troppo complicato.»

«Mmmh... pensavo ad una cosa... nessuna relazione, solo amanti, solo sesso, solo divertimento e gioco.»

«Wow, vai giù leggera tu.»

«Troppo sfacciata... Mi piaci, non come pensi tu, ma mi piaci. Il tuo modo di fare, di essere. Mi intrighi e mille volte ho fantasticato su di te. Lo dico senza vergogna, tanto ormai... sono in gioco, quindi gioco. Ma che sto dicendo, diamine, ma quanto sono stupida. Scusa... deve essere stato il vino. Fai finta di niente, che non ti abbia detto niente, scusami...» e senza dire altro corse verso la porta e fece per uscire quando Andrea la fermò trattenendola per un braccio.

«Tu non vai da nessuna parte, non ora, non stasera» e tirandola a sé, la baciò nuovamente.

Un secondo bacio, più profondo e appassionato del primo, mentre le sue mani si infilavano sotto la gonna di lei, infilandosi nelle autoreggenti, esplorando il suo corpo, spogliandola.

Asia fu travolta da mille emozioni, l'eccitazione cresceva in lei, come il calore tra le sue gambe. Andrea arrivò anche li, trovandola bagnata.

Dopo averla toccata, si infilò le dita in bocca.

«Buono... che buon sapore che hai, voglio assaggiarti meglio» e si inginocchio davanti a lei, leccandola, succhiandole in clitoride, provocandole piacere, che esternava con mugolii e sospiri.

Con un solo gesto restò a dorso nudo e si tolse i pantaloni senza togliere gli occhi da lei.

La prese per mano e la portò in camera.

«Qui staremo più comodi.»

Asia, ormai nuda, si sdraiò sul letto e lui fu subito su di lei.

«Allora ti piaccio?» le chiese.

«Molto... mi intrighi, mi ecciti.»

«Dimostramelo» e senza lasciarla parlare, entrò in lei, lasciandola senza respiro.

«Sempre convinta?»

«Assolutamente sì...» e chiuse gli occhi abbandonandosi totalmente a lui, che si muoveva abilmente in lei, facendola sospirare, mugolare, quasi urlare di piacere.

Il suo membro duro e turgido affondava tra le sue cosce senza lasciarle il tempo di fare altro se non godere, più e più volte.

«Fantastica, sei fantastica.»

Asia si sfilò da lui e a sorpresa, glielo prese in mano, portandoselo alla bocca, leccandolo, succhiandolo. Questa volta era lui a sospirare, era lui a restare senza fiato, fino a che non la fermò.

«Aspetta, non voglio venire così. Sdraiati, voglio scoparti e fati godere ancora.»

E così fu, la penetrò nuovamente, ancora e ancora, più volte.

Fecero l'amore per ore, o forse era solo sesso, fino a che Andrea non venne, godendo assieme a lei.

Sudati si abbandonarono sul letto, vicini e quasi senza rendersene conto, si addormentarono.

Asia si svegliò verso le sei e mezza.

Andrea non c'era.

Si alzò e si diresse in cucina, dove trovò Cagliostro che la salutò con un flebile miagolio.

I suoi vestiti erano ordinati sul tavolo, con un biglietto. Se vuoi farti una doccia, trovi tutto in bagno, Torno tra poco.

Seguì il suggerimento.

Quando fu rivestita uscì e si trovò davanti Andrea.

«Buongiorno.»

«Ciao...» rispose lei abbassando lo sguardo.

«No no, devi guardarmi negli occhi. È stato come nelle tue fantasie?»

«Meglio.»

«Bene, perché questo è ancora niente. Piccola, mi hai scatenato il fuoco dentro e ieri sera non mi è bastato per spegnerlo. Vedi tu cosa puoi fare. Nel frattempo, facciamo colazione.»

Un po' stordita da quella frase, capì che era andato dal fornaio a prendere delle paste appena fatte.

«Grazie.»

«È un piacere. Caffè?»

«Sì, grazie...»

Calò il silenzio, fino all'ufficio.

Parcheggiò nel solito posto. Salirono assieme in ascensore, uscirono con aria indifferente, sorridendo.

Asia si sedette alla sua scrivania.

«Buongiorno cara...» Era Annamaria «Tutto bene?»

«Sì sì...» e senza dire altro accese il pc e iniziò a guardare la posta.

«Sei sicura?»

«Eh, cosa? Sì, sì... tutto bene.»

La collega la guardò perplessa e scoppiò a ridere.

«Si, tutto bene direi, visto che indossi gli abiti di ieri.»

Asia sorrise, con la sua solita smorfia.

«Non ti chiedo niente, tranquilla. Ma hai la faccia di una che si è divertita molto. Posso provare ad indovinare con chi?»

«No, non puoi.»

«Ok. Comunque, se posso dirlo, Andrea fischiettava quando è passato. Non lo ha mai fatto. Che strana coincidenza.»

«Già, una coincidenza...»

La giornata volò e senza essersi messi d'accordo, Asia ed Andrea si ritrovarono agli ascensori.

«Serve un passaggio, madame?»

«Volentieri...» rispose entrando e continuò dicendo «oggi non c'è il cartello dei lavori in corso. Non rischiamo di restare chiusi qui dentro.»

«Ah no?» rispose lui, bloccando l'ascensore.

«Ehi, ma che fai?»

«Blocco l'ascensore, ti bacio, faccio sesso con te, ti porto a casa tua e poi vediamo cosa succede, ti va?»

«Eccome...»

«E allora preparati, questo è solo l'inizio.»

 

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