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Diario n°:

226

L´ORCO CATTIVO
FALCOSIRENE

L´ORCO CATTIVO

Notte, una stanza buia in una casa buia. Lei si avvicina al loro letto, scosta le coperte, non si spoglia completamente come quando c'è lui, tiene addosso la sua maglietta, lo slip. Entra, e il contatto della sua pelle con le lenzuola ancora fredde le dà un brivido. Trema.
Lui non verrà. Lei si prepara a dormire, cerca la sua "cuccia" tra i cuscini, si copre fin sopra i capelli, scende ancora più giù: vorrebbe impedire alle sue orecchie di ascoltare il rumore delle auto che passano fuori e non si fermano.

È sempre notte, e sarà lunga.
Accende una sigaretta, guarda il fumo salire: disegna sentieri intorno al suo viso; smette, spegne la luce e un lungo sospiro esce dal suo cuore. Nessuno ascolta quel lamento: sola, è sola.
Squilla il telefono, accende la luce, si alza e risponde:
«Sì...»
«Stai dormendo?»
«No, non ancora.»
«Non voglio che tu dorma...»
«Perché?»
«Devi fare una cosa, una cosa per me...»
«Quando vieni?»
«Che vestiti hai addosso?»
«Una maglietta...»
«E poi?»
«Lo slip...»
«Spogliati, levati tutto.»
«Ho freddo... ma... sì, va bene, come vuoi...»
«Hai fatto?»
«Sì... fa freddo...»
«Bene, brava, ora torna a letto... inizia a toccarti... ad occhi aperti, guarda davanti a te... mi vedi? Guardami: sono in piedi, lo tengo nella mia mano... te lo sto offrendo, piccolina... senti il suo odore? Ora ti prendo lentamente la testa, l'avvicino, lo metto nella tua bocca... lo senti?»
«Sì... ti vedo... sento il tuo gusto... quando vieni... ti prego...»
«No, stai buona... continua... voglio trovarti a bocca aperta... voglio sentirti bagnata, allagata... ma, stai attenta... non devi venire... voglio entrare dentro di te fino in gola e dartelo fino a farti impazzire... lo prenderai, non è vero?»

Lui chiude la comunicazione, lei obbedisce, non sa per quanto continua a toccarsi... e dopo, finalmente, un rumore di passi leggeri nel corridoio. Al buio, sta entrando, è ancora vestito, non parla, ora è vicino: lei sente il suo respiro, ora è più forte, mette una mano sulla caviglia di lei e sale su, lentamente, fino in mezzo alle gambe.
Lei trema ancora.
Lui china la testa su di lei, la bacia, le riempie la bocca con la sua lingua, e il dito di lui le entra dentro, scivola in fondo alla sua fessura bagnata.
Lei resta lì, e trema, trema ancora.
Lui si tira sù, in piedi al bordo del letto, si spoglia; lei ascolta il rumore dei vestiti di lui che cadono a terra. È nudo ora, sale sul letto, sale su di lei, le allarga le gambe ed entra, pianissimo e profondissimo.
«Sì... riempimi ti prego, allagami subito, fammi diventare un fiume...»
Lui esce da lei. Le chiude le gambe, e ora le strofina addosso la sua erezione, spinge contro il suo corpo, a piccoli colpi, leggeri, pieni di forza.
«No, non ancora... ora parlami di te, piccolina... sei sempre così ubbidiente?»
Lei ha smesso di tremare. Il calore tra le sue gambe si libera, sale, le attraversa il ventre, passa sopra la sua anima e raggiunge le sue labbra, gli occhi si aprono e lo guarda: ora è veramente davanti al suo viso.
È buio ma lei riconosce le sue grandi sopracciglia nere sui suoi occhi neri, e il suo sguardo caldissimo. Lo abbraccia, vorrebbe stringerlo completamente a sè e riuscire ad intrecciare le mani intorno al corpo di lui, ma come sempre le sue braccia, troppo piccole per riuscire a circondare la "montagna", si perdono in un punto vago di quella schiena larga, coperta di pelle così liscia, di bambino, dal colore di sud, dall'odore di vaniglia e sudore dolce.
«Finalmente, sei qui, non pensavo venissi stasera.»
«Perché non rispondi? Parlami di te. Perché credevi non venissi? Sai che torno sempre da te. Sono io il tuo uomo.»
«Ho paura. Non lasciarmi sola in questa casa buia.»
«Sai che devo andare, mi aspettano... e io devo farlo, per vivere, per essere qualcosa di più, per essere sempre così... come tu vuoi.»
Lei non vuole ascoltare. Non vuole ascoltare quelle parole fredde, che la condannano, e ancora, si avvicina al cuscino, vorrebbe coprirsi, nascondersi, fuggire da lì, sotto di lui, da quel corpo che le sta sopra, e pesa, pesa moltissimo su di lei, come l'amore che lei ha per lui.
«Stai qui... stammi vicino, voglio scaldarti piccolina... dove sono i tuoi piedi... lasciali a me... chiudi gli occhi, voglio raccontarti una favola... ascolta, la favola dell'orco cattivo e la bambina...»
Lui si gira a guardare il soffitto e la prende sotto il suo braccio, appoggia la testa di lei su di sè e accarezza le sue spalle, i capelli, la mano che lei gli ha appoggiato sul collo... e racconta.
E lei sogna di essere in quel bosco in braccio a quell'orco cattivo, e attraversare con lui tutte le zone più buie, e non aver più paura dei mille rumori, e guardare più in là sulla strada, i fari delle auto che passano e non si fermano.
È sempre notte, e sarà lunga.

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