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Diario n°:

69

L'UOMO DEL VENERDI'
Anna Luce Bergamasco

L'UOMO DEL VENERDI'

Il sogno di ogni ragazza uscita dalla scuola di Madame Corelli è di entrare a lavorare in un negozio di alta sartoria.
Dove si apprezza ancora il lavoro preciso del manufatto, la scelta dei materiali e l'estro dello stilista.
Marilena ha appreso l'arte del cucito dalla nonna paterna, il tombolo dalla madre e l'uncinetto dalle suore dell'oratorio.
Mani sante quelle di Marilena, mani in grado di creare vere e proprie sculture di lana, cotone, lino o seta.
Poche sono le persone che riescono a realizzare i propri sogni.
Marilena c'è riuscita alla bella età di 32 anni, il giorno in cui è entrata nella Sartoria Federici per rispondere ad un annuncio in cui si cercava un semplice commessa.
Questa commessa, sempre cordiale ed accomodante, sempre puntuale, sempre elegante, sempre truccata e coi capelli in ordine, ha saputo dimostrare anche di essere brava con ago e filo, di apportare le giuste modifiche addosso ai clienti, soprattutto quelli esigenti. E, anche se non si direbbe, i clienti più esigenti sono gli uomini. Uomini d'affari che trasferiscono il loro potere all'abito che indossano, che lo trasformano in uno status symbol, un segno distintivo del gradino sociale su cui si sono posizionati.

Si affidano a lei soprattutto per la scelta dei colori delle stoffe per gli abiti da imbastire e per le cravatte da abbinare.

Alla Sartoria Federici il tempo pare essersi fermato, ci sono ancora tessuti di pizzo Sangallo, mussole, taffetà, Glen Check, Cheviot, Harris tweed, Pied-de-poule, flanella cardata, gabardina, grisaglia, solaro e i più comuni gessato e occhio di pernice.

Marilena, con questo suo dedicarsi al lavoro, ha il solo rammarico di non essersi creata una famiglia propria. Vive per i nipoti, figli della sorella, per la madre e per i suoi clienti.
Sa cos'è l'amore raccontato nei libri, conosce l'innamoramento, e davvero poco la passione.
Sembra una storia d'altri tempi ma si sta svolgendo ai giorni nostri, quelli in cui si sta col naso chinato sul telefono, in cui il tempo si dilata quando devi raggiungere un obiettivo ma si restringe se devi attraversare il mondo.
Marilena ha un amico di letto, Fabrizio, conosciuto per caso ad un corso di aggiornamento sul filo di Scozia e col quale si incontra ogni venerdì sera dopo il lavoro a casa di lei e ogni domenica pomeriggio dopo le partite di pallone a casa di lui.
Il venerdì fanno l'amore, due orgasmi per lui, forse uno per lei, risolvono il quiz serale su Rai uno, ordinano una pizza con mozzarella di bufala, pomodorini pachino e cipolla rossa di tropea, e poi ognuno per sé. Basilico non origano.
La domenica Marilena arriva a casa di Fabrizio con la borsa della spesa fatta al mercato rionale. Verdure da cuocere al forno, linguine e le vongole per farci il sugo. Prezzemolo, aglio e peperoncino.
Mentre le partite di pallone sono nei recuperi del secondo tempo, Marilena pulisce le vongole, taglia le verdure, le impana, le spolvera di Parmigiano, un filo d'olio e le mette a cuocere in forno, col timer, per 20 minuti a 170°.
Poi mette su l'acqua a bollire per far cuocere le linguine.
Dopo l'ultimo replay dei gol della giornata, Fabrizio arriva in cucina, le solleva la gonna, le sposta le mutande e la penetra appoggiata al ripiano della stufa a gas. Si aggrappa sempre ai suoi seni, non prima di averli fatti uscire dal reggipetto ed averle allargato la scollatura dell'abito. Gode dentro di lei, si accuccia fra le sue gambe e rimane a osservare mentre il suo seme le cola lentamente fino al pavimento. Quando arriva per terra nella sua fluida discesa, suona sempre il timer del forno che avverte che le verdure sono pronte.
Quando non c'è campionato allora vanno al cinema. C'è una sala storica in cui la domenica pomeriggio proiettano film in bianco e nero, soprattutto americani, quelli spensierati e col lieto fine.
Se vanno al cinema, Marilena e Fabrizio, allora non fanno l'amore ma tornano a casa a piedi mangiando un gelato nel cono, vaniglia, stracciatella e spagnola.

Marilena lavora alla Sartoria Federici dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio dal martedì al sabato. Se occorre, e occorre saltuariamente, si ferma oltre l'orario di lavoro per accomodare capi urgenti o per fare consegne a clienti particolarmente importanti. I fratelli Federici sono ancora di vecchio stampo e, nonostante spediscano capi d'abbigliamento in tutto il mondo, ostentano ancora il servizio dell'antica bottega di vicinato.

Ogni giorno il caffè all'angolo, alle dieci e trenta precise, consegna caffè per tutti i dipendenti. Il cameriere veste la giacca della divisa bianca come la camicia, e i pantaloni e il papillon neri. Marchio Federici ovviamente.
Il caffè delle dieci e mezza è un vezzo irrinunciabile anche di alcuni clienti che spesso portano pasticcini o brioches. E' un bell'ambiente in cui lavorare e Marilena ha sempre la gioia negli occhi.

Baldassarre Federici, il fratello maggiore, ha una particolare predilezione per Marilena: affida a lei i clienti più simpatici, quelli più accomodanti sebbene esigenti. La consulta sempre per nuovi abbinamenti di colori o di stoffe e le accorda sempre un benefit in busta paga. Ogni tanto le chiede di fermarsi oltre l'orario di chiusura per aspettare clienti che hanno particolari esigenze lavorative.

In queste occasioni Marilena stacca alle cinque, attraversa le vie del centro con la sua bicicletta fino al parco e si mette su una panchina a leggere. Nelle giornate impervie le basta guardare il parco dalle vetrate del caffè Garibaldi dove servono il Vov caldo con la torta di mele e mandorle.

All'orario prestabilito torna in negozio, il signor Federici le ha messo in mano le chiavi dell'attività appena un anno dopo la sua assunzione, e aspetta con le serrande semi abbassate il cliente fuori orario.

In una mattina di sole, all'inizio della primavera, Ottavio Federici chiede a Marilena di tornare alle venti e trenta, se possibile, ad aspettare il signor Luca Spada il quale ha urgente bisogno di ritirare il suo abito per un evento mondano.
Marilena, sebbene sia venerdì, è ben felice di accettare visto che l'abito è stato scelto su catalogo da un suo modello e il cliente è nuovo.

Marilena telefona a Fabrizio per avvertirlo del contrattempo e rimanda il loro incontro alla domenica successiva.

Alle diciannove e trenta chiude la copertina del libro che ha appena terminato. Manca ancora un'ora all'appuntamento col cliente. Decide, vista la frescura della serata di primavera, di andare direttamente in negozio. Nello scendere dalla bicicletta un pedale si incaglia nelle sue calze velate e le smaglia irrimediabilmente.

Mancano ancora venti minuti all'arrivo del cliente. Marilena alza la serranda, disinserisce l'allarme, riabbassa la serranda a metà, accende le luci e si reca nel reparto donna per trovare un paio di collant della sua taglia. Caramello, castoro, nero, moro, eccolo il glacé, la nuance che meglio si accorda alla sua pelle ambrata.

Dietro il tavolo dell'angolo dedicato alla merceria, si alza la gonna per sfilare le calze, le getta nel cestino dell'immondizia, apre la confezione nuova, arrotola il filato di nylon tra le dita e inizia a calzarle. Sente una folata di aria fredda e poi un sorriso trattenuto. Si volta di scatto verso la stanza principale della sartoria e vede che sulla soglia tra i due ambienti, un uomo alto la sta osservando compiaciuto. Marilena rimane con le calze a metà e la bocca aperta per la vergogna.

"Lei dev'essere la signorina Marilena. Mi perdoni l'intrusione ma pensavo di essere atteso. Sono Luca Spada. Dovrei ritirare il mio abito."

Marilena pensa subito di trovarsi in uno di quegli incubi che fa qualche volta. Quando hanno distribuito la faccia tosta in cielo, lei era assente. Arrossisce fino alla radice dei capelli neri. Riesce a balbettare qualcosa che nemmeno lei capisce.
"Prego?" chiede con un sopracciglio alzato il signor Spada.
Marilena abbandona la speranza di infilarsi i collant, rimette le scarpe, passa a capo chino davanti al cliente e si reca nella stanza degli stender dove sono appesi gli abiti in attesa di essere venduti.
Afferra il porta-abiti col logo dorato della Sartoria Federici e lo consegna al signor Spada.
Sorride mestamente come a scusarsi dello spettacolo offerto.
"Marilena, forse non glielo hanno detto, ma l'abito mi serve per stasera. Potrebbe indicarmi un camerino per cambiarmi?"
Marilena pare ritrovare voce e mestiere e re-indossa i panni della perfetta commessa.
Fa strada all'uomo verso la sala prove, aggancia la gruccia dell'abito, fa entrare il cliente e richiude la porta dietro di sé. dicendo: "Per ogni necessità sono a sua disposizione."
Il signor Spada armeggia con gli indumenti e quando esce dal camerino, Marilena non riesce a trattenere un moto di stupore.
L'uomo indossa l'abito proprio nella maniera in cui lei lo aveva pensato prima di disegnarlo.
"Ho qualche problema col nodo a questa cravatta di seta - dice rivolgendosi più a sé. stesso che a Marilena - non se ne potrebbe avere una in un altro materiale?"
Marilena è orripilata dalla richiesta ma non lo dà a vedere.
Si avvicina al cliente, dice "Posso?", prende i due capi della cravatta e con maestria crea un nodo perfetto.
Non le sono mai tremate le mani nel toccare un cliente così come le tremano adesso, nemmeno con un ago vicino alla gola, e questa cosa  la riempie di turbamento. Ha sentito il calore della pelle sotto il cotone leggero della camicia, ha sentito il battito del suo cuore andare al ritmo di quello del cliente: cadenzato e veloce. Alza gli occhi dal nodo della cravatta, per non guardare la gola, per non guardare le labbra, ritira le mani come se si stesse scottando. Per un attimo si perde in uno sguardo blu di burrasca.
"Grazie- sussurra lui con voce da baritono - è stata molto gentile Marilena."
Si abbottona i polsini, si siede su di una poltroncina per allacciarsi le scarpe, si aggiusta l'orologio al polso, estrae il portafoglio dai pantaloni usati e lo infila all'interno della giacca, tutto questo senza mai staccare lo sguardo da lei. Dal taschino estrae un paio d'occhiali dalla montatura blu come i suoi occhi. Sorride, di quei sorrisi che creano le fossette. Ne ha una anche al centro del mento.
"Con gli occhiali la vedo ancora più bella Marilena. Lei è stata gentilissima e lasci che le dica una cosa. E' un peccato coprire delle gambe belle come le sue con delle calze."
Così dicendo le stringe la mano e esce dal negozio.

Marilena torna dietro al tavolo della merceria, infila in fretta le calze che aveva abbandonato sul pavimento, spegne le luci, accende l'allarme, abbassa la saracinesca e corre a casa. Le guance in fiamme.

Riflette, Marilena, tutto il giorno seguente al lavoro e ancora a casa mentre si lava i lunghi capelli neri.

La domenica fa l'amore con Fabrizio davanti alla stufa a gas, mentre le verdure cuociono in forno e l'acqua per la pasta bolle.
Ha un orgasmo perché la sua mente è impegnata a pensare al cliente di venerdì.

Il martedì seguente, il signor Ottavio Federici le chiede se è andato tutto bene col signor Spada. Lei annuisce senza trovare una sola parola nella sua testa.
"Allora le chiedo, se possibile Marilena, di fermarsi ancora venerdì prossimo, perché il cliente ha richiesto di approntare alcune modifiche ad un altro abito che ci ha commissionato. Le lascerei il martedì successivo libero per scusarmi del disturbo."
Marilena si guarda le unghie laccate di verde bottiglia. Quella dita hanno sfiorato il signor Spada ed è bastato quel contatto silenzioso a farle avere il più grande appagamento sessuale della sua vita. Lo vuole rivedere. Ha bisogno di rivederlo.
Accetta con un sorriso silenzioso sulle labbra e ringrazia il signor Federici per la giornata libera, declinando l'offerta.

Marilena lavora alacremente tutta la settimana, rinvigorita da una forza nuova dentro di sé.
Ha idee innovative, scova accostamenti di materiali inediti, sogna.
In un batter d'occhi giunge venerdì, un altro venerdì con Fabrizio messo da parte, un altro libro finito in fretta e furia al parco per non correre il rischio di arrivare in ritardo al negozio.

Nell'attesa rimette in ordine le taglie di alcuni abiti prêt a porter.
Sistema il metro di legno vicino ai rotoli delle stoffe per camicie, accomoda il colletto di un cappotto ad un manichino in vetrina ed è proprio in questo momento che lo vede arrivare a piedi, dall'angolo del corso, sicuro, con passo spedito, un soprabito caldo, una sciarpa annodata con studiata nonchalance al collo e una scatola sotto braccio.

La saluta mentre lei è ancora in vetrina, col tailleur d'ordinanza, intenta a convincersi di ritrovare l'uso della parola.

Si incontrano proprio davanti all'ingresso dove il fresco esterno si infrange contro il muro di tepore del negozio.
"Buonasera signor Spada. Lieta di rivederla."
Il blu degli occhi è un cielo sereno e non più in burrasca.
Le stringe la mano attardandosi più del dovuto nel lasciarla andare.
Le porge la scatola.
Lei lo guarda in maniera interrogativa.
Lui allora apre la scatola e le mostra il contenuto: uno splendido paio di décolleté col tacco vertiginoso, con la punta nera che sfuma fino a diventare rosso fuoco.
Scarpe che di certo non passano inosservate.
"Per me?" chiede al signor Spada.
"Per lei ma anche per me. Vorrei avere l'onore di vedergliele indosso, potendo aiutarla a calzarle."
Marilena maschera bene lo stupore: non ha mai conosciuto un uomo così intraprendente e sicuro nell'esserlo.
Gli indica il salottino prove femminile, lo prega di entrare, si accomoda su di una poltroncina d'epoca e lo fissa come a sfidarlo a fare il prossimo passo.
Il signor Luca Spada non si fa pregare, si inginocchia ai piedi di Marilena, le sfila le scarpe col tacco 5 che lei usa per lavorare, e con una delicatezza che non dovrebbe appartenere a due mani così nodose e forti, le fa calzare le décolleté.
Ha indovinato alla perfezione la misura e, sorprendentemente, la tipologia di scarpa che le calza a pennello. Le mani del signor Spada risalgono piano piano dalla caviglia al polpaccio e poi ancora su fino al ginocchio dove la gonna del tailleur inizia a coprirla.
Marilena lo osserva senza protestare, trattenendo il respiro, perché ha paura che anche un solo suono possa impedirle di sentire le sensazioni che sta provando.

Il calore delle sue mani pare spandersi irradiato dall'accelerante del nylon.
La guarda negli occhi come si guarda un diplomatico allo chantilly nella vetrina di una pasticceria.

La fa alzare, la conduce davanti allo specchio, la fa mettere di profilo per poterla ammirare. Le scioglie i capelli che le ricadono abbondanti e setosi sulle spalle.
Le fa fare una piroetta.
La mette di fronte allo specchio e le si pone alle spalle. Appoggia il suo mento alla tempia di Marilena. Porta le mano sul davanti e le slaccia la giacca del tailleur e poi ad uno ad uno i bottoni della camicetta immacolata. Abbassa la cerniera della gonna senza togliere lo sguardo da quello di lei, nello specchio.
La stoffa le scivola dai fianchi, lungo le gambe e si affloscia ai suoi piedi.
Lui ha un moto di stupore, Marilena lo sente prepotentemente contro la schiena, sopra le natiche, quando si accorge che non indossa i collant ma un reggicalze con tutti i  crismi.

Sorride malizioso alla Marilena nello specchio. Risale con una mano lungo il suo ventre fino ad infilarla dentro la coppa del reggiseno mentre l'altra la fruga tra le gambe. Le bacia il collo, lievemente, quel tanto che fa rilassare Marilena che si adagia con la schiena contro il petto del signor Spada e contro la sua erezione.

La mano dentro il suo perizoma continua la sua ricerca, nel moto perpetuo del suo cuore umido. Marilena non ha più bisogno degli occhi per vedere ma solo delle sensazioni per sentire.
Ora il signor Spada le morde il collo in un gesto animalesco, ma cortese, di possesso.
Il suo seno è imprigionato in una stretta salda, la sua fica imbrigliata in un gioco circolare.
Il piacere le scende verso il basso e le sale verso l'alto, i due piaceri si incontrano appena sopra il suo ombelico ed implodono l'uno dentro l'altro.
Marilena si accascia sul pavimento, stremata e felice come non mai. Quando riprende possesso delle proprie facoltà, prende la mano del signor Luca Spada, quella mano che le ha dato il piacere dell'orgasmo, e la bacia annusando il suo odore su di essa.

"Marilena - dice con calma - il prossimo venerdì sappia che sarà mia. E con mia, intendo di nessun altro."
Lo guarda un po' offuscata dall'orgasmo, non comprende bene, anche lei vuole dare piacere al signor Spada. Fabrizio, un fugace pensiero a Fabrizio è subito accantonato.
Lui si china a darle un lieve bacio sulle labbra. La aiuta a rialzarsi e se ne va dal negozio lasciandole le scarpe e il più grande desiderio della sua vita pericolosamente acceso.








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