Abbiamo 497 visitatori e nessun utente online

Diario n°:

108

LA CENA
angel_evil

LA CENA

Finalmente erano riusciti ad organizzare una cena di gruppo, tra colleghi.

Dopo varie proposte, tutte bocciate, o per la lontananza, o per il locale, sembrava che tutti si fossero accordati per una tranquilla trattoria appena fuori città.

Menù preordinato, giusto per godersi la cena e non dovere pensare a cosa prendere.

Partenza alle 20 dalla piazza attigua alla sede aziendale. In realtà l’orario fissato per alcuni erano le 19.30 ma conoscendo la puntualità di certe persone, meglio indicare una mezz’ora prima.

Nonostante in ufficio regnasse un’aria gioviale, collaborativi e serena, durante le cene di gruppo, si creava l’apoteosi dell’allegria, complicità, divertimento.

E così fu anche quella sera.

Patrizia aveva esagerato con il bere, anche se le bastavano due bicchieri per diventare particolarmente allegra. Non era ancora su di giri ma quanto aveva deglutito le era bastato per trovarsi seduta sul tavolo di fronte a Fabrizio, cercando di sedurlo scherzosamente, anche se ogni tanto ci si domandava fin dove arrivasse lo scherzo e dove iniziassero le reali intenzioni della donna. A fianco di Fabrizio, si trovava il suo uomo ideale, Daniele. Non aveva la stessa confidenza con lui, anzi, da quando tutti sapevano della sua cotta, stile adolescenza, si vergognava un po’ ma quella sera non aveva né tempo né voglia per pensarci. Lui la osservava sorridendo. Era fidanzatissimo ma sicuramente lusingato di essere nelle fantasie di quella donna.

Sonia sorseggiava la sua grappa di fine pasto pensando a chi l’attendeva a casa. Non andava benissimo con il compagno ma neppure così male da lasciare tutto.

Diverse persone, tante storie, uniche, interessanti, uno scopo comune, vivere.

Vivere e divertirsi per i più timidi, vivere e godere per i più disinibiti.

Vivere per vivere era il traguardo di altre poche persone. Sicuramente il più difficile.

Ilaria stava telefonando al proprio compagno. A casa non c’era e il cellulare era spento. Evidentemente era ancora di suoi amici. Nessun problema, come sempre, si disse. Il suo unico timore era che lui fosse altrove, sapeva che sarebbe andata a cena con i colleghi, poteva essere da Laura. Il contachilometri avrebbe raccontato qualcosa il giorno seguente.

Un altro sorso di vino era quello che serviva.

«Ancora un po’? » Una voce dietro di lei, era Andrea.

«Si grazie…» Non esagerare…

«Tranquillo, ho un’ottima resistenza… oh, se riesci ad intercettare il

cameriere, chiederesti una vodka?»

«Si… ah, direi che la volevano anche altri, ne stanno portando alcune bottiglie, anche aromatizzata. Come la desideri?»

«Pesca… oppure liscia…»

«Una e una?»

Ilaria pensò un attimo «Si, tanto guidi tu fino all’ufficio…»

«È vero che sei in auto con me…»

«Ah, grazie per non ricordartelo…»

«No, scusa… stavamo parlando con Sonia e Davide. Per il rientro stanno rivoluzionando tutto, lei va con Fabrizio perché in centro lui può passarci, io no… Davide va giù con Tommaso e la moglie. Pensavo di essere rimasto da solo, meglio se ci sei tu, così mi fai compagnia…»

«Come la radio…»

«Beh, meglio della radio, no?»

Sorrise bevendo la prima vodka. Pesca. Ghiacciata. Ottima.

Mentre Patrizia e Silvia si erano messe a ballare, assieme ad altri, al centro della sala, Ilaria si divertiva a fotografare tutto e tutti, i reportage delle cene erano sempre un simpatico ricordo.

La seconda vodka era ancora sul tavolo. Era semplice, bianca, secca.

Preferiva quella alla frutta.

«Dai, offro io, un altro bicchiere alla pesca…»

Sempre Andrea.

«E la bianca?»

«Dammi qui…» e prendendo il bicchierino, la bevve tutta d’un fiato.

«Ah, e tu non eri quello che beveva solo vino rosso?»

«Si, ma come in tutte le regole, c’è qualche eccezione… Ma tu quanto hai bevuto?»

«Boh… non lo so… perché?»

«Per sapere… se tornando indietro stai male, ci fermiamo. La volta scorsa Luca è stato malissimo, era con me, ho dovuto fare quattro soste. Poveretto, era verde…»

«Una rana…»

«Circa… salute!» disse porgendole il bicchiere alla pesca e bevendone un altro anche lui.

Finalmente fuori.

Dentro al locale il caldo era troppo intenso, un enorme camino acceso non aveva certo aiutato. La brezza della notte servì a fare riprendere un po’ tutti.

Gli astemi erano pochi, forse nessuno. Quando erano in compagnia, anche se colleghi, erano più simili ad un gruppo affiatato di amici.

L’indomani le foto della serata sarebbero finite su diverse cartelle condivise nei pc, come sempre.

«Ok, ragazzi, salutiamoci qui… a domani… noi ce la prendiamo comoda...» disse Davide.

«Anche noi…» concluse Fabrizio.

«Allora anche noi…» disse Andrea con Ilaria.

Lasciatosi alle spalle il locale, una fila di auto si dirigeva apparentemente nella stessa direzione.

Pian piano qualcuno iniziò a rallentare, altre presero strade diverse, fino a che l’ultima auto perse di vista le altre.

La musica serviva anche a restare svegli, per fortuna Andrea non era da canzoni melense, anzi.

«Si può fumare in auto?»

«Certo, abbassa il finestrino, solo perché gli interni non prendano l’odore del fumo…»

«Bisognerebbe organizzare più spesso cene così, è troppo divertente…»

«È vero, il tempo passa meglio che in ufficio, poco ma sicuro…»

«E poi è anche simpatico vedere le persone al di fuori del solito ruolo lavorativo…»

«Già..»

La musica era nuovamente protagonista.

Ilaria iniziò ad accusare un leggero mal di testa, forse la stanchezza, forse il vino, senza dimenticare la vodka.

«Stai bene?»

«Si… diciamo solo un vago senso di ebbrezza… ma riesco a guidare fino a casa, mentre torniamo passa tutto… solo che rischio di non esserti di grande compagnia…» e così dicendo Ilaria chiuse gli occhi.

Dopo pochi minuti ebbe l’impressione che l’auto svoltasse a destra e non seguisse più la strada principale. Forse era solo un’idea ma quando percepì il motore spegnersi, realizzò pienamente che Andrea si era fermato.

Aprì gli occhi e attorno a loro, nel buio della notte, vide solo rami e arbusti.

«Dove siamo finiti? In una jungla?»

«Più o meno… no, siamo a pochi km dalla strada ma ho preferito fermarmi un attimo, almeno siamo sicuri che l’ebbrezza passa…»

«Mmh, vero…» annui lei «è molto buio…»

«Paura?»

«No, sono con te…»

«Paura di me allora?»

«Neppure… curioso… questa situazione rappresenta una domanda che avrei sempre voluto farti…»

«Quale?»

«Cosa faresti se ti trovassi da solo con me, in una situazione come questa, ad esempio…»

Andrea storse la bocca.

«Uhm… ci penso…» disse ridendo «tu cosa vorresti che io facessi?»

«Non vale girare la questione… ho chiesto a te…»

«E non hai paura della risposta?»

«No, sarebbe come avere paura della vita. Non puoi temere ciò che non sai…»

L’uomo tacque sorridendo.

«Beh… volare con la fantasia è una cosa bella. Però non so… Spesso, anche se più passano gli anni sempre meno, ho reazioni non razionali. Quindi ho difficoltà ad immaginare cosa farei… Preferisco trovarmici nelle situazioni…»

«Bene, e ora che ci sei?»

«La risposta è non saprei… ci penso… quanto ho per risponderti?» chiese sorridendo e avvicinandosi a lei.

«Tutto il tempo del mondo…» e richiuse gli occhi.

Dal finestrino leggermente abbassato entrava aria fredda.

Ilaria lo aveva lasciato così volutamente, respirava meglio, sarebbe tornata su di tono prima.

«Sai che hai delle belle labbra?»

Lei scoppiò a ridere.

«Perché ridi?»

«Perché è una delle poche cose che mi piacciono di me…» disse, sempre ad occhi chiusi.

«Sicura di non stare male?»

«Tranquillo, tengo gli occhi chiusi perché è come stare in barca… è una sensazione strana ma divertente…»

«Solo per quello?»

«Anche…»

E per cos’altro?» chiese avvicinandosi ancora, lentamente.

«Eh eh eh, comodo chiedere così… finché ho gli occhi chiusi non  vedo nulla ma sento e capto. È divertente… e poi, se li apro, ti vedo vicino a me…»

«Sono così brutto?»

«No, anzi…»

«E allora?»

«E allora, se ti vedo di fronte a me, mi viene voglia di accarezzarti, baciarti, assaggiare il sapore della tua pelle… e allora chiudo gli occhi…»

«Ma i miei sono aperti…» le sussurrò all’orecchio, iniziando a baciarle lentamente il collo.

Ilaria non disse nulla, rimase con gli occhi chiusi.

«Vuoi che mi fermi?»

Non rispose. Sospirò.

«Ho paura…»

«Di cosa?»

«Di guardarmi poi allo specchio domani…»

«Hai paura di vivere?»

«No…»

«E allora apri gli occhi» e così dicendo la tirò vicina a se e la baciò.

Lei trovava ingrigante Andrea. Non riusciva a definirlo, non capiva perché in alcuni giorni, se avesse potuto, l’avrebbe preso e buttato su un letto, se fosse stato a disposizione. Ma bastava anche un muro, un pavimento.

Sesso, quell’uomo le ispirava sesso, quel giusto equilibrio tra trasgressione, erotismo, sessualità. Riusciva, ed era l’unico su tanti colleghi, a risvegliare in lei brividi di un certo tipo.

Le mani di lui iniziarono a seguire il corpo di lei, infilandosi sotto la gonna, scoprendo con piacere che le calze erano autoreggenti e che dagli umori imprigionati nel perizoma, Ilaria gradiva molto quanto stava accadendo.

Anche lei iniziò a muovere le mani su di lui, fino ad arrivare ai pantaloni, che slacciò abilmente, accarezzandolo ed infilando la mano nei suoi boxer.

Sorrideva mentre le loro lingue si intrecciavano vogliose, nella sua mente passavano le immagini di Andrea nei vari look in cui lo aveva visto, appena tornato dalle ferie ed abbronzato, distrutto dopo un week-end di bagordi. Si era sempre chiesta come fosse sessualmente. Forse stava per scoprirlo.

Senza chiedere permesso, si chinò su di lui e, abbassandogli i boxer, prese in bocca un membro eretto e duro.

L’arte della fellatio era una sua grande abilità, ineguagliabile nella sua tecnica. Ora lo avrebbe scoperto anche lui.

La sua lingua giocava con il glande, mentre le dita della mano destra accarezzavano scroto e perineo, bagnati dalla sua saliva.

I sospiri ed il respiro di lui le facevano capire quanto gradisse. E lei, come risposta, lo lasciò più volte senza fiato, con il rischio di farlo godere subito.

«No… aspetta…» Andrea scese dall’auto, si diresse dalla parte di Ilaria e aprì la portiera, invitandola ad uscire.

Senza dire nulla, la donna lo seguì.

«Appoggiati…» disse indicandole il cofano.

Lei ubbidì, si appoggio con le mani, divaricando le gambe, mentre lui ammirava il tutto.

Sollevò la gonna e accarezzò il suo sedere. Né grande, né piccolo, giusto.

«Deve essere bello fartelo… ma non questa volta…» disse mentre faceva scivolare il suo pene dentro di lei, in un colpo solo, riempiendola, totalmente.

Ilaria sospirò, era come se l’era immaginato.

Lui iniziò a muoversi ritmicamente avanti ed indietro, fuori e dentro, facendola sobbalzare ogni volta che entrava con decisione. Continuò a stantuffare per un po’, poi, appoggiando il giaccone a terra, la invitò a salire sopra di lui.

Invito che fu accettato subito. Era come cavalcare un puledro selvaggio, sentirlo dentro, mentre la sua eccitazione cresceva sempre più fino a quando fu pronto a godere.

«Sto per venire…»

A quelle parole e dopo l’ennesimo orgasmo, velocemente si alzò e glielo riprese in bocca, facendolo esplodere in un intenso orgasmo.

Era freddo ma non lo sentivano.

Lentamente si alzarono, senza dire nulla.

Si ricomposero, risalirono in auto.

Si guardarono in volto e scoppiarono a ridere.

Andrea tornò verso la strada principale e riprese la via di casa.

Nessuna parola, solo musica.

Ilaria rise nuovamente, facendo sorridere anche lui.

«Perché ridi ancora?»

«Beh, una cosa è certa… dovrei bere vodka più spesso…»

 

Specifiche

2.0/5 rating 1 vote

Share this product

Lascia un commento

Please login to leave a comment.