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Diario n°:

189

LA FOTO
GentilSesso

LA FOTO

Sono le sette di mattina. Luca è abituato a dormire sempre con la tapparella aperta per essere svegliato dalle prime luci del mattino e quando il sole è caldo, il cielo limpido e la luce risveglia tutti i colori, Luca sa che quella sarà una giornata di ispirazione. Si alza di buon umore, mette su dei pantaloncini perché lui ama sentire le lenzuola direttamente sulla pelle, senza intermediari. Passa dal bagno, si guarda allo specchio: «Oggi no, niente barba, la lascio crescere per un po!» E si dirige in cucina per fare colazione. Un bel caffè caldo. Il suo stomaco di mattina non accetta null’altro e poi veloce a cambiarsi: un paio di jeans, camicia nera e l’immancabile macchina fotografica.
Luca è un ragazzo alto con un fisico seducente, muscoloso, aitante. Capelli mori e questa barba, il suo hobby dopo la fotografia, che ogni mattina decide se tenere o meno, come sistemarla, come tagliarla incorniciando così il suo volto in modi spesso nuovi e stravaganti. I suoi piccoli occhi neri brillano di luce propria in quel volto e sono così penetranti da lasciare sempre senza fiato. In realtà è il suo sguardo, forse una deformazione professionale, che scorge ogni movimento, ogni sfumatura che vale la pena immortalare in uno scatto.

 

Quella mattina, come tante altre mattine, Luca doveva andare in centro per incontrarsi con una ragazza che lo aveva contattato per fare alcune foto. Lei aveva visto le sue creazioni su internet e aveva deciso che era il fotografo che cercava: misterioso, originale, un po’ tenebroso e assolutamente spettacolare nelle sue creazioni fotografiche. A Luca non piacevano tanto queste commissioni ma aveva bisogno anche di questo per poter continuare a vivere di arte. A Lui piace scegliere le sue modelle, scegliere il contesto, rendere viva una emozione, non gli piace essere scelto come fotografo, si sente sminuire quando sono gli altri a creare tutto e lui deve solo cliccare un pulsante.

Lei era seduta al bar in attesa del suo fotografo. Capelli lunghi e biondi le coprivano le spalle lasciate nude da un grazioso vestito lungo e a fiori. Quando lo vide arrivare con il suo attrezzo in mano lo riconobbe subito, e con un sorriso si fece notare. Luca rimase senza fiato. Lei aveva un volto così particolare, un corpo così sinuoso, delle movenze così eleganti. La sua testa da artista è già partita nell’immaginare in quale contesto quella deliziosa persona poteva essere esaltata: vestita, anzi no svestita, distesa, in piedi, capelli raccolti, di spalle, di profilo, in un salotto, al mare, per strada… La sua testa immaginava ma non trovava.
Quando si presentarono Luca non ascoltò neanche il suo nome tanto era rapito dalle sue fantasie che iniziavano a scivolare anche in qualcosa che poco centrava con il lavoro ma doveva concentrarsi. Come sarebbe finita quella giornata?

 

Lei gli illustrò i suoi desideri: «Luca vorrei una foto da appendere nella mia camera, l’ho sempre desiderata. Mi immagino sdraiata su un letto coperto da diversi tessuti posti in maniera disordinata e io che dormo semi coperta. Dormo a pancia in giù, con una gamba piegata e un sorriso beato sul volto. I capelli devono contrastare con il tessuto e mi piacerebbe avessero l’effetto che hanno in acqua quando cambi rapidamente direzione, hai presente?»

«Sì, direi di sì, ma poi mi permetti di fare delle altre foto, vero?»

Si avviarono allo studio per raccogliere il materiale che poteva essere utile e poi si diressero verso un vecchio casolare di campagna di proprietà di lei. Un lungo viale alberato conduceva all’entrata, tutto intorno campi e frutteti. La casa rosso mattone risaltava contro il verde che la circondava.

Si vedeva che non era abitata ma Cristina ci teneva a mantenerla in ordine perché ogni tanto si andava a rifugiare laggiù, o semplicemente si attardava nelle sue passeggiate serali tra i campi e preferiva rimanere lì a dormire.

Lo scenario era perfetto per scattare quelle foto che Luca stava continuando ad immaginare ancora insoddisfatto, senza aver trovato la giusta collocazione per quella così affascinante ragazza. Il letto era antico, in bronzo tutto lavorato. Le pareti bianche lo avrebbero aiutato a riflettere la luce che entrava da una finestrella. Cristina tirò fuori dei lenzuoli di seta blu, azzurra, bianca, nera, verde e rossa.

«Sistemali come ti sembra meglio io vado a prepararmi.»

Luca scelse i colori del mare che avrebbero meglio risaltato i colori di Cristina e richiamato l’azzurro degli occhi.

Quando rientrò Luca dovette ringraziare di essere inginocchiato intento a trovare l’angolazione giusta: nuda con quel corpo tanto imperfetto quanto aggraziato, il pube glabro, i seni non abbondanti ma sodi e rotondi, le cosce giustamente abbondanti che lasciavano spazio ad un piccolo triangolo che richiama profondi piaceri, e seppur imbarazzata i suoi movimenti richiamavano grazia e bellezza. Quale foto poteva immortalare tanto splendore!

Si distese sul letto, Luca continuava a fissarla senza dire una parola, la macchina fotografica iniziava a pesare enormemente, non riusciva a rinvenire, cosa gli stava succedendo? Lei si distese ignara del tormento che stava vivendo Luca e chiese consigli sulla posizione, sui tessuti che l’avrebbero parzialmente coperta.

Luca lasciò la macchina fotografica sul mobile antico dietro di lui e si distese al suo fianco in completa estasi. Cristina non capiva ma lo lasciò fare, intuiva che la sua testa era in un mondo parallelo e che in quel mondo parallelo c’era anche lei. Luca era come ipnotizzato, non era più il suo cervello a comandare ma erano i sensi che volevano esplorare tutto di quell’essere incantevole che era piombato nella sua vita. Con le grandi e lisce mani voleva accarezzare quella pelle vellutata, avrebbe voluto passarle le dita tra i capelli, sfiorare le piccole e carnose labbra che formavano un cuoricino su quel volto perfetto. Avrebbe voluto lambire le colline del suo corpo a attraversare la pianura sinuosa del suo ventre.

Avrebbe voluto percorrere le strade segnate dalle sue cosce e rifugiarsi tra le dita di quei piedi curati e incantevoli. E lo fece perché non era la sua mente a comandare ma il suo desiderio. Le girò intorno cosicché potesse osservare le piccole pieghe del suo sinuoso corpo che si formavano sul fianco nel tentativo di lei di seguirlo con lo sguardo, le baciò la spalla scostando i capelli e lasciando nuda la schiena, le baciò ogni singola vertebra, assaggiò dolcemente il suo sedere.

 

«Non ce la faccio a scattarti questa foto, per favore copriti.»

In un attimo di lucidità si rese conto di quello che stava facendo, si alzò di scatto e stava per andarsene quando Cristina gli cinse le spalle e lo fermò facendogli sentire tutto il suo corpo nudo. Luca non aveva mai disprezzato tanto i vestiti come in quel momento: formavano una barriera che gli impedivano di sentire i profumi e il tessuto di cui era composta Cristina.

«Ti prego fammi restare nel tuo mondo, non te ne andare, la foto la faremo un altro giorno.»

Con un delicato movimento delle mani lo girò, gli prese le mani e lo fece tornare vicino al letto. Si sedette e gli sbottonò i pantaloni. Lui tirò un sospiro di sollievo e si riabbandonò ai sensi. Si tolse la camicia, lei gli tolse la biancheria e lo invitò a distendersi sopra di lei. La seta fresca le fece venire brividi di freddo che fecero diventare turgidi i capezzoli e lui, in un moto di generosità, prese a baciarli nel tentativo di scaldarla. Il suo membro ricercava la calda caverna ma si lasciò prima sedurre dalla pelle umida della sua vagina creando così un incantevole piacere nella testa e nel corpo di lei. Cristina osservava il suo volto, il suo sguardo avido di lei, iniziava a lasciarsi andare e a condividere con lui l’estasi che poco prima lo aveva letteralmente rapito e che stava tornando silenziosa ad offuscare lo sguardo di lui così da concentrare tutte le sue energie sugli altri sensi. Le orecchie non udivano più alcun suono, alcun uccellino che creava sinfonie alla finestra, gli occhi chiusi, la bocca piena del suo sapore, il suo naso del suo odore. Lentamente, delicatamente, Luca entrò in Cristina e cominciò a creare una danza ritmata che faceva ingrossare ancor di più il suo pene per poter esplorare meglio ogni suo interstizio. Poteva sentire il piacere di lei aumentare come un ruscello che era stato bloccato provvisoriamente e che ora lasciava tutta la sua energia libera. La sua schiena si inarcava ad ogni pulsazione di lui, la sua bocca si apriva involontariamente lasciando sfuggire lievi sospiri e gemiti, le sue gambe, incapaci di rimanere immobili lo cingevano e gli accarezzavano la schiena. L’estasi stava rapendo entrambi! Non sentivano la necessità di cambiare posizioni, di ricercare estrose evoluzioni, stravaganti movimenti. Volevano continuare a guardarsi dritti negli occhi, ascoltare i loro dolci sussurri, sentire il loro piacere aumentare lentamente. Ogni tanto Luca si fermava per riprendere fiato e sul volto di lei si dipingeva una leggera smorfia di delusione ma lui non tardava a rincominciare i suoi ritmici movimenti con nuovo vigore per continuare a vedere su di lei il desiderio.

Senza parlare, come se la mente fosse unica, cambiarono posizione per poter vivere l’orgasmo finale con la massima intensità. Lei fece scivolare la sua gamba davanti al petto di Luca e lui, afferrandola vigorosamente con una mano rincominciò a danzare ma questa volta con un ritmo frenetico, come se una scossa gli fosse corsa lungo il petto. I sussurri si trasformarono in grida di piacere; gli occhi si spalancarono quasi a voler, con un unico sguardo, potersi osservare interamente per non perdere neanche un frammento di quel momento; le narici si aprirono a voler catturare ogni sfumatura dei loro odori che, mescolandosi, si fusero in una fragranza per loro unica e sensuale; la loro pelle aveva perso la capacità di comprendere la temperatura e così i brividi si fondevano con le piccole gocce di sudore che comparivano sul corpo di entrambi. E in un ultimo turbinio di movimenti veloci esplose, perfettamente in sincrono, il piacere di entrambi. Il seme di lui inondò la vagina di lei che lo accolse con gli ultimi fremiti.

Più volte nell’arco della giornata i loro corpi si unirono perché non riuscivano a saziarsi di quelle ondate di piacere, perché l’estasi che andavano cercando non era mai abbastanza. Alcuni amplessi erano più vigorosi e veloci, altri più ginnici, altri più rilassati. Esplorarono altre caverne perché ormai la sintonia era tale che avevano piena fiducia l’uno dell’altro e ogni modo di sfiorarsi e toccarsi creava ondate di soddisfazione fisiche e mentali. Il sedere di lei lo chiamava, lo invitava, era uno spettacolo da osservare, era diventato una fissazione finché, timidamente avvicinò il suo pene all’ano e quando lei, con un movimento di accoglienza gli fece capire che era il benvenuto, Luca non esitò ed un nuovo orgasmo si fece avanti. Fu diverso dai precedenti soprattutto per lei che fu preda di febbrili convulsioni date dalle sensazioni strane e innaturali che la spingevano a fuggire dal membro di Luca ma allo stesso tempo ne era richiamata.

Continuarono per tutto il pomeriggio, finché al tramonto, la luce calda accarezzava la pelle di lei. Era a pancia in giù, abbandonata in un piacevole sonno dato dalle forti emozioni di quell’infinita giornata. Una gamba piegata, i tessuti ormai stropicciati e mescolati, i capelli un po’ spettinati, un sorriso beato. Luca si alzò lentamente per non svegliarla e immortalò quella perfetta immagine.

 

Dopo qualche anno il casolare fu restaurato e quella foto, la loro foto, stava sopra il loro letto in bronzo, il letto che ogni sera accoglieva Luca e Cristina che, dopo quell’intensa giornata non smisero più di cercarsi e di amarsi.

 

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