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Diario n°:

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LA SCUOLA DI TANGO
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LA SCUOLA DI TANGO

Tre sere alla settimana frequento una scuola di ballo. È una tangheria dall’atmosfera volutamente retrò, dove le luci sono soffuse e gli arredi essenziali.

Mi sono iscritta quattro mesi fa convinta da una mia amica che me ne ha parlato con entusiasmo.

Le coppie si sono formate spontaneamente guidate dall’intesa con il partner prescelto ma quando abbiamo il privilegio di ballare con Cesar, il maestro, magicamente diamo il meglio di noi, perché lui è il miracolo della seduzione.

Cesar è professionale, molto esigente, e straordinariamente passionale.

Il tango rapisce le emozioni, ti trascina emotivamente dentro un sogno erotico. Guardare Cesar ballare significa desiderare di essere al posto della donna che lo stringe appassionatamente per sentire il tuo corpo sfregarsi con il suo. Le musiche che ti accompagnano sono struggenti, le figure affascinanti, mentre i corpi si muovono in una danza che sa di asfalto, di bevute, di aliti caldi, di sudore. Di sesso.

Io sto imparando ma questo ballo ha già il potere di trasportarmi altrove, perché si appropria dei miei sogni appagando i miei sensi.

Mario, il mio compagno di ballo, è seriamente intenzionato ad imparare passi e figure e quando non viene a scuola, frequenta dei locali dove può continuare ad esercitarsi. Io invece so che in nessun altro luogo potrei vivere l’atmosfera sensuale di questa sala che odora dei corpi che conosco.

Cesar mi gratifica sostenendo che diventerò una brava ballerina perché sento la sua musica, perché ne comprendo la tragicità, perché mi lascio coinvolgere dalla passione liberandomi dalle inibizioni.

Il tango mi cattura lo sguardo, penetra il mio cuore, si insinua dentro il mio sesso.

Io e Cesar abbiamo ballato poche volte insieme perché lui sceglie spesso Angela, una bella ragazza mora, secondo me molto brava, che frequenta la scuola già da due anni.

Una sera Mario non viene e io resto senza partner.

Così Cesar prende il suo posto.

All’inizio sono tesa, ripercorro nella mente i passi imparati, cerco di assecondare i movimenti di Cesar invece di abbandonarmi alla musica.

La mia mano destra è nella sua mano sinistra. I nostri corpi sono uniti in un unico abbraccio. La mia gamba si insinua fra le sue mentre ci muoviamo avanti e indietro. Il suo odore sa di sudore e di fumo. Mi piace.

Non so quando ho iniziato a percepire veramente la sua presenza fisica.

Forse quando Cesar mi ha stretta a sé ancora di più, quando la sua mano destra si è posata sui miei reni spingendomi contro di lui. È stato allora che ho sentito il suo sesso contro il mio pube, lasciando che si sfregasse contro di me, desiderando che premesse contro di me ad ogni passo.

Abbiamo dondolato come barche alla deriva intrecciando le gambe, attirandoci uno all’altra e respingendoci.

La mia mano sinistra ha stretto forte il suo braccio sentendo i muscoli contrarsi. Allora ho affondato le unghie nella carne e lui mi ha lasciata fare.

Una figura, una pausa. Il suo sesso sempre più duro. Le mie gambe si bagnano e scivolano una contro l’altra. Lascio entrare la musica nella mente, la sua armonia, la sua sensualità. Musica che evoca il passato, che fa pensare alla luce di un lampione, ad una strada buia, al rumore della pioggia, a prostitute di antichi bordelli. Desiderio di essere posseduta.

Cesar si appoggia contro di me spingendo sempre di più, il mio alito umido si incolla sul suo collo. Diventa insopportabile trattenere la lingua che vorrebbe leccare il suo petto, trattenere la mano che vorrebbe afferrare quel sesso pulsante, liberarlo e guidarlo dentro di me.

Continuo a ballare, incurante degli altri, mugolando impercettibilmente la mia sofferenza.

I miei occhi sono socchiusi, leggeri battiti di ciglia assecondano il desiderio di trattenere l’incanto. La musica si insinua dentro di me e mi inumidisce fluida le gambe.

Un’altra pausa, il respiro si fa pesante. Cesar ha gli occhi socchiusi e mi sta stritolando. Sento che non resisterà ancora conducendomi in una danza diversa. È la danza della passione che ormai si è scatenata tra di noi. Mi appoggio al suo petto mentre l’orgasmo mi coglie impreparata e mi fa barcollare leggermente. Cesar avanza contro di me, si stacca dal mio corpo, si riavvicina, mi invita ad infilare nuovamente la gamba tra le sue. Per un attimo perdo il ritmo ma lo ritrovo subito cercando appiglio tra le sue braccia. Una spinta, ancora una spinta e il suo respiro si smorza in un rantolo soffocato.

Continuiamo a ballare come se niente fosse accaduto uniti dall’incanto della magia di una musica che ascoltiamo soltanto noi, perduti nei nostri sospiri sempre più silenziosi.

Il tango ora non lo considero più tristezza che si balla, ma passione che cattura l’anima, adrenalina liquida che divarica le gambe regalando brividi intensi.

Continuo a frequentare la scuola di Cesar e sono diventata la sua ballerina preferita.

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