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Diario n°:

81

LA SORPRESA
Marco Santorini

LA SORPRESA

Venerdì pomeriggio. L’orologio della macchina segnava le 16,41. Settimana lavorativa quasi finita. Tra poco sarebbero stati casa, cena e poi sesso! Finalmente. Non che ci fosse un appuntamento fisso con il sesso, però, con Sara lo facevano quasi sempre il venerdì, da quando erano sposati. Ci stava per chiudere la settimana, prima la cena o una pizza, e poi il gioco e l’abbandono alle fantasie.

Era anche molto eccitato quel giorno. Aveva cominciato a elaborare il suo desiderio dalla mattina, quando aveva dato uno sguardo su internet al culetto su tacchi a spillo e calze nere delle modelle per le sfilate di biancheria intima. L’accesso ai siti porno-erotici erano bloccato in azienda ma nessuno poteva impedirgli di guardare Corriere.it, sezione sfilate. Sorrise.

Aveva cominciato a fantasticare di prendere Sara appena entrato in casa, magari in cucina, da dietro, china sul tavolo, con quel culetto tondo che sembrava una pesca da aprire. Senza toglierle i vestiti, sollevandole la gonna o abbassandole i jeans, scostando le mutandine, il tanga nero di pizzo trasparente, come quello della modella, con decisione, senza parlare. A lei piaceva così e per lui era una frustata di eccitazione. Lei lo faceva sentire forte, potente, uomo. Adorava scoparla così.

Imboccò la tangenziale, guidando la Bmw rapido, sorpassando a destra e poi a sinistra, come si poteva fare solo quando non c’era l’intasamento di auto che entravano in città per lavoro. Sul lato opposto, invece, cominciava a formarsi già la coda per uscire. Venerdì di giugno, era una bella giornata calda, la gente ha voglia di tornare a casa prima. Ma cosa stava facendo lui? Tornare in ufficio per fare cosa? L’ultimo cliente l’aveva incontrato, il lavoro sulla scrivania poteva aspettare lunedì, non era meglio se tornava a casa subito? Chissà se Sara era già a casa. Sistemò l’auricolare e selezionò tra le ultime chiamate il numero di Sara, l’aveva memorizzato con Sarasex fin dal primo giorno che avevano fatto l’amore, perché l’attrazione che provava per lei era piantata nel sesso come un pilastro di cemento.

Sentì il telefono suonare libero e, improvvisa, una luce gli illuminò i pensieri, l’angolo destro delle labbra si alzò in un sorriso furbesco e gli occhi si assottigliarono come se stesse puntando un affare di lavoro. Chiuse la telefonata e compose il numero di casa.

Sara rispose al terzo squillo.

«Ciao, che succede?»

«Ciao Stella, niente mi sono sbagliato con la tastiera. Senti, sono ancora fuori città e ho un altro incontro. Arriverò a casa verso le 19. È ancora lì il ragazzo?»

«Ciao, sì. Ma abbiamo quasi finito.»

«Ok. A dopo allora. Ah, Sara...»

«Dimmi!»

«Ho voglia di te. Sei sempre la mia complice? »

Sara esitò per mettere a fuoco la domanda.

«Sempre» gli rispose «ti aspetto! Ciao!»

Sotto gli occhiali scuri strizzò gli occhi e sorrise a se stesso. Perfetto! L’avrebbe trovata a casa, di sorpresa, non le avrebbe lasciato il tempo di stupirsi, sarebbe stato sesso e amore, l’avrebbero fatto lì nell’ingresso, rivolti verso il grande specchio, l’avrebbe presa da dietro, appoggiata alla mensola, l’avrebbe goduta due volte, con gli occhi e con il sesso, nella luce del tramonto che illumina l’appartamento, le finestre aperte, il rischio di essere sentiti dai vicini. Magnifico. Poi la sera sarebbero usciti per giocare con la fantasia e far bruciare di nuovo l’eccitazione. In discoteca, in un locale di musica dal vivo, in un pub o lungo il fiume nelle feste di inizio estate.

«Ti piace quello? Ci faresti sesso? Vuoi che glielo chieda?»

«E quella lì che ti ha guardato? La vuoi? Vuoi che le vada vicino e le proponga di fare sesso con me e te insieme?»

Che meraviglia la vita con Sara. Era complicità-sesso-passione-avventura tutto mescolato insieme senza regole. Si sentiva fortunato, euforico ed eccitato.

Finora erano state solo fantasie ma stasera voleva portarla fuori e provare a spingere l’acceleratore, Se fantasticavano di fare sesso in tre, era ora di provare a passare l’ostacolo e trasformare il sogno in realtà. Avrebbe retto la loro coppia? Queste cose sono esplosive per la coppia, aveva letto su internet. E la gelosia? Non era sicuro di riuscire a sopportare l’idea di vederla mentre faceva sesso con un altro. Visualizzò il pensiero, la fantasia, Sara, lui e un qualcun altro sconosciuto, senza volto. Lo stomaco e il cuore gli si strinsero in una morsa ad arco e che finiva finiva proprio lì sotto, nel sesso che scattava contro i pantaloni e cominciava l’erezione. Quello era il segnale più importante. L’avrebbe fatto, sì, ci sarebbe riuscito, sarebbero stati insieme e ancora più complici dopo. Sara, Sara, lo faceva impazzire l’idea di guardarla, di poter disporre di lei, di sapere che anche in quella occasione lei sarebbe stata sua, solo sua, anzi forse sua come non mai. Che prova doveva superare. Ma ci sarebbe riuscito. Lei gliel’aveva detto: «lo sai che a me piacerebbe molto ed è anche un mio desiderio ma sei sicuro che non saresti geloso?»

«Se mi trovassi a letto con un altro sapendo che ti sto aspettando, mi pianteresti un coltello nel petto o mi pianteresti qualcos’altro?»

Gli aveva sorriso con i suoi occhioni innocenti. Maliziosa e spudorata. Gli piaceva così. Ti pianterei qualcos’altro, le aveva risposto, mentre la prendeva di nuovo.

Aveva deciso. Stasera, dopo il loro sesso, l’avrebbe portata fuori, magari in discoteca, a scegliere il loro giocattolo, voleva vedere il suo sguardo brillare per l’eccitazione e poi avrebbero realizzato la loro fantasia. Sarebbe stata una sorpresa doppia. Deciso!

Uscì dalla tangenziale per riprendere la corsia opposta, il traffico stava cominciando ad aumentare ma scorreva ancora veloce. Si sentiva risoluto. Un uomo che sa quello che vuole. Sara era la sua donna, la sua compagna di giochi, la sua complice. Una donna speciale e stasera l’avrebbe spinta oltre il ciglio della fantasia e tenuta appesa sul filo della trasgressione, l’avrebbe guidata come faceva con l’auto, scivolando sulla strada, tenendo il volante con mani sicure perché era lui che conduceva il gioco! Sarebbe stato emozionante!

 

Strana telefonata, pensò Sara. Non era una cosa solita che Roberto la chiamasse per avvertire che tardava con due ore di anticipo. Forse voleva mandarle un qualche altro messaggio. Sembrava in auto, a dire la verità. Perché poi l’aveva chiamata sul numero di casa? Rimase in piedi a guardare lo schermo del cordless che si spegneva.

Marco, il ragazzo a cui dava lezioni di matematica per aiutarlo a superare l’esame alla facoltà di architettura, era chino sul libro.

«Tutto ok?» le chiese alzando il suo sguardo da cagnolino indifeso.

«Sì, sì, era Roberto che mi avvisava che farà tardi.» E che forse voleva dirmi qualcos’altro, riflettè tra sé. Si mise a sedere sulla sedia, sullo stesso lato del tavolo, a fianco di Marco, in modo da seguire insieme lo sviluppo delle equazioni. La gamba finì, come altre volte, a toccare quella del ragazzo. Ormai non ci faceva più caso. Lui di solito la ritraeva oppure lei dopo un pò cambiava posizione.

«Allora dove eravamo?» gli chiese. Stese la mano sul foglio fitto di calcoli, numeri e lettere. La gamba rimase lì, jeans contro jeans, immobile.

Cercava di concentrarsi ma il pensiero era rimasto su Roberto e la telefonata. Cosa voleva dirle? Aveva cercato di suggerirle qualcosa?

“Sei sempre mia complice” fece risuonare lentamente le sillabe della domanda dentro i suoi pensieri e analizzò la telefonata, il tono delle parole, il contesto. Le aveva chiesto se Marco era ancora lì. Qualcosa le sfuggiva ma doveva essere tra le righe, ne era sicura, lo sentiva.

Improvviso, Marco spostò la mano sul tavolo e le toccò l’anello.

«Bello» disse. Era una imitazione di un qualche gioiello di uno stilista che non avrebbe potuto permettersi. Le sfiorò la mano con i polpastrelli e il gesto fu come una scossa.

Imbarazzo, emozione ed incredulità si mescolarono dentro di lei e si ritrovò come teletrasportata in un altro momento. Cosa succedeva? Marco la guardò con i suoi occhi da cucciolo, senza togliere la mano. La gamba era ancora lì. Il ciuffo di capelli castani, che spostava ogni volta quando leggeva, gli cadeva sulla fronte, sbarazzino e incerto. Era un bel ragazzo, e quando con suo marito fantasticavano di emozioni un po’ più forti e di giocare con una coppia, una ragazza o con un ragazzo, lei aveva disegnato sul volto del loro amico di fantasia gli occhi e le labbra di Marco. Ma non aveva mai pensato che quella fantasia potesse lasciare la sua stanza da letto. Il mondo dei sogni lo teneva ben isolato dalla realtà, dal lavoro. E poi quelle erano fantasie che facevano parte della loro coppia, della loro isola. Quando le lasciavano fluire liberamente, lei era un’altra Sara, quella che si abbandonava alle emozioni, all’istinto, che aveva imparato ad assecondare il corpo e il sesso assieme a suo marito, il complice con cui sperimentare e scoprire. Sei sempre mia complice, le aveva chiesto prima. Le parole cominciavano a cambiare luce, ad essere più chiare. Avevano fantasticato di esperienze “diverse” quella prima volta che l’aveva bendata e legata e le aveva fatto immaginare che ci fosse un altro uomo, lì, insieme a loro. Era stato un orgasmo violentissimo, che aveva aperto una stanza della loro coppia fino ad allora proibita. “Non sei geloso?” gli aveva chiesto poi. Non ho mai provato una eccitazione così forte, aveva confessato lui e quella fantasia era diventata così frequente che avevano cominciato a giocarci insieme, tra loro, coscientemente ma senza mai spostarla al piano della realtà. Per ora.

Guardò Marco dritto negli occhi. Le mani ferme una sopra l’altra. Erano una coppia di nuoto sincronizzato sospesi sull’acqua prima di immergersi, nel momento concentrato in cui ogni movimento diventa irrimediabile. Così ebbe la visione chiara di se stessa, di Marco lì vicino, di Roberto in macchina, e delle sue parole ora chiare. Sorrise impercettibilmente e decise.

Spostò lo sguardo dagli occhi alle labbra di Marco. Lui le strinse le dita e si trovarono a baciarsi.

Le sedie scivolarono stridendo sul pavimento. Marco spinse la lingua contro quella di lei, la prese per la nuca, tra i capelli e lei si lasciò avvolgere. Poi la baciò sul collo, le sfiorò i lobi dell’orecchio infilò le mani sotto la t-shirt per slacciarle il reggiseno e lei si abbandonò definitivamente alle immagini che la sua mente stava creando.

 

Non gli era mai capitato nulla di simile. Sono cose che si leggono sui blog erotici o che si vedono su youtube e lui ha sempre pensato che fossero invenzioni. Sara era una donna gran figa e se l’era masturbata talmente tante volte che sapeva dove mettere le mani senza tanti pensieri.

Stava succedendo a lui! Aveva un buon sapore, baciava bene, la pelle era morbida e profumava come in quei negozi di Sephora dove andava il sabato con la sua ragazza. E poi lo sapeva leccare molto bene, oddio se lo sapeva! Cosa gli stava facendo con quella bocca adesso? E come era attenta a non farlo venire, lui stava scoppiando! Il marito stava arrivando aveva detto? O faceva tardi? Non si ricordava.

“Vieni con me” gli aveva ordinato e se l’era portato sul letto. Che figa! Era incespicato sui pantaloni a mezza gamba, si era tolto in fretta la maglia e lei gli aveva sorriso spostando i capelli castano chiaro dietro l’orecchio e guardandolo dolce e senza esitazione. Una dea.

Se il marito stava arrivando era meglio sbrigarsi, no? Avrebbe voluto prenderla subito, strapparle la biancheria di dosso, possederla, e invece non riusciva a fare altro che ad assecondarla come fosse stato un bravo ragazzino.

Aveva seni pieni, con i capezzoli scuri e un tondo preciso che gli ballavano davanti ora che gli stava sopra e si muoveva prima lentamente e poi forte, i capelli sciolti sul viso, gli occhi chiusi, lo teneva in bilico sull’orgasmo. Quanto poteva durare ancora?

Lo accarezzava sul petto con le mani, gli passava le dita sulle labbra. Era bellissimo, avrebbe voluto riprenderla con il telefonino, fotografarla, l’avrebbe fatto vedere ai suoi amici perché non ci avrebbe creduto nessuno. Forse lo stava facendo lei. Teneva il telefonino in mano sopra di lui. Lo stava fotografando o facendo un video. Che donna! Si sarebbe fato passare il video e l’avrebbe fatto vedere. Lo stava facendo impazzire ora. Sarebbe arrivato due ore prima la prossima lezione, perché lo avrebbe voluto ancora vero? Lui era bello, muscoloso, giovane, sarebbe stato il suo giocattolo! E avrebbero avuto il loro video insieme!

 

Entrò nel garage sotterraneo con un’unica manovra. Era arrivato. La sorpresa iniziava. Sarebbe entrato in silenzio in casa, avrebbe trovato Sara in cucina, l’avrebbe presa di spalle, accarezzata sui fianchi le avrebbe soffiato un “ti voglio”, slacciato i jeans, scostato le mutandine, fatta inchinare sul tavolo e l’avrebbe scopata senza dire nient’altro. Le immagini si facevano più nitide, con dettagli più precisi. Ancora pochi minuti.

Entrò in ascensore in compagnia di una signora del terzo piano. I doveri di vicinato misero in pausa i suoi pensieri. “Buongiorno, giornata calda oggi, ha visto i conti dell’amministratore?” cosa gliene fregava a lui di quelle cose! Avrebbe voluto rispondere che tra poco avrebbe fatto sesso violento con sua moglie e che non gli importava nulla, e invece commentò educato, rispose brevemente e aspettò pure che l’ascensore si fermasse e ripartisse, lento che sembrava lo stessero tirando su a mano.

Arrivò al proprio appartamento con ansia. Quando si trovava in questo stato di eccitazione gli mancava solo un colore per dipingere una giornata perfetta, che Sara fosse eccitata quanto lo era lui. Un dubbio gli attraversò i pensieri ma lo spinse in un angolo della sua mente, se Sara non aveva voglia di giocare si sarebbe messo su internet.

Infilò la chiave nella porta di casa cercando di non far rumore. La girò lentamente per rallentare lo sblocco della serratura. Entrò in silenzio e accompagnò la porta per chiuderla. Appoggiò l’impermeabile all’ingresso, si tolse la giacca, slacciò la cravatta e poi le scarpe. Appoggiò le chiavi sulla libreria senza farle sbattere. Impostò la vibrazione sul cellulare ed entrò nel soggiorno. Non c’era nessuno. Si avvicinò alla cucina, scivolando sul pavimento, pronto alla sorpresa. Nessuno. Era sicuro che Sara fosse in casa. Controllò il telefono per vedere se non gli avesse scritto. Niente. Infilò il breve corridoio che portava alla camera da letto. I passi sul parquet provocavano un sottile fruscio. Colse un suono provenire dalla stanza. L’aveva trovata, finalmente. Sorrise, furbesco. L’avrebbe presa sul letto. Sentiva la sorpresa. Era eccitato. Si affacciò sulla porta.

La paura infantile di aver visto qualcosa che non doveva vedere lo spinse a scostarsi repentino, appiattendosi contro la parete del corridoio. Era di sua moglie quel corpo nudo che gli dava la schiena e si muoveva ondeggiando sopra il corpo di un altro uomo. Nel frammento di immagine che aveva rubato con gli occhi si era impressa la fotografia del sesso lucido dell’uomo avvolto e risucchiato dentro il sesso di lei.

Stupore, rabbia, dolore e un senso di incredulità che si espandeva dallo stomaco come una macchia d’olio che lentamente sporca ogni cosa. Stava vivendo un incubo? Non era la sua casa? Non era Sara quella? La donna che gli diceva di amarlo? La sua mente si riempì di domande e si svuotò in un lampo, davanti al muro del corridoio, con la foto del viaggio in Spagna di due anni prima. Cosa doveva fare ora? Non poteva succedere proprio a lui. L’aveva chiamata poco fa per dirle che ritardava. Una sorpresa, voleva farle una sorpresa e invece... Si sentiva ridicolo, stupido e perso per sempre. La sua vita esplodeva in silenzio come i palazzi delle città americane che si vedono in TV e attorno solo polvere. Era tutto finito. Il telefono gli vibrò nella mano. Guardò meccanicamente. Un messaggio di Sara: “PRENDIMI!”.

E allora capì ogni cosa. Non era tradimento ma il loro gioco, la loro fantasia. Quante volte ne avevano parlato:

«Non sei geloso?»

«No, mi vergogno di dirlo ma mi eccita.»

«E se ti organizzassi una sorpresa e mi facessi trovare a letto con un altro, cosa faresti? »

«Ti scoperei insieme a lui, se sapessi che l’hai fatto per me.»

«Lo farei solo per te! Ti amo.»

«Ti amo anche io.»

Si affacciò di nuovo alla porta con il cuore che batteva che poteva sentirlo. Sara era lì, tremendamente eccitante in quella posizione, con la schiena incurvata, la forma a violino dei fianchi e il culetto tondo alzato e aperto. Era semplicemente bellissima ed era sua. Si girò a guardarlo e fu come se lei gli porgesse la mano a cui aggrapparsi, erano complici, erano compagni di giochi. Non le aveva mai visto quello sguardo e si innamorò lì, di nuovo.

Si tolse i pantaloni e i boxer e si scoprì con un erezione così forte che gli sembrò di essere solo forza.

Si inumidì le dita della mano destra, le passò tra le natiche di Sara, le spinse superando la debole resistenza. Poi si sistemò dietro di lei a cavalcioni delle gambe del ragazzo. Posò una mano sulla schiena di Sara. La accarezzò.

«Ti amo» le sussurrò.

«È bellissima, vero?» chiese al ragazzo che lo guardava con gli occhi sbarrati.

 

Sara si inarcò, aprì le gambe più che potè e sentì il sesso del ragazzo arrivarle fino in fondo mentre suo marito la teneva per i fianchi e lentamente, molto lentamente, si faceva strada dentro di lei. Non seppe dire quanto durò e non l’avrebbe mai ricordato ma fu scossa da un orgasmo così intenso che le tolse ogni forza e la portò da un’altra parte, in un altro mondo che non era più solo fantasia. Era felice, solo felice.

 

Non ci crederà mai nessuno, forse neppure lui, pensò Marco, prima di chiudere gli occhi cosa avrebbero pensato gli amici di quella donna di cui, era certo, sarebbe stato innamorato per sempre.

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