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Diario n°:

280

LA TORTA DELLA NONNA
Liviana Rose

LA TORTA DELLA NONNA

Rientri a casa dopo una giornata di improrogabile lavoro e ti allenti la cravatta, anzi la tiri via e la getti distrattamente sull’attaccapanni dell’ingresso. Hai caldo, sete, voglia di fare la pipì e bisogno di mettere i piedi in un po’ d’acqua fresca. Fino a due minuti prima smaniavi per soddisfare ciascuno di questi bisogni ed ora che sei a casa non sai che fare per prima cosa. Non vai nemmeno in salotto e sali subito al piano superiore. Hai visto vero che le finestre della scala sono semiaperte e creano corrente? E tu odi sentire spifferi, ti viene subito quel noioso raffreddore. Chi sarà stato a lasciarle così? Stai calmo. Chiudile e vai a fare la pipì, non stare a fare il pignolo.

Non calpesti i bei tappeti cinesi del ballatoio, sei allergico alla polvere, ti togli le scarpe mettendole più lontano possibile dal tuo naso e, diligentemente, cerchi di non rigare il parquet. Ti levi i pantaloni e la camicia che è fradicia di sudore e forse puzza pure un po’ di quel miscuglio fra il tuo profumo e il tuo odore: getti tutto sulla lavatrice. Via pure le mutande, la maglietta e i calzini. Alzi la tavoletta del water, prendi il tuo pisello avvizzito e ne dirigi il getto verso il buco ovale. Che liberazione vero? Lo si capisce da quel ghigno di beatitudine che hai sul volto. Ti pulisci con la carta igienica, tiri lo sciacquone, prendi un altro pezzo di carta, ti soffi il naso e lo getti di nuovo nel water. Ti sei mai reso conto che chi va in bagno dopo di te può pensare che tu non abbia fatto sparire i tuoi bisogni?

No, non ci hai mai fatto caso perché sei troppo impegnato a constatare quanti capelli di tua moglie infestano il candore della ceramica del lavello.

No, non levarli, altrimenti non hai prove per accusarla del misfatto.

Pensa piuttosto ai tuoi piedi lessi e maleodoranti.

Riempi per bene una tinozza d’acqua fredda e ce li infili dentro con un sospiro di sollievo. Ti ci voleva proprio.

Poi ti fai una doccia tiepida frizionando per bene ogni centimetro del tuo corpo prima col bagno schiuma, poi con la spugna abrasiva, poi con la saponetta allo zolfo e, infine, lasci scorrere a lungo l’acqua sulla pelle arrossata.

Ti avvolgi per bene nel tuo asciugamano blu e stai attento a non far cadere nemmeno una gocciolina sul pavimento in ematite nera.

Posso fare una domanda però? Dimmi: se sei così pignolo e non vuoi vedere nemmeno un alone, nemmeno una macchia, perché hai scelto un pavimento così difficile da tener pulito? Solo perché ti piaceva il colore? A volte bisogna essere un po’ più pratici e un po’ meno sognatori, non credi?

 

Ti guardi all’enorme specchio che hai montato tu stesso sulla colonna che troneggia nel bagno. Complimenti: hai ancora un bel fisico. Il ventre tiene ancora a perferzione la verticale. Si vede che mangi sano e fai sempre un po’ di esercizio nella palestra che ti sei allestito in mansarda. Ti piace toccarti il petto e stringere i glutei. Li hai allenati bene. Non danno nessun segno di decadenza. Hai fatto strage di donne con quel sedere e lo sai benissimo. Ti sistemi i capelli e pensi che il nuovo taglio non sia poi così male. Dovrai tornarci da quella parrucchiera: è brava e si strusciava anche bene contro i tuoi avambracci. Ti avrà toccato con il sedere e le cosce almeno una ventina di volte.

Ed eccolo là, il tuo uccello che si risveglia.

Prendi la seggiola e ti metti a gambe aperte davanti allo specchio e, mentre guardi, pensi al calore di quella giovane pelle di pesca. Ti piace guardare la tua erezione. Te ne stai lì a complimentarti con te stesso.

Quand’è stata l’ultima volta che hai dato un colpetto a tua moglie? Non te lo ricordi nemmeno, perché poi lei vuole le coccole e pure essere leccata. Per venire ci mette sempre mezz’ora e poi ti tocca fare indigestione di peli che non si taglia mai. Alla fine ti fan tanto male le mandibole che al solo pensiero ti si affloscia e non ti viene più voglia.

Massaggi un po’ il tuo uccello avanti e indietro, per provare almeno qualche scarica di piacere, come ti tocchi tu non ti sa toccare nessuna. Sei compiaciuto di quanto sia duro e violaceo. Sei proprio in vena di grandi prestazioni. Poi ti ricordi che hai sete e, a palle all’aria, scendi le scale per andare a prendere un bicchiere d’acqua giù in cucina.

«Cazzo Federica, quante volte ti ho detto che non voglio che lasci oggetti dove devo passare? Mi sembri sorda o deficiente, non so. Va a finire che mi faccio sempre male. Porca puttana che botta!» sbraiti a gran voce per farti sentire in ogni angolo della casa.

Claudio ma che stai dicendo? Claudio, quella borsa piena di lattine di birra e mozzarelle l’hai lasciata lì tu quando sei tornato dal lavoro. Claudio sei stato tu a fare la spesa oggi, non te lo ricordi? Claudio non può essere colpa di Federica. Claudio questa volta Federica, come parecchie altre volte, non c’entra davvero nulla. Claudio se devi prendertela con qualcuno prova a prendertela solo con te stesso. Claudio è stata così anche l’ultima discussione che avete avuto ricordi? Quando poi lei è scappata piangendo fuori di casa e è salita sulla tua auto. Claudio ti ricordi vero che Federica non è più tornata? Claudio, Federica è morta, l’hai sepolta esattamente una settimana fa.

L’incidente... andava forte... non ha fatto in tempo a fare quella curva... lo schianto è stato inevitabile... Federica è morta sul colpo... era arrabbiata... non ha avuto nessun malore... forse è anche un po’ colpa tua... non credi?

Nei tuoi occhi leggo smarrimento. Paura. Sei rimasto solo. Solo. Non c’è più nessuno che ogni sera prima di andare a letto ti prepara quella torta per la colazione, quella fatta con la ricetta di tua nonna e non ti puoi addormentare col dolce odorino che si spande per casa. Non c’è più chi ti rifà il letto ogni mattina e ti prepara sempre quello che vuoi da mangiare. Nemmeno chi ti annaffia quei bei fiori sul balcone e lava tutte le stoviglie che sporchi. Nessuno che accende una candela profumata prima di cena o che ti canta una canzone quando sei triste. Nessuno che ti fa i massaggi con l’olio quando qualche acciacco ti coglie all’improvviso.

Che fai piangi? Un uomo come te che si lascia andare a certe frivolezze? Non sarà che ti manca tua moglie e, finalmente, ti sei accorto di cosa significasse la sua presenza nella tua misera esistenza? Lei ti amato anche se eri un rompiscatole di prim’ordine sai? E non ti sei chiesto il perché? Perché lei sapeva guardare oltre e vedere il buono delle persone. Sapeva a perfezione che, se ti soddisfaceva in ogni tuo piccolo vezzo e mania, tu diventavi la persona più dolce e amabile del mondo. E lei aveva solo bisogno di questo: di una carezza.

Si, distenditi sul letto, piangi, accovacciati come un bambino nel ventre materno.

Masturbati. Prendi in mano il tuo pisello avvizzito e menalo su e giù fino a quando non riuscirai ad avere un orgasmo. Diventa duro in fretta vedo. Forse stai pensando a quando tua moglie te lo prendeva in bocca e ci faceva quei divertentissimi giochetti con la lingua e poi ti diceva: "questo è mio, questo è quello che voglio". E allora se lo metteva dentro aiutandosi con due dita, mentre tu la guardavi e non leggevi il terrore nei suoi occhi. Il terrore di non essere alla tua altezza, di non essere tanto brava quanto le altre. Di essere abbandonata.

Godi su quel letto, godi su quelle lenzuola che sono le ultime che hanno avvolto il suo corpo giovane e fresco, quel corpo che sapeva tanto della torta di tua nonna.

 

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