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Diario n°:

261

BAGNO TURCO
MAD_FEM

BAGNO TURCO

Sabato pomeriggio un po' plumbeo, un po' afoso, aria bassa.

La palestra semideserta.

Nessuna voglia di completare il percorso fitness.

Lui pedala svogliatamente.

Lei prova qualche macchina, pettorali, dorsali, gambe.

E se andassi a fare un bagno turco?

Aggiudicato.

Senza costume, con la sola salvietta per non scivolare dalla panca.

Nessuno.

La piacevolezza del calore umido sulla pelle.

La doccia fredda a portata di braccio.

Le essenze che, a tempo, profumano il vapore.

Nessuno.

Sdraiata sulla panca lascia andare i pensieri.

Insieme ai pensieri la fantasia.

La fantasia diviene erotica.

Occhi chiusi.

Una mano, piccola, leggera, una mano di donna.

Forse c'è qualcuno, forse è solo fantasia.

Lei ha appoggiato le lunghe gambe alla parete.

La doccia fredda si tramuta istantaneamente in vapore profumato.

Il tocco della mano è piacevole sulle caviglie.

Segue il contorno dei polpacci e riprende il viaggio a ritroso.

Il ginocchio freme al passaggio delle dita leggere.

Le cosce.

Le mani ora sono due.

Realtà? Suggestione?

Parto della fantasia?

Le mani si fermano all'inguine.

Vagano su tutta la lunghezza delle gambe.

I fianchi un po' abbondanti abbandonati nel loro relax.

La leggera pressione sotto l'ombelico.

Un sospiro di godimento.

La pressione aumenta, il respiro anche.

Estasi.

Sicuramente è una donna.

Reale o immaginaria.

Nessun uomo saprebbe toccare nel punto giusto.

A metà tra l'ombelico e il triangolo morbido il palmo della piccola mano.

Le labbra dischiuse.

Caldo umido.

Un rantolo leggero accompagna il movimento circolare delle dita.

Il tocco caldo sulla rotondità dei seni.

Lieve, quasi timoroso.

I piccoli capezzoli irti, nonostante il caldo.

I contorni del viso.

I lineamenti si distendono.

Sorrisi.

Ansimi.

Spasmi di piacere.

La mano sul morbido monte.

Le dita si insinuano.

Brividi.

Un sottile piacere viscerale, lontano, profondo.

Dentro il cervello e sulla pelle.

Una carezza leggera, troppo leggera per essere la mano.

Una carezza umida in punta di lingua schiude definitivamente quelle labbra.

Un piacere quasi doloroso.

La bocca in tutta la sua pienezza.

Solo un'altra femmina può capire lo struggimento di questo momento.

Improvviso l'odore di un uomo.

La mano di lei si posa come a voler riconoscere il corpo.

Trova il torace.

I peli morbidi e bagnati.

Il maschio.

Come piume, le dita di lei accarezzano.

Un mugolio appena accennato.

Lui si appoggia con entrambe le mani alla parete.

Ha già cominciato a godere.

Solo lei sa masturbargli il cervello così.

Tocchi lievi, lunghi e insistenti, senza tregua.

Due mani.

Una prende possesso di tutto il suo essere, l'altra continua a spaziare.

Un tempo senza tempo.

Gli sembra di cadere.

Di sprofondare in un buco nero.

I polpastrelli gli solleticano la pelle morbida.

Il palmo tiene saldamente racchiuso in sé tutto il suo essere.

Righe, cifre, numeri.

Lui non capisce più cosa quelle dita stiano scrivendo sulla sua asta.

È solo cosciente di questo godimento.

La punta della lingua.

Forse quella lingua è solo dentro la sua testa.

Forse è un sogno.

Lui non vuole svegliarsi.

Lei ha le dita bagnate e calde.

Una ad una le fa sparire nella bocca e lo tocca.

Il movimento è rotatorio.

La lingua.

Le dita umide.

La lingua.

Le dita umide.

È come stare sull'altalena.

Lui non sa dire cosa lo faccia godere così.

Non sa nemmeno se lei è reale o se è solo fantasia.

Lei è reale.

Il tempo del bagno sta finendo.

Lei accelera il tocco.

Lei accentua la presa.

Lei serra il ritmo.

Un'alternanza di lingua, bocca, dita, mani.

Senza tregua.

Ma lui non vuole tregua.

Lui vuole solo defluire.

Finalmente.

Si sente portato in un'altra dimensione.

Lei era reale, ma non c'è più.

Il vapore cessa.

La testa vuota.

Spossatezza.

La panca di legno.

Lasciarsi andare.

Un leggero sonno.

Ma lei dov'è?

 

 

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