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Diario n°:

211

MARIA MAREA
Valter Padovani

MARIA MAREA

Gli piaceva camminare sulla sabbia resa umida dalla notte con il garrito dei gabbiani e lo sciabordio delle onde che si infrangevano sugli scogli in lontananza.

Era il primo giorno in cui poteva finalmente visitare quel luogo, tanto decantato dall’amico che gli aveva offerto di trascorrere alcuni giorni nella sua casa sulla scogliera che lui utilizzava ormai solo per brevi periodi nella stagione estiva. Al contrario Alex adorava i luoghi di mare nei periodi di bassa stagione, così tranquilli, naturali e affascinanti.

Il clima era mite e una leggera brezza portava dal mare all’entroterra i rumori e il profumo forte di salsedine; la temperatura poi non faceva certo invidiare quella delle giornate d’estate.

Gli piaceva calpestare la graniglia fine delle dune a ridosso della piccola baia appena visibile dal crinale della scogliera e che nei due giorni appena trascorsi aveva potuto ammirare solo a tratti. Una lunga insenatura di acqua cristallina protetta da scogli che affondava per molte decine di metri e, vista dall’alto, appariva simile al letto di un fiume, che solo le bizze della natura potevano aver concepito in tutto quello splendore; Cala Maria l’aveva chiamata l’amico, dipingendola come un posto magico, di una bellezza straordinaria e carica di leggende. Non gli aveva fatto troppe domande, conoscendo l’enfasi con cui era solito avvolgere i suoi racconti, però qualcosa di particolare iniziò a percepirlo anche lui mano a mano che si avvicinava alla riva. In effetti, nel generale aspetto della costa, era realmente qualcosa di molto inusuale anche se, in fondo, si trattava solo un brandello di terra che il mare aveva rubato rivestendolo di una candida spiaggia di sabbia bianchissima.

Scendere dalla casa attraverso il sentiero ricavato nella roccia non era stato affatto semplice ma lo spettacolo che gli si stava per offrire ne valeva certo la pena. Era incuriosito, tra l’altro, dallo strano comportamento delle lampare al rientro in porto che facevano stridere le sirene in prossimità dell’imboccatura: sapeva poco di marineria ma abbastanza per capire che non si trattasse di una casualità.

Il sole era alto e già da un po’ aveva iniziato a scaldare come non ci si aspetterebbe a fine primavera e la calura iniziava a prendere il sopravvento, sempre meno mitigata dal vento leggero che arrivava dal mare.

Superò una a una le piccole dune rivestite di arbusti e conchiglie accumulate nel tempo dalle varie mareggiate e non gli fu difficile capire di essere ormai prossimo alla spiaggia. Curioso come un bambino prese a superarle una dopo l’altra dalla vetta, sperando ogni volta di vedere finalmente il blu intenso del mare, ma trovandosene sempre davanti una che gli chiudeva in parte la visuale.

Quando finalmente si trovò sull’ultima cima sabbiosa rimase immobile per alcuni istanti a gustarsi il panorama che gli si parava davanti, quasi incredulo di quanta bellezza esprimesse quel luogo con la sua distesa immobile e celeste, con l’acqua tanto limpida da poter scorgere sul fondale le praterie di poseidonia che si alternavano alle distese sabbiose. Immobile si gustò quelle sensazioni, chiudendo gli occhi e respirando a pieni polmoni l’aria salmastra.

Li riaprì quando fu raggiunto dal suono della sirena di una piccola barca da pesca che transitava in quel momento proprio davanti all’imbocco dell’insenatura: un suono ripetuto, come un saluto. Appena scomparve dietro lo scoglio Alex corse con lo sguardo alla ricerca di un indizio che gli facesse comprendere quel gesto, voltandosi e osservando verso la scogliera dove, forse, i pescatori avevano visto qualcuno.

E fu proprio in quel momento che la vide, non lontana da lui, sdraiata tra le dune.

Strizzò gli occhi per essere certo che l’immagine che la sua vista gli restituiva fosse reale e non un miraggio, ma ci volle poco per trovare conferma alla sua prima impressione: sdraiata tra le piccole montagne di sabbia una donna completamente nuda e dalla pelle scurissima sembrava stesse dormendo. Disorientato da quella visione e vedendola immobile subito si preoccupò.

Che fare? Fingere di nulla e andarsene o chiedere se servisse aiuto?

Decise velocemente e si diresse verso di lei temendo il peggio ma ogni dubbio svanì nel momento in cui la donna accennò un lieve movimento del piede e del capo per meglio sistemarsi.

Ormai troppo vicino per tornare sui suoi passi non poté fare altro che continuare ad avanzare discretamente, non riuscendo a non fissare attentamente quel bellissimo corpo, sottile, sinuoso, con seni sodi e gambe affusolate, e dalla pelle straordinariamente scura. Pensò si trattasse di una donna di colore ma i lineamenti e la folta capigliatura nerocorvina appena ondulata sembravano dissipare il dubbio.

«Sta bene signorina?» chiese timidamente.

Lei spalancò gli occhi proteggendoli con una mano dal sole e guardò quell’individuo che evidentemente non aveva sentito arrivare, assorta com’era nel suo riposo. Lo osservò per alcuni istanti titubante, nel tentativo di riconoscerlo e, senza alcun motivo, poco dopo gli sorrise. Non cercò neppure di coprirsi con il leggero abito di tessuto bianco che aveva accanto, del tutto a suo agio dinanzi a quello sconosciuto.

Se già la visione di quel corpo statuario era stata deleteria nei pensieri di Alex, ancor di più lo furono il sorriso dai denti bianchissimi e gli occhi dello stesso colore del mare.

Del tutto incurante della sua nudità lei balzò in piedi e, quasi si conoscessero, gli gettò le braccia al collo e prese a baciarlo. Frastornato non mosse un solo muscolo e lasciò che lei facesse, per quanto assurda e insolita potesse sembrargli quella situazione. Lei non disse una parola né emise alcun suono che giustificasse la sua reazione anzi, afferrò il viso dell’uomo tra le mani e prese a baciarlo, sempre più intensamente.

Il profumo forte che emanava la sua pelle, il sapore intenso delle sue labbra e il contatto con quel magnifico corpo vinsero le sue ultime resistenze e poco dopo si ritrovò sdraiato mentre lei, ricoprendo di baci i brandelli di pelle che affioravano via via che andava spogliandolo, prendeva possesso dell’uomo.

Travolto dagli eventi subì piacevolmente quell’inattesa accoglienza e lasciò che la bocca si impadronisse del suo sesso ormai inverosimilmente turgido, gustandosi i lenti e voraci movimenti delle labbra che parevano volerlo inghiottire. Ormai prossimo all’imminente orgasmo lei si staccò per risalire lungo il ventre e il torace e si sedette su di lui che, senza alcuno sforzo, affondò nel suo sesso madido e caldo. Eretta lo accolse in sé, con movimenti prima lievi, poi sempre più convulsi del bacino, iniziando la sua conturbante danza: poteva avvertire chiaramente il suo ventre, ogni singolo muscolo, continuare l’opera che fino a pochi attimi prima era stata della bocca.

In quel ritmo seducente riuscì a malapena a distinguere in controluce gli occhi socchiusi color del mare e carichi di desiderio di quella splendida creatura che gli stava donando quel piacere assoluto.

Tale era l’eccitazione che in pochi secondi lui dovette arrendersi all’orgasmo accompagnato da un rantolo animalesco che sopraggiunse impetuoso, come le onde che si infrangevano non lontano contro gli scogli. Pochi istanti e il seme le riempì il ventre mentre anche lei, finalmente paga, a sua volta godette del caldo dono con un gemito soddisfatto, ancora stoicamente eretta, fino a quando cadde esausta sul petto dell’uomo che istintivamente la avvolse tra le braccia.

Nessuno dei due si rese conto di quanto quell’abbraccio fosse durato, ma quando lei si staccò sdraiandosi al suo fianco i loro cuori ripresero a battere nuovamente. Lui guardò quegli occhi di un blu mai visto e li vide appagati, sazi, e il lieve sorriso che si disegnò sul volto fu ancor più coinvolgente. Rimasero così a fissarsi a lungo fino al momento in cui, tornando alla realtà, lui si risollevò facendo un lungo respiro e chiudendo gli occhi, temendo che si fosse trattato solo di un sogno. Invece no, quando li riaprì lei era ancora lì accanto, in adorazione.

Si alzò a fatica sulle gambe tremanti e, per quanto potesse sembrare indelicato in quel frangente, cercò un punto tra le dune dove poter urinare. Pochi passi e si fermò lasciando che la vescica si svuotasse. In un attimo la donna lo raggiunse e si inginocchiò a lato col viso all’altezza del membro provato per lo sforzo. D’istinto l’uomo si trattenne ma si stupì quando lei, unendo le mani a coppa proprio sotto il suo sesso, lo guardò, sorridendo. Non comprese il significato di quel gesto ma continuò, imbarazzato, ciò che aveva interrotto.

Lei raccolse la pioggia dorata fin quando le mani ne furono colme se la versò sui seni e sul ventre tornando poi a osservare l’uomo stupefatto per quel gesto tanto inconsueto. Rimase inebetito anche quando, dopo essersi rialzata, prese la direzione della spiaggia voltandosi di tanto in tanto a osservare divertita l’uomo che si era incamminato tra le dune alla ricerca del sentiero verso casa, raccogliendo istintivamente i suoi abiti sparsi qua e là. Lei presto sparì dalla sua vista e una volta rivestito prese a ripercorrere barcollante la strada calpestata poco prima, mentre in lontananza un’altra sirena lanciava il suo stridulo urlo.

Ripercorse il sentiero scavato nella scogliera e giunto davanti all’abitazione crollò a terra sfinito, mentre ancora cercava di dare un senso all’accaduto. Entrò in casa trascinandosi a fatica, tentando di riordinare i pensieri e gli eventi appena vissuti ma ben presto cedette alla stanchezza, precipitando in un sonno agitato dall’immagine di quella donna bellissima e bizzarra.

Quando si risvegliò ebbe un momento di appannamento e non riuscì a comprendere se quanto accaduto fosse stato effettivamente reale o se fosse invece il frutto della sua fantasia, ma fu il  sapore forte che ancora aveva sulle labbra a dargli la risposta che cercava.

Si buttò sotto la doccia riuscendo almeno nell’intento di ripulire il fisico dalla stanchezza, mentre i pensieri e i ricordi divenivano sempre più nitidi.

Chi era quella donna? Perché si era concessa a lui con tale impeto e senza alcun motivo apparente?

   

Non trovò risposte plausibili a quel turbinio di domande ma comprese che il solo modo per avere informazioni era al vicino paese. Percorse la strada sterrata che conduceva verso il piccolo borgo di pescatori non molto lontano, dove aveva già scambiato alcune frasi di circostanza con l’unico commerciante del luogo, un vecchio che nel suo negozio teneva quanto potesse servire alla semplice gente di mare. Si era dimostrato loquace e discreto e, forse, gli avrebbe potuto fornire qualche chiarimento su quella bellissima sconosciuta.

   

***

   

Il vecchio stava all’ingresso di quello che era il suo negozio assorto nella lettura di un giornale, con gli occhiali sulla punta del naso che sembravano dover cadere a ogni minimo movimento e che invece, sfidando ogni legge fisica, restavano al loro posto. Quando vide Alex scendere dall’auto sollevò appena lo sguardo e, assaporando nuovi incassi, ripiegò il giornale abbozzando un sorriso. Dopo un veloce saluto entrarono insieme nel locale dove il vecchio soddisfò per quanto possibile le richieste del forestiero, appuntando su un brandello di carta i prezzi delle varie cibarie. Soddisfatto pose infine tutta la merce in un sacchetto raccogliendo le banconote ricevute, mentre lo straniero, incuriosito da uno strano vociare che non aveva notato nei giorni precedenti, seguiva con lo sguardo alcune persone che stavano confabulando nervosamente tra loro.

«È successo qualcosa?» chiese Alex al barbuto negoziante che, dopo avergli dato il resto, stava tornando verso la porta dove il giornale paziente lo aspettava. L’anziano si fermò e lo osservò quasi volesse pesare accuratamente le parole:

«È scomparsa una donna...»

Alex lo fissò, esitante: il tono che l’uomo aveva usato aveva un che di inquietante.

«Venga, le racconterò una storia...» e mentre pronunciava questa frase afferrò due bicchieri e una bottiglia di vino, facendogli segno di seguirlo.

Si sedettero al tavolo all’esterno della bottega. Il vecchio riempì i bicchieri non troppo limpidi quasi seguendo un rituale: invitò con un semplice gesto l’occasionale ospite a brindare con lui.

Sorseggiò con calma, ponderando i gesti e i pensieri e quando posò il bicchiere svuotato puntò lo sguardo verso un punto indefinito davanti a sé.

«Una mattina di molti anni fa arrivò in porto una piccola barca da pesca con due ragazzi a bordo: lei poco più che bambina e lui di qualche anno più grande. Lei era veramente molto bella, con la pelle candida e liscia, un corpo ancora acerbo di donna e un sorriso solare come mai se ne era visto uno; lui un ragazzotto forte e muscoloso con la faccia da bambino...»

Si interruppe guardando Alex e strizzando leggermente gli occhi:

«Sa, lei gli somiglia molto!» prima di tornare a fissare quel punto chissà dove e riprendere il racconto là dove lo aveva interrotto.

«Una volta sbarcati chiesero in paese se vi fosse qualcuno che poteva dar loro ospitalità, ma tutto ciò che trovarono fu una vecchia capanna in un terreno sotto la scogliera che apparteneva a una donna rimasta da poco vedova e che era stata ben felice di offrire loro un tetto, accordandosi con un pagamento in pescato che il giovane le avrebbe garantito. Lui ogni notte usciva a pesca, tornando il giorno successivo col suo piccolo carico di pesce che puntualmente vendeva ricavando il denaro necessario. Nel giro di pochi anni il debito fu totalmente estinto, tanta era la dedizione al lavoro di quel giovane uomo, riuscendo persino a creare un piccolo orto che gli dava il necessario per vivere.

Di loro si sapeva pochissimo, solo che venivano dai mari del sud: la ragazza non abbandonava mai la loro casa e lui si tratteneva in paese giusto il tempo necessario per vendere la sua merce. A differenza degli altri pescatori non ormeggiava nel porto del paese ma in una cala sotto la scogliera, proprio sotto la sua abitazione...» disse ricordando le conversazioni avute con lo straniero nei giorni precedenti.

Alex seguì ogni parola pronunciata dal vecchio con crescente ansia, senza conoscerne la causa e senza mai staccare lo sguardo dal suo volto rugoso.

«Su di loro circolavano le più disparate voci: si diceva che lei, tutti i giorni, quando il sole caldo lo permetteva, si sdraiasse fra le dune di sabbia della spiaggia, totalmente nuda e incurante, aspettando che il suo uomo tornasse e quando lui finalmente gettava l’ancora e scendeva a terra, che facessero l’amore, ogni volta come fosse la prima. Qualche diceria raccontava anche che lei, una volta consumato il piacere, offrisse ogni volta il suo seno e il suo ventre al getto di urina del suo uomo, quasi a ribadire la sua appartenenza a lui.»

A quelle parole Alex sbiancò e un brivido lo percorse, mentre il vecchio rimase immobile scavando nei ricordi.

«Poi, un pomeriggio d’estate, arrivò il vento caldo dell’Est: tutti i pescatori sapevano bene che quando il vento che arrivava da Est era caldo, incontrando quello freddo che soffiava da Nord, si sarebbe scatenata una tempesta, tutti ma non il giovane. Nessuna barca lasciò il porto quella notte e quando puntuale arrivò la tempesta qualcuno vide la lampara del giovane ignaro scomparire, inghiottita dalle onde. Il mare non restituì nulla: né un corpo, né un legno. La ragazza lo attese invano il giorno successivo, e quello dopo ancora, e tutti quelli che seguirono.

Maria a paccia, Maria la pazza come la chiamavano le donne del posto non conoscendo il suo vero nome, tutti i giorni tornava sulla spiaggia, tra le dune di sabbia, sdraiandosi e lasciandosi baciare dal sole, scrutando di tanto in tanto all’orizzonte con i suoi grandi occhi blu l’arrivo del suo uomo. Per i pescatori lei divenne Maria Marea perché ogni giorno, con la stessa certezza della marea, sapevano che l’avrebbero trovata là, ad aspettare nuda il suo uomo rientrare nella piccola cala che prese il suo nome. Per tutti loro divenne consuetudine, transitando davanti all’imbocco della baia, salutarla con lo strillo delle sirene a cui lei contraccambiava sempre con un gesto di saluto.»

Vi fu un attimo di assordante silenzio tra i due e, mentre Alex rimase cereo e immobile a fissare il vecchio, lui abbassò lo sguardo a terra sconsolato.

«Una barca di pescatori rientrata stamani ha detto di averla vista entrare in acqua, sorridente, e dopo averli salutati come sempre si è immersa per non riaffiorare più...»

Quando il vecchio rialzò lo sguardo incrociò, senza sorprendersi, il viso di Alex visibilmente scosso. Si riempì nuovamente il bicchiere e buttò giù in un sol colpo tutto il contenuto, tornando poi a osservare l’uomo che dinanzi a lui non aveva mosso un solo muscolo.

   

«Lei l’ha incontrata, vero?» chiese pur conoscendo già la risposta che non uscì dalle labbra serrate dello straniero impietrito accanto a lui.

Il vecchio tornò a guardare l’orizzonte, verso quell’immensa distesa salata che ora appariva tranquilla.

«Qualsiasi cosa sia successa tra voi su quella spiaggia stamane sappia che senza saperlo lei ha dato finalmente pace a quella povera anima inquieta: ora è accanto al suo uomo, là, da qualche parte, e stanno facendo l’amore.»

Frastornato Alex riuscì a malapena ad alzarsi e meccanicamente tornò all’auto dimenticando a terra il sacchetto delle vivande.

Mentre percorreva la strada del ritorno le parole del vecchio ritornavano insistenti.

   

***

   

La notte di Alex fu costellata da rimorsi, ricordi, e dalle parole martellanti del racconto al punto che non chiuse occhio. Appena il sole sorse decise di tornare tra le dune, ripercorrendo il sentiero che dalla casa portava verso la spiaggia fino all’esatto punto in cui il giorno precedente l’aveva sorpresa sdraiata. Sperò di vederla appena superata l’ultima cima ma lì, dove l’aveva scoperta nuda e bellissima, c’era solo il suo vestito bianco e l’orma dei loro corpi quando avevano fatto l’amore.

Raccolse l’abito, lo ripiegò accuratamente e lo ripose delicatamente in una buca scavata nella sabbia ricoprendolo.

Si sedette di fronte al mare e al sole, alto e caldo che lo costrinse a togliersi la camicia, aspettando di vederla emergere dall’acqua limpida della baia con la sua pelle scura, il suo corpo da sogno e i suoi grandi occhi blu mentre in lontananza, tra lo sciabordio delle onde sugli scogli e il garrito dei gabbiani, una barca di pescatori passando davanti all’entrata della cala faceva urlare la sirena in segno di saluto.

E lui, a sua volta, li salutò.

 

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