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Diario n°:

184

MAS... TURBA... AZIONE
Fran Za

MAS... TURBA... AZIONE

Io lo faccio. Sì, lo faccio. Lo faccio anche adesso, in questo momento. A pancia sotto, con il cuscino girato in posizione verticale. Metà del corpo sul materasso e l’altra metà sul mio morbidissimo guanciale. Mano destra dentro le mutande. Mi sfioro, mi tocco. Adoro farlo soprattutto la sera. Mi rilasso, dopo una giornata intensa, e scarico la tensione e l’ansia. Inizio come una furia, con foga e irruenza. Ma non succede nulla e lo so bene. Io non funziono così. Allora rallento, mi calmo. Niente fretta. Ci vuole calma. Il dito medio sfiora il clitoride e fa dei piccoli cerchi. Inizio a rilassarmi. E a pensare. Per far funzionare il mio meccanismo ho bisogno di sfogliare le pagine della mia mente. Il dito continua a tracciare i suoi piccolissimi cerchi mentre vago tra i ricordi, gli eventi vissuti, le fantasie. Mi sistemo meglio. Il corpo non deve pesare troppo sul braccio destro, altrimenti la mano si addormenta. Sposto il mio peso leggermente a sinistra. Sì, così va bene, così ci siamo. Sono comoda, rilassata. Ho smesso di agitarmi. Adesso sono immobile. La mano è sempre sotto la stoffa delle mie mutandine. Ferma anche lei. È solo il dito che si muove. Penso, leggo i ricordi, le persone, gli uomini e le donne che mi hanno fatto godere. Stasera mi soffermo su Arturo. Era tanto che non pensavo a lui. Osservo il suo sguardo che mi squadra da capo a piedi mentre sono immobile davanti alla sua macchina, imbarazzata. Vorrei entrare ma non me lo permette. Non ancora. Vuole godersi lo spettacolo. Fuori al freddo, col mio cappottino verde e gli stivali col tacco, struscio le gambe tra loro, sentendomi nuda senza le mutandine che mi ha impedito di indossare. Dopo secondi che sembrano ore Arturo finalmente mi fa cenno di salire. Il dito prosegue con il suo disegno circolare e io comincio a bagnarmi.

Riprendo la lettura dei ricordi. Sono dentro l’automobile. E sono molto agitata. È la prima volta che ci vediamo. Eppure ci conosciamo bene. Ci siamo scritti per un mese. Mi sorride soddisfatto, vedendomi confusa e poi mette in molto la sua vettura che parte e si infila nel traffico della mattina. Dopo qualche centinaio di metri ci fermiamo ad un distributore di benzina. So che mi aspetta qualcosa. Me lo ha detto, anzi scritto, il giorno prima. Sospiro e affondo il viso nel cuscino che sa di me. Il benzinaio si avvicina al finestrino e Arturo chiede il pieno. Poi si volta e mi guarda. Non riesco a dire nulla. Dopo fiumi di parole digitate, adesso sono muta. Mi ordina di slacciare il cappotto e di sollevare la gonna proprio quando l’uomo torna di nuovo al finestrino per riconsegnargli le chiavi della macchina. Arturo gli chiede di dare una pulita al vetro. Tremo. Sono sempre più bagnata mentre il mio dito scivola tra le pieghe del mio sesso. Ansimo, forse ci siamo. Comincio ad agitarmi quando finalmente apro il cappotto e sollevo la gonna. La mano che agita la spazzola lavavetri improvvisamente si ferma. Avverto gli occhi dell’uomo su di me. Sulla mia fica nuda. Arturo mi ordina di aprire le gambe. Mi sento avvampare. Un brivido mi parte dalla nuca e mi arriva fino in fondo alla schiena. Sono eccitatissima. In auto e qui, sotto le coperte. Il dito si spinge più sotto e, scivolando tra i miei umori, si infila dentro il mio sesso.

Un allarme improvviso mi scuote. Una macchina sotto le finestre della mia stanza. Maledetta. Torno in me, quel rumore mi fa diventare matta. Sbuffo, giro il cuscino, ho caldo e sto iniziando a sudare. L’allarme finalmente si arresta. E io sono ancora a pancia sotto. Inquieta e incazzata. È tardi e domani devo alzarmi presto. È ora di dormire. Ma adesso non potrei. Non ci riuscirei. Devo sfogarmi. Devo esplodere. Chiudo gli occhi e infilo di nuovo la mano sotto le mie mutandine. Cambio storia, volto pagina, e abbandono me stessa in quella macchina, ancora con le cosce aperte. Passo oltre, vado avanti. Altri volti, altri ricordi, altre fantasie. Ci vuole qualcosa di più forte, di ancora più intenso. Saltello qua e là tra le pagine delle mia memoria che, lo so bene, si confonde spesso con la fantasia. Già perché forse in quella macchina le mutandine le indossavo. Non ricordo bene ma non ha nessuna importanza perché adesso sono altrove. Sono a casa di Laura che mi sorride mentre chiacchieriamo davanti a una tazza di cioccolata fumante. Chissà che fine ha fatto Laura. Dopo quel pomeriggio non ci siamo più sentite.

Basta, niente divagazioni. Adesso devo concentrarmi sul mio clitoride, sul mio sesso. E su di Lei. Lo so che mi vuole. Me lo ha fatto capire in tutti i modi. E forse non dovrei essere a casa sua a chiacchierare come se nulla fosse. Ridiamo. Lei mi fa tanto ridere. E mi eccita sapere che mi vuole. Eppure le donne non mi sono mai piaciute. È il suo desiderio di me che mi smuove qualcosa dentro. Allargo le gambe, il dito scivola di nuovo dentro di me, lentamente, mentre Laura mi guarda maliziosa e si avvicina. Mi scosta una ciocca di capelli portandola dietro l’orecchio. Abbasso lo sguardo, imbarazzata, ma la sua mano mi solleva il mento e mi costringe a guardarla mentre le sue labbra si avvicinano alle mie fino a sfiorarle. Il mio dito entra ed esce dal mio sesso mentre comincio ad ansimare, ad agitarmi. Allargo le gambe e mi struscio sul materasso mentre Laura mi infila la sua lingua in bocca. Le sue mani si insinuano sotto il mio maglione e iniziano a percorrere il mio corpo che freme, anche qui, sotto le lenzuola sfatte. Laura mi sfila il maglione e mi guarda soddisfatta. Tira fuori il mio seno dal reggiseno, senza slacciarlo. Mi lecca il capezzolo e lo mordicchia facendomi un po’ male. Poi si inginocchia davanti alla cerniera dei miei jeans. Mi guarda per un istante e poi me li sfila lentamente, portandosi dietro anche le mie mutandine. Ammira il panorama di fronte ai suoi occhi e poi affonda la sua bocca sul mio sesso mentre la mia bocca sta sbavando sul cuscino. Mi fa allargare le gambe per permettere meglio alla sua lingua di percorrere le pieghe del mio sesso. Sotto le mie mutandine, la mano sinistra è arrivata a fare compagnia alla destra, mentre Laura mi sfiora, mi succhia, mi beve, mi divora. Sto tremando in piedi contro il muro e sdraiata sotto le lenzuola. Uno scossa mi travolge, le dita si insinuano sempre più profonde nel mio sesso mentre la lingua di Laura mi strappa un orgasmo che mi fa gridare. La mia voce si smorza soffocata dal cuscino su cui sto premendo la mia bocca. Ho le braccia intorpidite, sono sfatta e sudata. Mi distendo, mi allungo. Lentamente il respiro ritorna regolare. Mi godo questa meravigliosa sensazione. Ecco. Adesso so che dormirò come una bambina.

 

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