Abbiamo 413 visitatori e nessun utente online

Diario n°:

28

MESSAGGI AL CIOCCOLATO
Michele Cogni

MESSAGGI AL CIOCCOLATO

Era ormai tutto pronto da ore.

La tavola era stata preparata con cura, in maniera semplice e moderna, ma con un tocco di romantica sensualità grazie ai sottopiatti rossi e alle candele intonate che svettavano sui lati. Una semplice e leggera cena fredda, questo era l’accordo. Certo, aveva senso, in fondo dopo cena la serata sarebbe stata estremamente calda. Mancava solo lui, ormai.

 Ricontrollò ogni cosa un ultima volta perché ci teneva a fare una perfetta impressione, lui era un goloso e un ottimo gourmet; eppure lo sguardo della donna continuava a finire sulla rotonda alzata d’argento, su cui era adagiata una splendida piramide di praline di cioccolato. Le aveva preparate lei stessa nel pomeriggio, come avevano deciso.

“Messaggi al cioccolato” li aveva chiamati lui.

Si conoscevano da poco tempo, eppure erano scattati un piacevolissimo feeling e una bellissima amicizia. Lei, in verità, aveva capito fin dall’inizio che sarebbero finiti a letto insieme dopo pochi minuti dal primo incontro. Si sa che, se una persona piace, attrae e stuzzica dal punto di vista sessuale, tutto è chiaro già dopo i primi sguardi e le prime parole: sempre. Tutto ciò che avviene poi è, semplicemente, un più o meno lungo prolungarsi di un gioco dettato dalla società, dalle consuetudini e dal non trascurabile piacere del corteggiamento.

Ciò che invece l’aveva realmente stupita era stato che, nonostante al termine della serata si fossero baciati a lungo e profondamente e in modo molto sensuale e vorace, quasi famelico, lui si era poi fermato a quello. Lei era già molto eccitata, sentiva intenso quell’umido e caldo desiderio che, tra le sue cosce strette, gridava ai sensi di lui di prenderla. E aveva anche chiaramente percepito il duro desiderio dell’uomo spingerle imperioso sul ventre, durante lo stretto abbraccio in cui erano intrecciati. Ma quell’uomo si era staccato da lei e le aveva sussurrato all’orecchio: «Se ora salissi da te e scopassimo, seppur selvaggiamente e con immane passione, sarebbe alla lunga solo una scopata come mille altre, senza unicità, senza assaporare davvero un nuovo gusto, un nuovo reciproco piacere.»

Quindi le aveva esposto la sua idea, il suo gioco. Una sfida che aveva sorpreso ed eccitato la mente della donna ancora di più. L’aveva chiamato: “messaggi al cioccolato”.

Ecco perché ora lei non riusciva a distogliere gli occhi per più di qualche minuto da quei cioccolatini. Lui l’aveva sfidata, sapientemente e in maniera sensuale, a scrivere tutte le sue voglie e fantasie, tutti i più arditi, celati e peccaminosi segreti della sua mente, su piccole strisce di carta prima di farcire ogni pralina con uno di quegli intimi desideri, strettamente arrotolati. Solo dei semplici “voglio...” uniti a ciò che avrebbe intimamente desiderato che lui le facesse, senza freni o tabù. Un po’ come l’erba voglio dei bambini.

Sapeva che, terminata la cena, lui avrebbe assaggiato alcune praline e avrebbe poi fatto in modo che ogni desiderio scoperto venisse immediatamente realizzato. Ancora adesso quasi arrossiva da sola al pensiero di alcune delle “voglie” che aveva scritto. Sul momento, presa dal gioco, non si era quasi resa conto di essersi davvero lasciata andare così tanto. Era molto più facile scrivere, in effetti, che confessare a voce le sue fantasie, e aveva così scoperto che molte di quelle voglie erano restate per tutti quegli anni rinchiuse a chiave nelle gabbie nascoste della sua mente, inconfessate. Certo, all’inizio aveva faticato un poco e scritto alcune voglie che ora le sembravano decisamente banali, poi però, poco a poco, aveva davvero ceduto al piacere del gioco e viaggiato intensamente con la fantasia.

Il suo corpo era adesso attraversato da continui brividi, quasi scariche elettriche, al pensiero di non sapere cosa sarebbe successo di lì a poco. L’adrenalina di tale perversa aleatorietà le provocava un costante tremolio nelle gambe, e soprattutto tra le cosce.

Lo squillo del campanello la fece sobbalzare. Era arrivato.

Lo fece accomodare in case e lui dimostrò subito, con un sorriso e una lieve alzata di sopracciglia, di apprezzare la scelta del semplice e corto abito rosso, con Open toe nere dal sottile tacco alto, che lei aveva infine, dopo mille prove, scelto di indossare. Lui la strinse a sé e la baciò a lungo, con dolcezza e lentamente, quindi, distaccandosi da lei con un sorriso, si fece mostrare la tavola.

Aveva portato con sé due bottiglie di vino; stappò subito un bianco che si rivelò assolutamente fantastico, un Riesling Hérzu delle Langhe di Germano il cui sapore fruttato, quasi tropicale, la sorprese e deliziò, mostrandosi perfetto per ciò che lei aveva preparato. Una tartare mista di tonno e ricciola, con trito di pinoli e pistacchi tostati in salsa al basilico e, a seguire, un’insalata di gamberi rossi, arance, sedano e finocchietto selvatico, dall’intenso profumo di Sicilia.

Mangiarono tranquillamente, sorseggiando quel vino delizioso e conversando piacevolmente senza accennare al gioco che li attendeva, anche se lei non aveva mancato di notare il suo sguardo di approvazione verso quella golosa piramide di cioccolatini freschi. Il pensiero di ciò che li attendeva si intrecciava così intimamente nella mente di entrambi che rendeva ogni gesto o parola seducentemente allusivo.

Giunse così finalmente il momento del dolce.

Si alzarono dalla tavola accomodandosi sul grande divano della sala adiacente alla zona pranzo; sul tavolino di cristallo che troneggiava di fronte a loro, lei appoggiò l’alzata dei suoi intimi messaggi al cioccolato. L’uomo stappò la seconda bottiglia che aveva portato, un Cognac Napoleon XO “grand reserve”, e versò il profumato liquore negli appositi bicchieri panciuti. Brindarono ancora una volta, sorseggiando il caldo intenso piacere del cognac, quindi lui allungò una mano, restò qualche secondo a oscillare, infine si decise e strinse uno dei cioccolatini tra le dita.

Portò la pralina alle labbra e la mise in bocca, leccando e succhiando il morbido e dolce cioccolato, quindi estrasse il piccolo rotolo di carta e, distogliendo appena un attimo lo sguardo dagli occhi di lei, lo srotolò e iniziò a leggerlo.

Lei era tesa, combattuta tra il desiderio e la vergogna, tra la curiosità e l’imbarazzo che già era reso evidente dal rossore avvampato sulle sue guance. Lui le sorrise, inarcando appena il sopracciglio, quindi si alzò in piedi, la prese per una mano in modo saldo e forte, e la tirò a sé facendola alzare dal divano. Quindi la baciò intensamente, mentre lei, abbandonata ogni paura, cedeva alla sua bocca.

Senza preavviso, l’uomo si staccò dalle sue labbra e la spinse verso il tavolo su cui avevano pranzato. Senza lasciarle il tempo di protestare o dire nulla, le fece appoggiare il busto sul piano ligneo, le sollevò l’abito rosso e le strappò le sottili mutandine di pizzo nere.

Mentre le abili dita di lui, accarezzando ed esplorando, rivelavano la sua evidente eccitazione, lei si chiedeva curiosa quale potesse essere il “voglio” che aveva appena scoperto mangiando. Pensò al biglietto in cui aveva scritto “voglio che mi sculacci”, ma le dita di lui la frugavano più che altro dentro, passando ora dal penetrare la sua fradicia vagina al giocare con il suo stretto posteriore.

Udì un lieve tintinnare, segno che lui si stava slacciando la cintura e quindi si abbassava i pantaloni. E a quel punto altri tremiti di tensione e desiderio la scossero, impadronendosi dei suoi sensi.

Poteva forse aver trovato il semplice “voglio che mi scopi”? Era uno dei primi biglietti che aveva scritto e ora lo trovava così banale, così privo di fantasia. Eppure aveva anche molta voglia che lui lo facesse, una voglia davvero intensa di farsi penetrare.

Lo sentì, duro e teso, mentre la sfiorava, giocando con il pene rigido tra i suoi glutei aperti, offerti a lui. Pensò che era strana l’idea che avrebbe sentito quel pene sconosciuto penetrarla senza nemmeno averlo visto, guardato e magari assaggiato o almeno accarezzato.

Poi le spinse il busto contro il tavolo, con forza, e i seni della donna, ancora coperti dal reggiseno e dal vestito, si schiacciarono sul piano di legno; sentì la cappella congestionata iniziare a spingere forte, insinuandosi lentamente e un poco dolorosamente dentro di lei. Improvvisa, la mano di lui lasciò cadere il piccolo biglietto sul tavolo davanti ai suoi occhi e contemporaneamente il membro durissimo la penetrò profondamente e con forza, in una spinta che la schiacciò contro il tavolo.

La donna, lasciandosi sfuggire un grido di dolore e piacere insieme, lo sentì invaderla e iniziare a possederla ripetutamente e con foga, incurante dei suoi lamenti, mentre leggeva a fatica, per via dei sobbalzi cui era costretta dalle veementi spinte, la piccola scritta. Diceva: “voglio che mi sodomizzi brutalmente”.

Ed era proprio quello che le stava facendo. Il membro duro e violento dell’uomo la penetrava a fondo, colpo dopo colpo, provocandole un’indescrivibile miscela di dolore e voluttà. Si chiese a un tratto perché avesse aggiunto quel “brutalmente”, ma in realtà lo sapeva: perché nessuno lo aveva mai fatto così, nessuno l’aveva mai inculata con violenza, eppure aveva sempre fatto parte delle sue intime e segrete fantasie, proprio una delle molte che aveva ora portato alla luce, scrivendola semplicemente su uno dei molti “voglio” nascosti nei cioccolatini.

Poco a poco smise di pensare e si lasciò avvolgere dal piacere; si perse nel profondo e peccaminoso godimento di quello che le stava accadendo finché, anche grazie alla mano di lui che aveva iniziato a stringerle e accarezzarle il clitoride mentre la sodomizzava, si abbandonò a un lungo e intenso orgasmo.

Lui rallentò il ritmo, lasciando che i tremiti di piacere di lei scemassero poco a poco, infine uscì dal quel culo eccitato e dolorante e, accarezzandola piano, si abbassò sul suo collo, baciandola e scorrendole con la lingua proprio dietro l’orecchio. Le provocò nuovi palpiti e tremiti lungo la schiena, poi le raggiunse la bocca con le labbra e la baciò profondamente.

«Uhm, mi è venuta voglia di un altro cioccolatino» gli disse infine lei.

 

Specifiche

0.0/5 di voti (0 voti)

Share this product

Lascia un commento

Please login to leave a comment.