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Diario n°:

265

Nel Club
Antonella Z.

Nel Club

Era entrata con degli amici, quella sera, in quel club rinomato del centro. Si era vestita con un tubino rosso fuoco, con un lieve spacco sulla gonna. Le gambe affusolate erano libere, così, di muoversi su quella pista. I capelli rossi erano raccolti in uno chignon, due orecchini dorati pendevano dalle orecchie. La pelle chiara risaltava con la luce del locale, le scarpe da ballo slanciavano la figura. Un rossetto rosso fuoco e un eyeliner nero facevano risaltare la sensualità di labbra e di sguardo, con quegli occhi verdi che guardavano il mondo. Quella sera, Giada si era presentata così, agli uomini.

Era venuta con il suo migliore amico, da sempre in friend zone, Alex, e la sua migliore amica Elisa, una ragazza studiosa e giudiziosa, l’opposto di lei. Giada era un tipo vivace, sempre allegra, con la battuta pronta. Era seducente, era affabile, era la classica ragazza che conquista con un solo sguardo gli uomini.

Era solita uscire solo per qualche settimana con i ragazzi: il tempo di farli innamorare e poi li lasciava. Lei non era fatta per le storie, per le gabbie come le chiamava. Lei era libera, voleva restare libera: amava per un istante, ma poi volava via. Le piaceva il sesso, le piaceva sopra ogni limite farlo, le piaceva eccitare ed essere eccitata, le piaceva la fantasia, le piaceva sperimentare.

Era difficile però che trovasse qualcuno che riuscisse a stupirla. Si era sempre un po’ annoiata, raggiungendo l’orgasmo da sola, non sotto le mani esperte di qualcun altro. Per lei questa era la sua rivincita contro gli uomini: sapere di non trovare nessuno in grado di farla venire, per lei era la dimostrazione della sua forza.

Quella sera non vedeva l’ora di trovare qualcuno da accalappiare per riconfermare la sua teoria.

 

**********

Andò al bancone, per prendere un cocktail: si sedette, iniziando a conversare con il barman. Era un po’ che non si vedevano, dopo quella sera che lo avevano fatto nel parcheggio. Come si era divertita nel vederlo in ginocchio, pronto a baciarla ovunque, ansimante, fremente nel prenderla. Le aveva persino strappato le mutandine di pizzo pur di assecondare i suoi desideri. Era stato feroce, ma troppo rapido. Giada lo ricordava con un sorriso sul volto.

Conversava con lui, accavallando le gambe, toccandosi gli orecchini, bevendo dalla cannuccia in maniera evocativa. Lo guardava con voracità: come le piaceva suggerirgli l’idea del sesso, senza poi però avere reale intenzione di farlo con lui.

«Ciao, non ci siamo già visti?» disse un ragazzo.

Giada si girò, sorpresa. Era un ragazzo alto, dai capelli biondi. Portava una camicia bianca slacciata quanto bastava per fare intravedere il petto. La giacca nera gli dava un’aria distinta. Aveva dei jeans blu e degli stivaletti. Mani grandi, lineamenti del viso perfetti, uno sguardo tenebroso e gli occhi castani più belli che avesse mai visto.

«Che scusa banale per iniziare una conversazione» disse lei.

«E cosa avrei dovuto dire per non essere banale?» chiese lui.

«Ciao come ti chiami?»

«Altrettanto banale.»

Giada sorrise.

«Forse tutte le conversazioni iniziano con qualche banalità» fece lei.

«Esatto, sono le persone che poi possono cambiare la banalità. Spero sia questo il caso.»

«Però» disse lei «sono Giada, piacere.»

Andrea» disse lui, stringendole la mano.

«E che ci fai qui Andrea?»

«Volevo passare una serata senza pensieri. Il ballo serve a questo, no?»

«Be’, ti sei avvicinato alla persona sbagliata: io causo un sacco di pensieri.»

«Lo dici per via delle gambe che hai o per la tua incredibile lingua?»

Giada sorrise.

«Dai Andrea, siediti e raccontami un po’ di te.»

Per Giada il gioco era stato servito su un piatto d’argento.

 

**********

 

Le raccontò degli studi che aveva seguito, di Economia, dei viaggi che aveva compiuto, del fatto di essere nato con la camicia e di non avere mai dovuto faticare molto per ottenere qualcosa. Le raccontò della sua passione per la musica e lo skateboard, le raccontò della sua casa in centro a Milano, fatta di due piani, con una jacuzzi sul terrazzo. Mentre raccontava, fece scivolare ogni tanto le dita sul ginocchio di lei, sfiorandole la mano che teneva il bicchiere, sorridendole lievemente. La desiderava.

Giada era rapita dalla sincerità con cui Andrea le stava parlando, da quei modi eleganti, da quel portafoglio pieno di soldi che le sventolava davanti. Non riusciva a non pensare a come doveva essere farlo con delle mani così pulite, senza un graffio, mani di chi non fa altro nella vita che l’amore. Lo vedeva che Andrea sapeva cosa fare, era curiosa di scoprire che cosa aveva imparato in tutti quegli anni di libertà e passione, se gli erano serviti, così come dichiarava, per fare esperienza.

Era attratta dalle mani, non smetteva di guardarle: mani vissute, mani curate, mani affusolate. Come doveva essere eccitante avere quelle mani ovunque, sul corpo, dentro. Ci si poteva giocare in un sacco di modi. Pensandolo, dovette accavallare le gambe, per nascondere il sussulto, per nascondere il desiderio del suo corpo.

Giada era un’artista, dipingeva, aveva un piccolo studio e per arrotondare dava ripetizioni. Aveva passato la vita a fare questo, era immersa nelle arti, a studiare il corpo e i paesaggi, a dipingere ciò che la sua anima percepiva. Era avvolta dalle sensazioni, era avvolta dal bisogno di raccontare con i disegni la propria storia, la propria visione, il proprio universo. Era appassionata di nudi, un po’ alla Schiele come stile: il nudo per rappresentare la sessualità, l’istinto, la passione. Questo era ciò che più le interessava.

«Non avevo mai conosciuto un’artista,» disse Andrea «su che opera stai lavorando adesso?»

«Ho qui davanti a me il mio prossimo soggetto» disse maliziosa.

«E che dovrei fare io?»

«Sarai nudo su una sedia, con lo sguardo compiaciuto e con la ragazza di spalle che fuma» disse provocatoria. «Un uomo dovrebbe essere così, soddisfatto dopo avere scopato.»

Andrea la guardò con intensità: le voleva mordere quelle labbra per farla tacere.

«Andiamo a ballare, ti va?»

«Sì, mi va» disse Giada. «I miei amici mi daranno per dispersa.»

«Non ancora» disse Andrea, prendendola per mano e trascinandola in pista.

 

 

********

 

La musica aveva quella melodia che accompagna la notte, che incita i corpi ad avvicinarsi, aveva quel sapore caldo, quell’odore inebriante. La pista era un’alcova, la pista era un preliminare, la pista era un’oasi, la pista era un invito.

Erano uno davanti all’altra. Iniziarono a muoversi lentamente, prima le gambe un po’ avanti e un po’ indietro, poi le braccia, poi il corpo. Giada sembrava una sirena, ondulata e flessuosa, come un’oda del mare, con il bacino disegnava cerchi, inscenava movimenti, suggeriva posizioni, invitava al proibito.

Giada provocava con lo sguardo, provocava accarezzandosi il corpo, provocava alzando lievemente l’abito. Poi si avvicinò ad Andrea, che restò immobile, pronto ad accettare ogni gioco che lei volesse condurre. Gli si avvicino, toccandogli il membro prima con il ventre e dopo, dandogli le spalle, con il suo sedere rotondo e sodo. Il corpo di Andrea reagì immediatamente a quel tocco, pronto per lei. Giada continuò questa carezza per un po’ di tempo, mentre le mani di Andrea assecondavano il movimento, stringendole lievemente i fianchi. Sorrideva, mentre Giada lo corteggiava in maniera così esplicita. Si sentiva in balia dei desideri di una donna e questo gli piaceva tantissimo.

Giada proseguì con un movimento sempre più insistente, fino a che si voltò di nuovo verso di lui, strusciandosi, mentre con le labbra gli sfiorò le guance e il collo.

Fu allora che lui le strinse le natiche con forza fra le sue mani, mentre due dita si facevano strada sotto le mutandine bagnate.

Lei ebbe un sussulto e sorrise compiaciuta, mente lui continuò a penetrare con le dita dentro di lei, alzandole la gamba destra che si agganciò a quella di lui. Si muovevano insieme, un movimento sempre più concitato, con il bacino di lei che stuzzicava la voglia di lui. Le mani di Andrea erano sempre più imbevute di un liquido caldo.

«Andiamo via» disse Giada.

«Dove?»

«In un posto chiuso.»

«Vuoi andare in auto?»

«No, andiamo in un bagno.»

«Perché?»

«Perché non posso aspettare.»

Gli tolse le dita da dentro di sé e le mise in bocca, assaporando i suoi stessi umori. Andrea era visibilmente eccitato, incuriosito.

Lo prese per mano e questa volta fu lei a condurlo, fu lei a spingerlo, fu lei a mostrargli la strada.

Alex ed Elisa video la scena, videro la loro amica che si avvicinava, con un uomo sconosciuto, alla toilette del locale. Si guardarono complici e li seguirono.

 

*********

 

Il bagno era piccolo e stretto, come di solito se ne trovano nei locali. Poco illuminato, con quelle porte a metà, che lasciano intravedere i piedi e che non arrivano fino al soffitto. Una porta che invitava al piacere.

Giada baciò con foga Andrea, spingendolo verso il bagno: lo fece sedere sul water e chiuse la porta a chiave.

«Non emettere un rumore» gli ordinò.

Si alzò la gonna, togliendosi le mutandine e  chiese ad Andrea di tenerle in bocca.

«Non mollarle mai per nessuna ragione» gli disse.

Con il sesso in vista, iniziò a massaggiarsi il clitoride davanti a lui, bagnandosi di quando in quando le dita per fare scorrere meglio le sue voglie.

Poi gli slacciò la cintura dei pantaloni, scoprendo con piacere che l’erezione era pronta. La liberò, salendo sopra di lui a cavalcioni e lo fece entrare, velocemente, con voracità, con impazienza dentro di sé.

Liberò il seno, facendolo uscire dal vestito aderente, per fargli vedere la durezza dei capezzoli.

«Stringimeli forte» gli ordinò.

Mentre lui le stringeva quel seno che sembrava essere fatto apposta per essere toccato, lei si muoveva con velocità e intensità sopra di lui, guardandolo fisso negli occhi e passandosi la lingua in continuazione sulle labbra.

Nel bagno accanto, Alex ed Elisa si stavano godendo lo spettacolo, silenziosamente, come erano soliti fare. Giada sapeva di essere guardata, le piaceva da matti essere guardata. Sapeva che Elisa la invidiava in quei momenti, sapeva che Alex si sarebbe masturbato tutta la notte pensando a lei. Era eccitata da morire, aveva spasmi in continuazione. Sapeva che Andrea voleva gridare, sapeva che Andrea voleva liberarsi, sapeva che questa situazione lo intrigava da matti.

Continuò a muoversi sopra di lui, continuò a portarlo al limite per poi fermarsi e ricominciare, ripetutamente.

Gli tolse le mutandine dalla bocca, lo baciò con passione e poi gli disse: «Che cazzo di scopata sei. Toccami dove vuoi, fammi venire.»

Andrea le mise le mani sulle natiche aiutandola nel movimento, aiutandola in quel viaggio inesorabile verso il piacere più estremo, baciandole il seno, succhiando quei capezzoli, schiaffeggiandola un po’, fino ad abbandonarsi con lei in un orgasmo potentissimo.

«Giada, sei…»

«Shhhh non parlare» disse baciandolo dolcemente.

 

Si rivestirono e Andrea aprì la porta.

«Complimenti bello» fece Alex. «Hai una durata allucinante.»

«Giada tieni hai trucco tutto sbavato» disse Elisa, porgendole un fazzoletto.

«E voi chi siete?» chiese Andrea

«I miei amici» rispose Giada. «Volevano assicurarsi che io fossi al sicuro.»

«Avete visto tutto?»

«Sì, abbiamo visto tutto» rispose Alex. «Ci piace guardarla.»

«E io mi eccito da matti se mi guardano» disse Giada sorridendo maliziosamente.

«Tu sei matta» disse Andrea.

«Ma ti sei divertito vero?»

«Vorrei leccartela un po’ sinceramente.»

«Vorrei tanto anche io farmela leccare.»

Giada si avvicinò ad Andrea dandogli un bacio sul collo e poi, guardandolo negli occhi, lo baciò sulle labbra con delicatezza.

«Ho una sola domanda» gli disse infine «come la mettiamo con tua moglie?»

Andrea sbiancò.

«Sul tuo anulare c’è chiaramente il segno di una fede che è stata tolta» disse ferma. «L’ho notato subito ma ti volevo.»

«Giada, posso spiegare...»

«Non c’è nulla da spiegare. A me piace scopare ed essere guardata, a te piace tradire.»

«Non è così, tu mi hai…»

«Guarda, io alla cazzata che ti ho colpito e non hai resistito non credo, quindi risparmiatela» gli baciò nuovamente il collo. «Ma se vuoi davvero leccarmela e scoprire fino a che punto si può arrivare, fra gente che ci guarda e triangoli, ti lascio il mio numero.»

«Non ti importa?»

Lo baciò con passione.

«A me importa solo che ti si alzi e che tu faccia il tuo dovere. Se vuoi possiamo anche andare a cena insieme, ma lui deve essere dentro di me.»

Andrea le strinse le natiche fra le mani.

«Sei la mia puttana, non è vero?» disse «Ti chiamo.»

 

 

********************

 

«Giada ma sei sicura? Quello è sposato» disse Elisa, dal sedile posteriore dell’auto di Alex, che le stava riportando a casa.

«Sì, sono sicura.»

«Ma io non so se è il caso…»

«E’ un uomo come tutti gli altri, schiavo del desiderio, schiavo del sesso, incapace di stare con sua moglie senza tradirla» disse ferma «la mia teoria è confermata, ancora una volta.»

«E perché vuoi ancora lui?» chiese Elisa.

«Come non lo capisci?» disse Alex «Lei vuole corromperlo.»

Giada sorrise.

«Non mi basta scoparlo: voglio vedere se attraverso il sesso io posso manipolarlo» disse eccitata. «Uomini, credono di potere fare tutto ciò che vogliono in materia di sesso. Voglio vederlo impazzire per me, voglio essere la sua ossessione.»

«Ma perché?» chiese di nuovo Elisa.

«Perché mi sono innamorata» disse Giada, mentre la macchina sfrecciava nella strada buia e silenziosa.

 

 

 

 

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