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Diario n°:

259

Ombra
Antonella Z.

Ombra

Cristina era sempre stata la ballerina più brava della compagnia. Era stata notata per il suo fisico longilineo, per quelle gambe perfette e per la sua grazia di movimento. Aveva una tecnica eccellente, sudata dai numerosi sacrifici, braccia forti e lunghi capelli biondi sempre raccolti in uno chignon, anche quando non ballava. Occhi azzurro ghiaccio, un sorriso accennato e i vestiti mai appariscenti. Cristina era per tutti l’angelo della danza.

Julian quella mattina entrò, come sempre, con il suo caffè in mano: aveva fatto per giorni i provini per scegliere chi avrebbe ballato nella sua personale interpretazione del balletto della Carmen. Era il direttore e coreografo, aveva una reputazione da difendere e pretendeva la perfezione.

«Sono qui per annunciarvi chi ha passato le selezioni» disse con fermezza. «Ho intenzione di rivoluzionare il balletto, riadattandolo alla nostra contemporaneità. La storia parla di come una donna possa fare perdere la testa a un uomo, pronto a uccidere per lei» proseguì. «I miei ballerini faranno sesso, mostreranno con la loro danza spinta ai limiti dell’eccesso questa droga d’amore.»

Il silenzio cadde in sala: Cristina si sistemò i suoi lunghi capelli biondi, cercando di nascondere l’imbarazzo.

«Per il ruolo di Josè ho scelto Paul: voi non lo conoscete, viene da Chicago ed è un ballerino fenomenale, forte in classico ed eccezionale nel moderno. Mi serviva un tipo come lui, impavido e sensuale: è in aeroporto ora, sta arrivando.»

Era percepibile il disappunto degli altri ballerini della compagnia, che si vedevano soffiare il posto da questo Paul. Cosa poteva mai avere di così straordinario?

«Per il ruolo di Carmen ho deciso di scommettere con Cristina.»

La ragazza trasalì.

«Sei la bellezza fatta a persona, hai una tecnica invidiabile. Questa è la tua opportunità per fare il salto di qualità e con te anche la compagnia» le disse con durezza quasi. «Ma non devi fare l’angelo questa volta, devi essere seducente, pericolosa e audace.»

I ballerini si guardarono sorpresi: come era possibile che Julian potesse pensare che la ballerina più distaccata della compagnia potesse sedurre?

 

 

******

 

Paul aveva degli occhi neri come la notte, la pelle vellutata e bianca, un fisico statuario e una sensualità dirompente. Nei modi di fare sicuri, nella voce vellutata con l’accendo americano, nella sicurezza con cui danzava, nella sensualità con cui poteva interpretare qualsiasi pezzo contemporaneo si percepiva la sua capacità attrattiva. Era sicuro della sua bellezza, che mostrava in maniera sfrontata.

«Sei tu Carmen?» le chiese con un sorriso furbo.

«Sì sono io la tua Carmen» rispose lei con eleganza.

«Voglio provare con te la parte in cui si incontrano: c’è tecnica ma c’è quel passaggio in cui si sfiorano, o meglio in cui tu me lo sfiori con la mano. Voglio vedere come viene.»

Cristina si liberò, ballando con la grazia e l’eleganza di cui era capace: Paul la guardava estasiato, esattamente come doveva essere Josè la prima volta che aveva visto la zingara fonte della sua rovina. Poi lei gli si avvicinò, con uno sguardo innocente, e con la mano inscenò il movimento, senza toccarlo.

«Lo sapevo» le disse. «Sinceramente io non ti scoperei.»

«Ma come ti permetti?»

«Eh no, il punto è che non fai sesso» le disse come rimprovero. «Sei bellissima quando balli, ma troppo delicata. Fai così anche l’amore?»

 

«Ma come ti permetti?»

«Qui la vedo grigia, my God, che spreco» disse Paul ridendo.

«Sei un maleducato» disse Cristina «io sono una professionista: i tuoi apprezzamenti tienili per le tue donnine. Con me limitati a danzare. A proposito, hai sbagliato l’attacco e la punta la devi stendere meglio.»

Paul la guardò dritto negli occhi: aveva lo sguardo accesso, vivo. C’era un’ombra sotto quella maschera di perfezione che lo eccitò terribilmente.

 

 *******

 

 Le prove si susseguirono senza tregua durante quelle settimane: Paul spingeva Cristina sempre verso quel limite che aveva assaporato quella volta, cercando di rivedere quello sguardo, quella vena di impertinenza. L’aveva osservata mentre danzava, conosceva a memoria le curve di quel seno piccolo a coppa di champagne, la muscolosità delle gambe affusolate che aprivano la strada al piacere. Per lui, la ragazza era un invito, come un santuario da dissacrare. Lo intrigava terribilmente l’idea della sua inesperienza, che percepiva nel rossore che trapelava sul suo viso a ogni minima osservazione o commento sessuale.

I passi di danza erano perfetti oramai, ma mancava il fuoco, la scintilla della passione che Carmen e Josè rappresentavano, mancava quello sguardo in Cristina: c’era solo disappunto, rigore, candida trasparenza. Paul voleva l’ombra.

Erano soli quella sera: il palco era illuminato solo da due fari, c’era silenzio, c’era l’odore della pelle, c’era il desiderio di risvegliare la passione.

«Sei un’incapace Cristina» tuonò il ragazzo. «Nessuno ti scoperebbe in queste condizioni. Cazzo, lo capisci che un uomo si eccita in altro modo? Sei frigida, senza carattere.»

«Paul, piantala. Non so con che donne sei abituato a trattare tu, ma posso assicurarti che nessuna donna scoperebbe con te, se non la smetti di trattare tutti dall’alto in basso.»

«Senti ragazzina, non so in che lingua dirtelo» le si avvicinò mettendole la mano fra le cosce. «Se questa non funziona, qui non si fa sesso, e noi è questo che dobbiamo fare.»

«Non mi toccare.»

Le si avvicinò, togliendole l’elastico fra i capelli: «Tu tieni tutto legato, tutto trattenuto, sei una cazzo di frigida» si tolse la maglietta, mostrando il fisico sudato. «Cazzo, lo vedi che sono qui davanti a te, lo vedi che ce l’ho duro perché vedo quel tuo cazzo di sedere che mi ondeggia davanti.» Se lo toccò con aria di sfida. «Lo capisci o no che tu devi scoparmi in scena?»

Cristina era furente, aveva gli occhi piccoli, le labbra strette, il corpo fermo, eppure caldo. Sentì una sensazione di calore invaderle l’intimità: il desiderio di scoprire quel lato oscuro dell’essere partner, la voglia di mettere a tacere quell’impertinenza.

Fece cadere le spalline del body rosa, mostrando la nudità del seno, con i capezzoli vispi e vogliosi. Si toccò i capelli biondi, si toccò il seno, prima delicatamente e poi stringendolo, guardando Paul.

«E ora, metti quella lingua dove ti pare, su di me, ma taci.»

Paul si avvicinò lentamente, leccandole il collo e scendendo al petto, mentre Cristina chiuse gli occhi e con le mani spinse le spalle del ragazzo verso terra.

Lui le tolse il body e le collant bianche, scoprendo un’intimità glabra, piccola e ben disegnata, con un minuscolo neo appena sopra il clitoride.

«La vuoi, vero? Ti ho fatto così arrabbiare che ora non vedi l’ora di assaggiarla.»

«Sei impertinente.»

Paul si fece strada con le dita e poi assaggiò con foga, sentendo gli umori di lei mescolarsi alla sua saliva.

«Apri gli occhi Cristina, non essere timida» le disse.

 

Guardandosi lei lo fece alzare, togliendogli i pantaloni e scoprendo un’erezione forte e irruenta.

«Facciamo la scena.»

Paul la prese in braccio, si baciarono con passione, fremendo, fino a che lui entrò in lei, scoprendo pareti calde, roventi. Si guardarono ancora. Paul era silenzioso: con le braccia la muoveva, prima velocemente, poi lentamente, per potere entrare in lei, per farle sentire piacere, per scoprirla.

«Urla” le ordinò.»

«No.»

Allora la prese, facendola mettere con le braccia sul grande specchio, le divaricò le gambe, la prese, con voracità e passione, con ossessione.

«Guardati allo specchio Cristina, siamo nell’ombra del piacere adesso.»

Ogni colpo era più forte, ogni volta era più intenso, mentre gli sguardi si incrociavano nel riflesso.

Lei gli prese i capelli per bloccare il suo movimento, e divincolandosi da quell’abbraccio che non ammette parole, lo guardò dritto negli occhi, spingendolo fino a farlo sdraiare sul pavimento.

Assaggiò il suo membro con voracità, sentendone la grandezza in bocca e assecondando i movimenti del bacino di Paul. Si muoveva su di lui con un ritmo perfetto. Lo guardava negli occhi, toccandosi il seno.

Lo volle ancora dentro di sè, aveva le mani del ragazzo sulle natiche. Il movimento era intenso, veloce, disarmante.

«Grida» le ordinò. «È così eccitante vedere che ti liberi con me, che riesco a farti lasciare andare.»

«Ti piace sapere che puoi, come era la parola, farmi fare sesso?»

«Mi piace, sì.»

Le voci erano un soffio.

Lei sorrise, muovendosi sempre più velocemente, ansimando, guardandolo negli occhi fino a venire.

 

 

******

 

 Si rivestirono silenziosamente: c’era il loro odore ovunque in quella stanza di arte.

«Sei stata incredibile Cristina» disse Paul. «Lo spettacolo sarà un successo, impazziranno tutti.»

«Eri mio.»

«Eri stupenda. Vuoi che andiamo a mangiare qualcosa?»

«Grazie Paul» era la voce di Julian.

«Da quanto sei qui?» gli chiese

«Da sempre» rispose Julian. «Andiamo principessa, ti porto a casa. Voglio che fai lo stesso con me, mi sono eccitato tantissimo a guardarti.»

«Stai con lui?» chiese Paul incredulo.

«Sì» rispose Cristina con un ghigno. «Non hai capito? C’è sempre stato questo lato oscuro, per questo Julian mi ha scelto. Nessuno lo conosce, sarà il mio reale trampolino di lancio.»

«Cosa?»

«Tu sei stato preso per un mio capriccio. Nessuno immagina cosa si nasconde dietro a una ballerina, dietro al sipario. Tutti vedono la bellezza, la perfezione» disse con ironia. «Ma non ci può essere senza questo, senza quest’ombra.»

«Tu mi hai mentito fin dall’inizio?»

 

«Volevo solo giocare» disse maliziosa. «Immagina la storia: la ballerina di ghiaccio riesce a uscire dalla sua gabbia grazie al fascino dell’americano che viene dalla break dance: i giornali ci ameranno.»

«Era una farsa.»

«Siamo anche attori, noi« rispose. «Non potrei fare ciò che faccio se non recitassi. Non sei il primo, non sarai l’ultimo» disse passando le dita fra le cosce. «Ti ho manipolato fin dall’inizio, giocando sulla tua estrema sicurezza. È stato davvero facile ingannarti.»

Cristina si legò i capelli e sorridendo dolcemente uscì dal teatro accompagnata dal direttore.

Paul si accese una sigaretta, scoppiando a ridere di gusto. Si annusò le dita pensando che quel profumo lo avrebbe tenuto sveglio, per tutta la notte.

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