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Diario n°:

218

SCAMBI INCROCIATI
Franz ZA

SCAMBI INCROCIATI

Sono agitata, come sempre in queste circostanze. Ma c'è di più. Questa volta è diverso. Non si tratta di andare nel solito privé. La cena, le chiacchiere futili e inutili che precedono ciò per cui mi sono preparata, depilata, ho scelto l'abito giusto per me (sexy ma non volgare) le scarpe col tacco altissimo (che solo in queste occasioni posso indossare perché nella vita di tutti i giorni mi vergognerei). Ma tutto questo stavolta mi sta portando in un altro luogo. In una casa di cui non conosco i proprietari, insieme a una coppia che vedrò per la prima volta, tra pochi minuti. È agitazione che porta adrenalina. È la lotta perenne tra il mio desiderare di vivere una nuova esperienza e l'imbarazzo e la vergogna che provo quando mi trovo di fronte a situazioni o persone o luoghi completamente nuovi... Ne abbiamo parlato molto con il mio amore. Siamo pronti per questo. Come sempre gli invidio la sua tranquillità, la sua sicurezza, pur essendo in queste circostanze un timido. Ma l'ignoto non lo spaventa perché fondamentalmente non è spaventato e non teme il giudizio. Ciò che invece per me è una costante. Come mi vedranno, cosa penseranno, sarò la più brutta, la più vecchia, la più impacciata sicuramente... eppure so di essere socievole, esuberante ed estroversa.

Quando arriviamo a piazza Euclide sono già agitatissima. Ci scambiamo poche parole. Daniele scende dall'auto, tranquillo, stringe la mano ad un uomo dalla faccia simpatica e gentile. Io faccio solo un cenno, sorrido. Non scendo. Penserà che sono una cafona? Mi vergogno. Di cosa? Di cosa mi vergogno? Cosa penserà, come sembrerò... le solite cose. Eppure fino a pochi secondi fa ho parlato a macchinetta come al mio solito. E come al mio solito ho tirato fuori le paure, le mie ansie ma anche la mia grande eccitazione per questa piccola avventura che stiamo vivendo.

Il primo passo è fatto. Di nuovo tutti in auto. Diretti in un luogo mai sentito prima (ignorante io...). Ricomincio a parlare e a parlare e a parlare. Il mio modo per scaricare la tensione. Il tempo passa e stiamo per arrivare. E a quel punto vorrei non arrivare più. Perché... chissà perché, a questo punto, come la macchina si ferma e capisco che ci siamo, si fermano anche le mie parole. Bloccata. Eppure sono tutti molto carini, gentili e soprattutto simpatici. Sono io che ci metto un po' a rilassarmi, a sciogliermi. A ritrovare le parole rimaste bloccate in gola...

E allora si parla, si beve, ci si racconta, si ride, anche parecchio. E io inizio a rilassarmi. Non siamo molti e questo inizialmente mi disorienta perché non avrò la possibilità di "svanire" tra la folla di un privé. I padroni di casa mi colpiscono da subito. Lei è bellissima e ha uno sguardo dolce e intelligente. Non c'è malizia in lei eppure quando inizia a ballare e la osservo mentre il suo bellissimo corpo si abbandona alle note di una canzone, provo una strana sensazione. Il desiderio di toccarla, di baciarla, di essere avvolta e non mi era mai successo. Lui è tutto l'opposto. Ci accoglie con grande e sincera simpatia. Ci fa sentire a casa con poche parole. Dette in modo sicuro, divertente, deciso. Non so per quale motivo ma non riesco a guardarlo negli occhi. Ci siamo stretti la mano per presentarci e i nostri sguardi si sono incontrati per pochi secondi. Ma io non sono riuscita a sostenere il suo. Noto che osserva la mia collana. Un collare. Lo indosso spesso per la verità. Mi piacciono i collari perché il mio collo è lungo e li indossa bene.

«Bella collana», dice. Arrossisco e sento di avere le guance bollenti. E mi accorgo che cerco di evitarlo. Almeno all'inizio. Perché il suo modo di fare un po' provocatore mi mette in imbarazzo. Imbarazzo che Lui nota, di cui addirittura parla con lei mentre io passo loro vicino.

«Mi piace il suo sguardo basso», dice. Io sorrido cercando di ostentare una sicurezza inesistente in quel momento. Credo di essere viola mentre esco con la scusa di fumare una sicurezza.

Si continua a chiacchierare e ho l'impressione che mi voglia mettere in imbarazzo. O forse lui è così, quello è il suo modo di fare. E sono io che provo imbarazzo per tutto. Non lo so. So solo che tutto questo fa aumentare i battiti del mio cuore e, mi accorgo, mi fa sentire una sensazione di bagnato proprio lì... cosa sta succedendo? Cosa sto provando? È qualcosa che conosco... o che riconosco. Non lo so. È ciò che provo quando mi immergo in quelle letture che tanto mi piacciono. Letture forti. In cui uomini forti, sicuri, intelligenti e divertenti si impossessano del corpo e dell'anima di donne che vogliono essere possedute.

Quando rientro in casa stanno tutti ballando. Ci guardiamo di nuovo e di nuovo il mio sguardo si abbassa. E avverto quello strano desiderio, quella voglia. Stanno tutti ballando. Guardo Lei. Superiore a tutte le altre. E sicura e consapevole della sua bellezza. E mentre sto per raggiungerli e ballare lui passa, mi guarda deciso, mi sbatte contro il muro e infila la sua lingua nella mia bocca. È violento. Deciso. E mentre mi bacia mi afferra i capelli e mi tira indietro la testa con forza. Mi sta facendo male. Ma mi sto bagnando. Mi piace la sensazione che mi fa provare... Poi di scatto mi molla e mi lascia lì, a bocca aperta. Quando mi riprendo Lei sta ancora ballando. La guardo. E decido che vado da lei. Che questa sera è lei che vorrei. Anche se qualcosa mi dice che la "storia" con Lui non finisce qui…

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