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Diario n°:

159

Bocconcini.g

SÌ

Sì, ti avevo risposto rigirandomi nel letto sudata e assonnata, senza nulla aver capito di ciò che mi avevi chiesto.

La doccia fredda e profumata aveva risvegliato il mio corpo addormentato, assopendo accuratamente il ricordo di ciò che avrei dovuto fare per te quella sera ritornando a casa.

Mi guardavi con gli occhi della felicità mentre mi vestivo pigramente per affrontare una giornata di lavoro che sapevo già essere complicata.

I capelli umidi mi si arricciavano dietro al collo mentre una goccia d’acqua mi scivolava lungo la schiena finendo fra le mie cosce ancora profumate dei tuoi umori.

Con l’indifferenza di qualsiasi mattino di lavoro, sempre uguali, sempre grigi, ho indossato i jeans e il maglione blu largo mi è scivolato sul seno che ancora parlava delle tue carezze notturne.

Ho sentito il tuo desiderio appoggiarsi al mio fianco mentre distrattamente ti baciavo prendendo la porta per fuggire verso la mia giornata, già stanca.

 

Il caos della città, i visi spenti, parole pigre e la stanza dell’ufficio densa di fumo di sigaro a placare ogni altro pensiero se non quello di fuggirne al più presto.

Pile di carte, il telefono che gracchiando mi ricordava lo scorrere del tempo, domande e risposte seguendo l’etichetta imposta, senza mai guardare negli occhi, senza mai soffermarsi sul perché, risposte e domande.

Il pranzo veloce, un saluto ai miei, il caffè al bar con la ragazza perennemente distratta e svogliata, il solito pensionato seduto al tavolino a sfogliare il quotidiano bevendo un bicchiere di vino rosso e poi nuovamente in ufficio desiderando la sera per ritornare a casa.

La luce che filtrava dalle tapparelle socchiuse non era la solita, facile riconoscere il tremolare di candele accese, girando la chiave nella toppa la musica ne usciva abbracciandomi ed invitandomi a muovere i fianchi.

Tu eri li ad attendermi fra il profumo delle candele e la musica che ammorbidiva ogni pensiero.

Ricordi? Questa sera sarai la mia carne, la mia preda, la mia schiava, la donna a cui tutto potrò fare.

E il sì di cui non avevo più memoria riapparse nella pienezza del suo significato.

In piedi davanti ai tuoi occhi neri ho atteso le tue mani che lentamente facevano scivolare a terra i vestiti, con l’intimo ancora indossato mi hai invitata a seguirti in bagno, la vasca era già colma e il calore in nuvole di vapore si era addensato sulle piastrelle azzurre come nuvole in un pomeriggio d’estate.

Sono entrata, una coscia dietro l’altra, il reggiseno mi si è stretto sul seno mentre i capezzoli indurendosi crescevano.

Mi hai insaponato i capelli, sul collo le mani lisce, il ventre, le cosce socchiuse e la tua mano ad accarezzare il mio pelo morbido.

Piano, sempre più piano, fra le labbra morbide della mia bocca calda mi hai sussurrato «ti farò godere.»

Il palmo dentro gli slip e me li hai sfilati delicatamente e ancora le dita dentro e fuori la mia carne bagnata.

Così mi hai lavata, baciandomi mi hai asciugata, poi prendendomi in braccio mi hai posata sul divano, il tempo di una carezza, un sorriso e la tua lingua era sul mio sesso, che l’accoglieva.

Lunghe, morbide, calme, la tua lingua come onde entrava nelle mie anse; godevo.

Davanti a me inginocchiato con la tua voglia cresciuta fra le gambe ti muovevi piano, succhiando il mio nettare di piacere profumato.

Ho accolto il tuo sesso fra le labbra e l’ho amato, quel desiderio entrava dalla mia bocca che ingorda lo succhiava, mentre tu lo stesso facevi con la mia voglia che esplodeva sulla tua lingua.
 

Sono rimasta solo un attimo ad occhi chiusi e nell’attimo di buio fra un sospiro e un lamento di piacere, solo un attimo, l’ho vista entrare dalla porta che avevi lasciato socchiusa.

Solo un attimo.

Ho sentito le tue braccia afferrarmi, sarei voluta fuggire, ma mi hai sussurrato «ricordi, mi hai detto sì...» e nell’attimo di indecisione che mi ha fatta tentennare, sollevandomi le gambe, mi hai penetrata con forza e decisione.

Mi hai detto sì.

L’ho vista avvicinarsi, nuda, la sua pelle color cioccolato mi stordiva, così come il profumo di cocco che le sue dita muovendosi sulla mia schiena emanavano.

La sentivo dietro di me, il suo calore ricopriva la mia pelle, il suo seno morbido si schiacciava sulle mie spalle mentre le sue mani del mio seno si riempivano.

I tuoi colpi erano decisi e nei tuoi occhi vedevo un piacere mai visto, la sua lingua sul mio orecchio si muoveva.

Sì.

Sorridendo mi hai alzata e hai fatto stendere quella donna sconosciuta sul letto a gambe aperte poi mi hai invitata a stendermi su di lei, ventre contro ventre, seno su seno, bocca a sfiorare bocca.

Hai alzato il mio sedere e così mi hai nuovamente penetrata, scivolava il mio corpo su quello della sconosciuta al ritmo dei tuoi colpi mentre le sue mani sfioravano il mio inguine, mentre le mie mani sfioravano il suo.

Ansimavo, ansimavi, ansimava.

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