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Diario n°:

203

SUPERMERCATO AD AGOSTO
Raffy

SUPERMERCATO AD AGOSTO

Sempre la stessa estate che si ripete da non sa più quanti anni. Può partire, viaggiare, amare, odiare, ma per lei “Estate” è sempre la solitudine delle due del pomeriggio, di un letto disfatto in cui rotolarsi, di serrande abbassate e ventola che ronza. Si annoia un po’. Si commisera un po’ e oggi si commisera un po’ di più. Sono tre giorni che è sola. Non ha voglia di andare al mare, ha passato tre giorni a casa, ha visto decine di film, e pianto per ogni storia d’amore o dramma familiare. Neanche in frigo c’è più niente a farle compagnia. Bisogna uscire. E il supermercato ad agosto non è male. Freddo polare e un panorama di “soli” che si aggirano tra gli scaffali.

Va beh.

Una sciacquata agli occhi arrossati dai pianti, un paio di occhiali e si va. A piedi. Per soffrire di più. Ma che comprare oltre due bottiglie di vino? Non è che abbia poi tanta fame. Giusto qualcosa per riempire lo stomaco fra un bicchiere e l’altro.

Magari un gelato.

E le cadono gli occhiali nel vano dei surgelati. Una mano abbronzata è pronta a raccoglierli:

«Giornataccia?»

«No. È allergia.»

«Allergia? Ad agosto?»

«Ad agosto, perché?» poi sorride, abbassa la guardia.

«Vedo che anche tu hai una bella allergia d’agosto» alludendo all’occhio livido che mostra la ragazza.

«Non so se è la stessa allergia, ma mi sa che fa male lo stesso. Ciao, sono Paola».

«Agnese» e si stringono la mano.

Automaticamente continuano a camminare insieme verso la cassa. In silenzio. Prendendo qualcosa qua e là. All’uscita l’asfalto sembra infuocato. Tutto è avvolto da una luce abbagliante che fa tremolare le cose.

«Hai la macchina?»

«No, sono venuta a piedi. Per prendere un po’ d’aria?!»

«Bella idea. Io per lo meno sto a piedi per necessità. Facciamo un pezzo di strada insieme?»

«Facciamolo.»

Non riescono a parlare dal caldo. Le magliette si appiccicano al corpo. La pressione di Agnese si abbassa. Il cuore le batte sempre più forte.

«Sono arrivata. Vuoi salire?»

«No, grazie» risponde Agnese d’istinto «ho un po’ fretta.»

«Ma piantala. Fretta per cosa. Vieni a bere qualcosa, se no svieni prima di arrivare all’angolo.»

La casa di Paola è di uno squallore disarmante: qualche mobiletto degli anni 80, qualche “chicca” direttamente da “Mondo Convenienza” e poco più.

«Sto qui in affitto per tre mesi» si giustifica Paola, che pare aver capito il suo sconforto.

«Ho un contratto all’Accademia di Francia. Sono addetto culturale. Tu che fai?»

«Io? Boh... un mucchio di cose e nessuna in particolare.»

«Strano avrei giurato di averti visto nell’ultimo film di Gheloni.»

«Infatti. Una delle cose che faccio è l’attrice.»

«Pare che ti vergogni» e mentre lo dice le offre una birra gelata. «Con questi occhi e questa bocca non potevi che fare l’attrice. Vieni sdraiamoci un attimo, in camera c’è un ventilatore potentissimo. È l’unica cosa fica della casa.»

Agnese esita un po’, le sembra strano sdraiarsi in un letto con una sconosciuta, ma in effetti un divano non c’è e in cucina c’è solo una sedia. Appena entrano in camera Paola si toglie la maglietta mostrando due seni bellissimi e Agnese d’istinto si volta dall’altra parte.

«Dài, timidona, mettiti ‘sta canottiera asciutta pure tu, che sei fradicia e il ventilatore non ti fa bene.» Le pare proprio troppa confidenza, ma non sa dire di no. Il ventilatore è stupendo. Si sdraiano.

«Perché piangevi?»

«E tu perché hai un occhio livido.»

«Si dice sempre: “eh, è una storia lunga” invece questa è cortissima: tradisci, ti scopre e ti tira un telefonino in faccia.»

Ridono tutte e due. E Agnese pensa che ha trovato qualcuno con un sorriso più bello del suo.

«Beh decisamente la mia storia è più triste: ho visto in tv I ponti di Madison Country per la centesima volta, e ho pianto tutte le lacrime che ho in corpo. Mi fa sempre ‘sto effetto.»

Infatti non ridono, si guardano negli occhi con una luce strana. Agnese non pensa nulla, si sta solo perdendo negli occhi di lei. Paola allunga una mano e le carezza una guancia, poi si avvicina e le dà un bacio sull’occhio destro, poi sul sinistro. Agnese è ferma, incantata a malapena riesce a tenere in equilibrio la birra che stringe nella mano destra e un rivolo di sudore gelato le scende al centro della schiena. Neanche lei sa che le prende, non le è mai venuto in mente, non l’ha mai desiderato in tutta la sua vita, ha sempre rifiutato ogni esplicito corteggiamento di amiche o colleghe, ma oggi non può resistere, sente una forza magnetica spingerla sulle labbra di Paola. Allora lo fa, e Paola l’asseconda. Con passione le apre la bocca e le due lingue iniziano a cercarsi e intrecciarsi.

Senza staccare le labbra da lei, Paola le ha tolto la bottiglia di mano e ora sta rovesciando la birra tra i loro visi, aumentando il brivido che monta sempre di più. Sono tutte bagnate adesso, fresche e roventi al tempo stesso. Le mani di Paola cominciano ad esplorare il corpo di Agnese e a lei sembra di non essere mai stata toccata così.

«Ferma, non ti muovere, lasciati guardare, toccare, sentire.»

«Non voglio muovermi. Voglio che mi carezzi proprio così come fai.»

Non sono solo carezze, sono baci che percorrono il suo corpo e leccate infinite come se fosse un gelato.

«Che sapore che hai! Sei stupenda. Stupenda.»

Ha una voce dolcissima e poi, che sensazioni questi seni pieni che ti sfiorano il corpo. Agnese allunga una mano, e li accarezza. Poi li stringe e li palpa. Che meraviglia. È bello toccarli, tanto quanto farsi toccare.

Paola la sta baciando intorno all’ombelico, proprio sopra il bottone dei jeans.

“Sì, ti prego strappali via” è l’unica cosa che riesce a pensare e intanto le mani dai seni stanno assaporando tutto il corpo di questa meravigliosa sconosciuta che ha una pelle di seta sopra una carne di muscoli e gomma. Le ha alzato la gonna e può affondare le dita nella consistenza di un culo possente. Nessun uomo ha un culo così. Non si sentono muscoli, nervi, energia, potenza è tutto pienezza, rotondità ed esplosione di sensualità.

I jeans se li toglie da sola mentre Paola la guarda e si sfila la gonna. È una donna formosa, terribilmente eccitante. Incredibile che le piaccia una così. Lei che ha sempre ammirato chi sfiora l’anoressia. Ma questo spettacolo è diverso. È qualcosa che vuole essere toccato, mangiato, gustato. E, come un affamato, le si lancia addosso. Nuda. Con tutto il corpo che aderisce a quello di lei, che gode del contatto con ogni sua rotondità. Si baciano con foga, mentre i corpi si avvinghiano e le mani si scoprono. Ad Agnese piace il corpo di Paola, la vorrebbe impastare come si fa con la pasta della pizza, ma Paola vuole di più. La cerca laggiù, al centro delle emozioni.

«Che meraviglia! Non è birra questo lago qua sotto?»

«Certo che è birra, solo che è fatta in casa» e si sorridono negli occhi.

«Allora assaggiamo» e scivola fra le sue cosce, lasciandola sola a confondere le mani tra i capelli di lei.

«Oddio, ma che sto facendo... mo mi alzo e me ne vado... oddio che bellezza... è assurdo, sì assurdo, ma bellissimo. Più bello... oddio perché è così bello.... Oddio nooooooooo!» e crolla scossa da un orgasmo straniante. Con Paola che continua baciandola lì con una leggerezza e una cura infinita.

Agnese non può resistere la vuole vicina vuole sentire il sapore di sé nella bocca di lei e la tira su e si baciano e si leccano le bocche. Poi Agnese con una forza improvvisa, la gira sul letto a pancia in giù e comincia a baciarle la schiena. Dalla nuca pian piano e con passione fino alle fossette dei lombi. Poi si stacca e l’ammira.

«Che spettacoli che si godono gli uomini. Ecco perché sono tutti così fissati coi culi…» e affonda il viso fra le natiche di lei e comincia a baciare, a leccare finché non sento un sapore dolciastro irresistibile nell’orifizio e con la lingua inizia a scavare e succhiare e Paola geme sotto di lei. Adesso vuole tutto da questa donna, e mentre la lecca le dita la esplorano altrove e la trovano grondante e spasimante. Eccola la gioia che le sta dando, si sente dalle contrazioni, dai liquidi caldi che le bagnano la mano e dalla voce che sale. Allora non si sa come Agnese viene anche lei. Così, con la lingua e la mano dentro il corpo di una donna. Una donna sconosciuta che le ha dato all’improvviso il pomeriggio che le resterà più impresso di un’altra calda e noiosissima estate.

 

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