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Diario n°:

64

ESTASI
Cloe Saggeri

ESTASI

La coppia sedeva sempre al tavolo in fondo alla sala. Dalla cucina Violetta riusciva a vedere lei, Torta ad Effetto, in volto e lui, Buccia di Castagna, solo di spalle.

Le apparteneva alla categoria delle belle da scena che entrano in un locale e catturano gli sguardi dei presenti. Quelli maschili lascivi, a soppesare i seni voluminosi, i generosi centimetri di pelle esposta, i capelli lunghi sciolti sulla schiena. Quelli delle donne carichi di invidia, con dipinta sul viso l’espressione cosa avrà quella più di me.

Semplice, era Torta ad Effetto.

Una di quelle torte scenografiche, colorate, con decorazioni di ogni tipo. Quelle torte che vi fanno sberluccicare gli occhi e aprire la bocca per la meraviglia. Fino a quando non l’assaggiate. Vi accorgerete che è di una dolcezza stucchevole, le decorazioni sono di plastica e il sapore del pan di spagna è insulso e vi catapulterete sulla ciambella della nonna.

La tipa era così con il seno rifatto, le labbra gonfie di silicone, le extension e l’abbronzatura da lampada. Una Torta ad Effetto.

Violetta avrebbe potuto sorvolare su tutto questo anche sulle labbra che atteggiava a culo di gallina e il modo rigido di sedersi “con un bastone infilato nel culo” avrebbe detto sua nonna, se, perché un se c’era sempre, non avesse ordinato quello che ordinava ogni sabato sera, ed era già il quinto sabato: un’insalata verde.

Nel momento in cui la cameriera, di solito Clara, appoggiava il piatto davanti a Torta ad Effetto vedeva le spalle di Buccia di Castagna afflosciarsi.

Violetta provava pena per lui, mentre Torta ad Effetto spruzzava con qualche goccia di limone l’insalata e iniziava a mangiare, addentando a piccoli morsi, una foglia alla volta, l’insalata.

Violetta aveva regalato a Buccia di Castagna quel soprannome per il colore dei capelli, di un caldo castano che ricordava la buccia della castagna. I capelli del tipo erano folti e Violetta non poteva fare a meno di chiedersi che effetto avrebbe fatto se ci avesse infilato le dita.

Di Buccia di Castagna vedeva solo la nuca. A volte , per brevi attimi, lui si voltava di lato e Violetta poteva ammirare il suo naso dritto, mentre si domandava di che colore avesse gli occhi.

Buccia di Castagna per Violetta era un enigma. La sua prima ordinazione non l’aveva sorpresa. Un’ordinazione classica, da cliente che è arrivato in quel ristorante su segnalazione di un amico. Buccia di Castagna aveva ordinato i tagliolini al limone, piatto di moda in quel periodo.

Tagliolini al limone ordinati da Buccia di Castagna anche il secondo sabato insieme all’insalata verde di Torta ad Effetto. Buccia di Castagna però prima di ordinare aveva osservato a lungo il menù e chiesto dettagli su altre portate. Alla fine aveva ordinato i tagliolini al limone, ma c’era speranza.

Violetta sapeva che se non riusciva a carpire la vera essenza, l’anima di Buccia di Castagna non poteva condurlo all’estasi. Sul fatto che lui fosse un tipo da estasi non nutriva alcun dubbio.

Il terzo sabato Buccia di Castagna aveva ordinato gramigna con salsiccia e anice stellato. Il cuore di Violetta aveva fatto una capriola. Non si era sbagliata, Buccia di Castagna era un tipo curioso. Curioso, ma timoroso: gramigna alla salsiccia un classico. Un classico con un tocco imprevedibile, l’anice stellato.

La riuscita del piatto stava nella giusta dose di anice stellato, né troppo né troppo poco.

Dovevi avvertirlo nel momento in cui si trasformava in ricordo.

Quel sabato Clara era ritornato con il piatto di Buccia di Castagna vuoto e i complementi per lo chef.

Violetta, con le gote arrossate, aveva sorriso soddisfatta. Durante la cena aveva visto Buccia di Castagna gesticolare, mentre parlava con Clara.

Le sue mani si muovevano nell’aria . Aveva mani belle, con dita lunghe e affusolate. Da pianista.

Il piatto di Torta ad Effetto era ritornato indietro con le solite due foglie di insalata.

Lasciava sempre due foglie di insalata: quelle interne, le più tenere.

Violetta era convinta fosse un modo inconscio di punirsi per il desiderio sopito di assaggiare le Delizie Proibite. Torta ad Effetto, era sicura, associava il cibo al veleno.

Violetta aveva visto Buccia di Castagna protendersi verso Torta ad Effetto, la forchetta con la gramigna e l’anice stellato offerta come un trofeo di guerra. Torta ad Effetto aveva rifiutato con sdegno anche se le sue narici si erano dilatate,. Innervosita aveva atteggiato le labbra a culo di gallina e sibilato una frase a Buccia di Castagna che gli aveva afflosciato le spalle all’istante.

Quel sabato sera erano usciti dal locale in fretta,. Lei davanti con lo sguardo altero, lui dietro con l’atteggiamento da cane bastonato.

Il sabato successivo Violetta aveva detto a Clara di suggerire a Buccia di Castagna di assaggiare le costoline di agnello alle erbe provenzali.

Violetta dalla cucina, mentre sminuzzava con le mani le erbe selvatiche, aveva visto Buccia di Castagna annuire quando Clara gli aveva proposto le costoline.

Si era girato di colpo verso la cucina e Violetta aveva trovato rifugio dietro la colonna in acciaio inox. Non aveva potuto fare a meno di arrossire e il cuore aveva accelerato i battiti quando i loro occhi si erano incrociati per un istante.

Ora conosceva il colore dei suoi occhi. Buccia di Castagna aveva gli occhi verde muschio.

Le costoline di agnello le aveva apprezzate. Le ossa spolpate e lucide parlavano chiaro.

Violetta aveva accarezzato con le dita gli avvallamenti dove Buccia di Castagna aveva appoggiato le labbra, succhiato e leccato. Le dita le tremavano mentre sfioravano le costoline.

Il piatto di Torta ad Effetto era ritornato indietro con le consuete due foglie di insalata ma con una novità: le foglie non erano quelle interne, ma esterne e sminuzzate.

Violetta aveva sorriso e pensato che era arrivato il momento di proporre alla coppia del tavolo in fondo alla sala un menù speciale offerto dallo chef.

Quella sera Torta ad Effetto era uscita dal locale davanti parecchi metri a Buccia di Castagna, picchiettando furiosamente sui tacchi.

Lui la seguiva senza aumentare l’andatura e con le spalle dritte. Violetta aveva sentito il cuore fare le capriole.

La settimana per Violetta era passata lenta. L’ansia era lievitata insieme alla pasta madre, alcune lacrime avevano annacquato la zuppetta di ceci e briciole di distrazione avevano donato una sfumatura intensa alla granella di mandorle donando ai piatti nuovi sapori.

Lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì… il sabato mattina era finalmente arrivato. Violetta impaziente si era vestita in fretta. Aveva indossato la sua divisa da lavoro, gonna nera, camicia bianca e grembiule immacolato. Frusta in mano era pronta per la battaglia.

Quando Kiko, il suo aiuto cuoco, era arrivato non si era stupito di trovarla già in postazione intenta ad impastare il pane, mentre effluvi di peperoncino si mescolavano a quelli del pomodoro nel sugo di pesce.

Kiko sorrise e mescolò il sugo. Il pomodoro era quello dell’orto di Violetta, maturato al sole. Lo riconobbe dal profumo intenso. Sorrise di nuovo e iniziò a pulire le verdure.

La mattina scivolò via, il pranzo fu un giro di walzer di clienti e finalmente arrivò la sera.

Il locale iniziò a riempirsi, ogni volta che si apriva la porta Violetta alzava lo sguardo nella speranza di vedere entrare Buccia di Castagna.

Le ore passavano, le portate sul passavivande andavano e venivano, i clienti altrettanto.

Violetta sentì un nodo alla gola.

“Non vengono” pensò, selezionando le fragole più succose e profumate.

La porta si aprì di nuovo e Torta ad Effetto e Buccia di Castagna entrarono. Camminavano affiancati, un po’ rigidi, senza toccarsi.

Occuparono il solito tavolo in fondo alla sala che Violetta aveva tenuto libero.

Torta ad Effetto ordinò la solita insalata verde e Clara snocciolò il discorso preparato da Violetta. Il succo era che quella sera la cena era offerta dallo chef che avrebbe scelto anche il menù.

L’idea a Torta ad Effetto non piacque per niente, mentre Buccia di Castagna trovò l’idea allettante. Almeno era quello che percepì Violetta dai movimenti dei corpi.

Clara si allontanò per dare il tempo alla coppia di decidere.

Violetta li osservava.

Parlava quasi sempre Buccia di Castagna, Torta ad Effetto si limitava ad atteggiare le labbra a culo di gallina.

Buccia di Castagna si era infervorato, lo si capiva da come gesticolava.

Torta ad Effetto lo guardò e capì di avere perso la battaglia. Il menù l’avrebbe scelto lo chef.

Violetta controllò il grado di ebollizione dell’acqua ed entrò in azione.

Un quarto d’ora dopo Clara uscì dalla cucina con un piatto in mano. Gli spaghetti al sugo di pesce con peperoncino inondarono la sala con il loro profumo intenso.

Dalla cucina Violetta osservava divertita Torta ad Effetto arrotolare con la forchetta un unico spaghetto ed addentarlo in coda.

Buccia di Castagna aveva infilato nel colletto della camicia il tovagliolo, davanti allo sguardo inorridito di Torta ad Effetto e arrotolava gli spaghetti , forchettata dopo forchettata, mangiando con voracità.

Era certa che avrebbe fatto scarpetta per raccogliere il sugo fino all’ultima goccia.

Violetta fece cenno a Clara di portare gli astici alla catalana. Il contorno di verdura e frutta accostato al rosso intenso degli astici era un tripudio di colori.

Un applauso di Buccia di Castagna accompagnò l’apparizione del piatto.

Torta ad Effetto portò una fragola alla bocca. Buccia di Castagna si avventò direttamente su un astice. Affondò le mani, afferrò le chele e iniziò a succhiare.

Violetta avvertì un calore violento fra le gambe. Faticò a reggersi in piedi. Gocce di sudore le imperlavano la fronte. Le asciugò con il braccio e si slacciò un bottone della camicetta. Le sembrava di non respirare.

Buccia di Castagna intanto aveva arrotolato le maniche della camicia e slacciato la cintura dei pantaloni, davanti allo sguardo indignato di Torta ad Effetto.ca

Violetta per tentare di smorzare il fuoco che divampava dentro di lei aveva montato a mano la spuma di zabaione.

- La spuma di zabaione la servo io – disse a Clara. Slacciò un altro bottone della camicetta, si aggiustò la gonna ed entrò in sala.

I pochi clienti rimasti la riconobbero e iniziarono ad applaudire.

Tutti sapevano quanto Violetta Rapagi, enfant prodige che catturava le emozioni attraverso il cibo, non amasse mostrarsi in pubblico.

Il suo ristorante “L’Estasi” era segnalato sulle più importanti riviste gastronomiche e Violetta era amata dai mostri sacri dell’arte culinaria.

Torta ad Effetto aveva alzato lo sguardo per vedere chi avesse catalizzato l’attenzione. Guardò e si tranquillizzò. I motivi per cui Violetta catalizzava l’attenzione non erano un problema suo. Tornò ad occuparsi del suo cellulare che aveva iniziato a suonare. La suoneria era una canzone di una starletta molto in voga in quel periodo.

Buccia di Castagna la vide, si alzò e le fece un inchino.

Le bottiglie di vino sul tavolo erano vuote e Violetta era sicura che Torta ad Effetto avesse bevuto solo acqua. Vino uguale a calorie.

Buccia di Castagna non era ubriaco ma allegro andante. Quando Violetta appoggiò le due coppe con la spuma di zabaione, Buccia di Castagna affondò il cucchiaio nella morbida spuma e lo avvicinò alla bocca. Inghiottì e si leccò le labbra ad occhi chiusi.

Torta ad Effetto lo guardò stupita. Violetta fece fatica a trattenersi dall’affondare un dito nella spuma di zabaione e avvicinarlo alla bocca dell’uomo. Le sarebbe piaciuto sentirlo leccare e succhiare la spuma dal suo dito.

- La sua cucina è davvero un’estasi – la voce di Buccia di Castagna era ansante e i suoi occhi fissavano Violetta con desiderio.

L’uomo affondò ancora il cucchiaio nella spuma di zabaione. Un po’ di spuma cadde sui pantaloni.

Violetta afferrò un lembo del suo grembiule, lo bagnò nell’acqua frizzante e si avvicino a Buccia di Castagna.

- Forse non resterà la macchia – disse e iniziò a strofinare dove era caduta la spuma.

Buccia di Castagna chiuse gli occhi. Il suo respiro diventò veloce.

- Profumi di erbe provenzali, peperoncino, cannella – disse con il fiato corto e il desidero che prendeva sempre più forma fra le sue gambe.

Violetta sorrise divertita.

Torta ad Effetto aveva osservato la scena con la bocca aperta, senza proferire parola. Si alzò, guardò con disgusto la tipa mora e cicciotta, diede uno schiaffo convinto a Buccia di Castagna e uscì dal locale picchiettando con forza sui tacchi.

Buccia di Castagna non se ne accorse, perso con lo sguardo nei seni rotondi di Violetta. Gli ricordavano il pane con cui aveva fatto scarpetta. Dovevano essere altrettanto morbidi e profumati.

- Deve essere piacevole affondarci il naso -

Violetta aveva smesso di strofinare e si era appoggiata al bordo del tavolo. Aveva le guance arrossate e il respiro accelerato. I seni abbondanti si alzavano e abbassavano.

Con gesti lenti Violetta affondò un dito nella spuma di zabaione e lo avvicinò alle labbra di Buccia di Castagna. Lui lo succhiò e tutti i profumi del mondo lo inondarono.

Si fissarono per un lungo istante poi chiusero gli occhi all’unisono.

Estasi.

 

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