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Diario n°:

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UN'AMANTE MERAVIGLIOSA
Leamorsi

UN'AMANTE MERAVIGLIOSA

Marina Romea 14 agosto 1988

La notte di ferragosto racchiudeva una commistione di dolorose e seducenti implicazioni: i preparativi al campeggio erano immersi nella nostalgica sensazione che l’estate stesse per volare via troppo in fretta, il bagno di mezzanotte era l’appuntamento più atteso per le giovani coppie nate durante la vacanza e l’ultimo tentativo per conquistare i cuori refrattari. Per i più giovani era soprattutto l’unica occasione per unirsi al gruppo dei grandi e poter restare in spiaggia fino a tardi. Ognuno era ufficialmente affidato dai genitori alle cure dei fratelli maggiori o ai figli più grandi dei vicini di camper o bungalow; ma nella pratica era la prima notte che i ragazzi e le ragazze, che nell’estate festeggiavano la fine delle scuole medie, potevano trascorrere lontano dagli sguardi dei genitori.

 Camilla era stata scelta dal Comitato Organizzatore dei falò per andare a fare la spesa di salsiccia e costolette al supermarket del campeggio, insieme alle ragazze grandi. Cami era alta, magrissima, con gli zigomi pronunciati e un ciuffo ribelle a coprirle perennemente gli occhi, a difesa degli innumerevoli sguardi ostili del mondo. I mini short gialli e la magliettina bianca le facevano dimostrare molto più della sua età e questa era fondamentalmente la ragione per cui  “le grandi” non si vergognavano a portarla in giro con loro e non si erano opposte alle decisioni del mitico Comitato. Apostrofare poi gli uomini in fila alla cassa, ipnotizzati dai calzoncini della giovane bellezza, con un “Che cazzo guardi vecchio porco, non vedi che è una bambina!” aveva poi conferito un inaspettato aspetto divertente alla missione.

Fu poi Camilla a portare fino al bar il cibo acquistato, perché venisse custodito in fresco. Luca, che l’aveva vista arrivare sotto il sole, le era andato incontro con il suo sorriso disarmante. Aveva lasciato il tavolo dove stava giocando a carte solo per aiutarla. Lei aveva aperto i sacchetti stringendo forte i manici perché non si vedesse che le mani le tremavano e aveva tenuto lo sguardo basso, fingendo attenzione assoluta per l’operazione di estrazione delle vivande, per nascondere il rossore che le colorava le guance e le orecchie.

Alla richiesta di Luca “Vieni a darmi una mano alle griglie, stasera? C’è un mucchio di roba da cuocere e da portare in spiaggia ai falò. Siamo tre fuochisti, facciamo i turni: io comincio alle nove. Ti va?” aveva solo annuito.

Alle nove meno due minuti Camilla si incamminò verso le griglie. La madre la salutava dal patio della loro casina estiva in legno e lei ricambiò lanciando un bacio. Appena fu lontano a sufficienza appoggiò a terra la sacca con dentro l’asciugamano e il costume di ricambio e iniziò a trafficare con la maglietta. Aveva coperto i jeans sfrangiati che le arrivavano a mezza chiappa, come diceva suo padre, con una lunga t-shirt alle ginocchia. Ne sollevò il lembo destro e ci fece un grosso nodo che posizionò con cura sul fianco, in modo che le si intravvedesse la pancia abbronzata. Tirò fuori dalla coda di cavallo una lunga ciocca di capelli, la lasciò cadere sul viso e riprese il cammino.

Luca era già arrivato e stava cuocendo alcuni pezzi di carne. Lei lo sorprese

«Ciao.»

«Ciao» rispose lui sobbalzando, poi aggiunse “ben arrivata…Camilla giusto?”

«Sì.»

Lei sapeva tutto di lui: che era bellissimo, che viveva a Milano, che una volta veniva in ferie al campeggio con i genitori tutte le estati, ma da quando era diventato maggiorenne, da un paio di anni, andava in ferie con gli amici e a Marina si faceva vedere solo per ferragosto. Adesso sapeva anche che lui la conosceva per nome e questo era sicuramente il migliore degli inizi per la serata.

Lui cucinava, muoveva la carbonella e girava la carne e lei pronta lo aiutava, precedendo i suoi movimenti e le sue richieste, ma soprattutto lo osservava furtivamente.

Aveva due mani lunghe e sottili, ma anche forti e sicure. Ne immaginava il tocco caldo ed esperto sulla pelle, sui seni. Nonostante il calore del fuoco e il vento caldo che proveniva dal mare sentì un brivido lungo le cosce. Luca si voltò e si avvicinò a lei con un po’ di salsiccia cruda tra le dita.

«Apri la bocca.» Lei obbedì, ma istintivamente chiuse gli occhi. Lui le appoggiò la massa fredda, morbida e acre sulla lingua. Con le dita le sfiorò le labbra carnose. Mentre richiuse la bocca per mordere il boccone le parve di sentire ancora la presenza delle dita di lui sulla bocca, come se l’avessero marchiata per sempre. Quando riaprì gli occhi umidi lui le dava le spalle ed era già tornato a litigare con la carbonella. Mentre l’emozione e l’imbarazzo le toglievano il respiro sentì lui dire:

«Io adoro la carne cruda. Dicono che non va bene, ma io non resisto!» ma non rispose.

Ci volle più di un’ora prima che qualcuno venisse a dar loro il cambio e quando finalmente arrivarono i nuovi fuochisti, due ragazzoni ustionati dal sole, Luca e Camilla si diressero attraverso la pineta verso la spiaggia. Luca portava il vassoio con il cibo e Camilla una torcia e le loro due sacche.

La spiaggia apparve davanti a loro costellata di un incredibile numero di falò che permettevano di disegnare, nel buio, la geografia di tutta la costa. I ragazzi del campeggio avevano fatto due fuochi vicini e molti stavano già bevendo. Luca andò ad appoggiare su un tavolino pieghevole il vassoio e si sedette vicino ai suoi amici.

Camilla venne accolta dal gruppo delle amiche finalmente libere dagli incarichi del Comitato Organizzatore e impazienti di condividere con le altre il racconto della giornata trascorsa.

Uno dei ragazzi prese l’immancabile chitarra e iniziò a suonare.

Camilla mangiava, ascoltava, cantava e rideva, ma il suo sguardo scappava veloce e furtivo verso quelle mani, seppure lontane, che le avevano marchiato invisibilmente il labbro.

L’aria diventava sempre più fredda e nonostante il viso e le guance di Camilla fossero arrossate dal calore del fuoco, la sua schiena si stava congelando mentre lei cercava, invano, di coprirla con la maglietta bloccata dal nodo. Luca venne verso di lei e dopo essersi messo in piedi alle sue spalle si sedette imprigionandola tra le sue gambe e appoggiando il suo ventre caldo alla schiena della ragazza. Lei sentì il calore del corpo di lui avvolgerla e vi si sciolse dentro. Luca aveva in mano uno spicchio di piadina calda: ne spezzò un pezzettino e lo mise davanti alla bocca della ragazza. Lei istintivamente lo addentò mentre teneva la mano di lui. Masticò piano e inghiottì il boccone, incapace di registrare alcun sapore. Poi avvicinò la mano di lui al suo viso e la appoggiò sul labbro inferiore. Luca mosse leggermente le dita per farsi largo nella bocca della ragazza e le infilò dentro l’indice. Quel dito indugiava nella sua bocca, toccava la sua lingua e accarezzava le sue mucose e lei iniziò a succhiarlo istintivamente. Mentre lo leccava e lo faceva scorrere tra le labbra umide sentì l’erezione di lui contro la schiena. Luca la fece girare e quando furono uno di fronte all’altro la avvicinò a sé costringendola a divaricare al massimo le gambe piegate. Fece scivolare una mano sotto la maglietta, sollevò con un dito il filo del reggiseno del costume e strinse il seno di lei tra le dita. Un calore alieno infiammò il corpo della ragazza che per respirare fu costretta ad aprire la bocca alla ricerca di aria. Luca le strinse i capelli nella mano libera e le infilò la lingua in bocca. Sentiva in respiro di lui entrare nel suo corpo e diramarsi ad ogni cellula, aumentandone la temperatura. Lasciò che lui si muovesse nella sua bocca allo stesso ritmo della mano che le imprigionava il seno, poi spinse la sua lingua ad avvolgere quella di lui. Chiuse gli occhi immaginando che le loro lingue, così avvinghiate insieme, stessero ballando. Si mosse istintivamente per costringere lui a dedicarsi anche all’altro seno. Lo sentì sorridere tra le sue labbra. Mentre la danza delle loro lingue rallentava senza voler però affrontare il distacco, si avvinghiò a lui cingendolo con le gambe. Un doloroso desiderio le pulsava tra le gambe costringendola a cercare un contatto per placare l’istinto. Luca si staccò lentamente dalla sua bocca, la abbracciò e stringendola la ascoltò tremare ed ansimare leggermente. Un’onda di dolce piacere lasciò la ragazza spossata e languidamente immobile, stretta a lui.

«Sarai un’amante meravigliosa, piccola. Sei caldissima, stai qui un po’!»

Quando fu sicuro che lei si fosse completamente ripresa Luca si alzò e raggiunse gli amici per il bagno di mezzanotte. Camilla rimase seduta sulla spiaggia a guardare gli altri apparire a scomparire tra i flutti bui del mare.

 

Marina Romea 15 agosto 2015

Luca e Camilla alzano contemporaneamente lo sguardo in alto a guardare i gabbiani che urlano volando sopra la grande rete quadrata appesa nel vuoto sul canale. Luca è appoggiato alla parete in muratura di una delle tante piccole costruzione che qui, nel Parco Naturale del Delta del Po, tutti chiamano capanni, indipendentemente dai materiali in cui sono fabbricati. Erano le strutture in cui facevano e fanno ancora base i pescatori ed hanno tutte in comune l’affacciare sulle stagnanti acque dei canali e l’essere dotate di vecchi sistemi a carrucola per immergere grandi reti da pesca e poi sollevarle cariche di pesci. Per il resto ognuno nel tempo le ha personalizzate come preferiva, arricchendole di curati giardini o arredandole come piccoli appartamenti. Luca il suo capanno lo ha ereditato dal nonno e dopo averlo fornito di ogni confort, lo usa per riposarsi il week end nella solitudine dei canneti.

Camilla sta salendo sulla sua utilitaria e mentre saluta lanciando un bacio con la mano, si guarda intorno per memorizzare quel paesaggio, perché resti per sempre legato alla notte appena finita. Fiumi, canali, valli e bacini salini si intrecciano e preludono all’orizzonte aperto del mare, che da qui è ancora solo una promessa.

 

Oltre gli specchi d’acqua e i canneti svettano le fabbriche di Ravenna. Sedendosi in auto e allacciandosi la cintura Camilla pensa che quei mostri scheletrati in lontananza sono, in fondo, una benedizione perché impediscono di illudersi che quello sia il paradiso terrestre, perfetto e inattaccabile.

Il sole è già caldo, nonostante sia mattina presto, ma il profumo acre ed intenso di acqua salata la convince a tenere i finestrini aperti, senza accendere il condizionatore. L’aria umida e densa si incunea nell’abitacolo e fa muovere l’abito di cotone leggero, che sale sulle gambe arrossate  e mostra il pube liscio e nudo della ragazza.

Lui le aveva chiesto di venire così con una gonna fluida e senza intimo e lei aveva obbedito di buon grado.

In un sms lui le aveva detto “Devi essere pronta, devi essere sempre pronta. Aperta ad ogni mio desiderio” e lei aveva giocato ad immaginare quei desideri e a prepararsi a realizzarli, senza limiti.

Nei numerosi messaggi che si erano scambiati negli ultimi mesi avevano concordato molti particolari di quell’incontro e si erano fatti molte promesse, caricando l’attesa di una tensione erotica che li aveva nutriti e accompagnati nella quotidianità.

Lavorare attendendo il suono di un messaggio in arrivo, leggere una frase volgare, una richiesta imbarazzante e a volte oscena in contesti professionali o formali, aveva permesso loro di acquisire distacco dai problemi e dalle preoccupazioni. Avevano vissuto sospesi tra ciò che accadeva loro e ciò che condividevano virtualmente.

Camilla si osserva un attimo nello specchietto retrovisore e sorride di quelle lievi rughe di espressione che lui sostiene siano frutto della sua fantasia.

Quando si erano incontrati, dopo ventisette anni, era stata lei a riconoscerlo immediatamente, nonostante i capelli brizzolati e la barba. Era un locale affollato, di quelli che ospitano in primavera contemporaneamente cresime, comunioni, matrimoni e compleanni, trasformando ogni ricorrenza in una fiera pagana di parenti vestiti a festa. “Luca, dai sono Camilla…ti ricordi tanti anno fa a Marina Romea, ai falò, a ferragosto” gli aveva dovuto specificare lei, mentre la sposa del tavolo dietro urlava di uscire per il lancio del bouquet.

A lui erano serviti alcuni istanti per ricollegare quella donna bella e di un’eleganza con convenzionale, con la lontana estate, ma poi le aveva sorriso, con la stessa trasparenza e spontaneità di allora.

Era stata ancora lei a cercarlo su facebook e gli aveva scritto “Poche cose fanno sentire vecchia una quarantunenne come non essere riconosciuta dopo SOLO ventisette anni”.

Camilla si accarezza gli angoli della bocca arrossati e indolenziti e vorrebbe non dover guidare, vorrebbe poter chiudere gli occhi e rivivere le immagini e le sensazioni del bavaglio che le veniva legato sulla nuca, delle corde ruvide che le strisciavano sui polsi, ravvicinati dietro la schiena, per immobilizzarla, per renderla la preda di lui. Un’ombra rossa sul polso della mano destra, appoggiata sul cambio, spinge la ragazza ad aprirsi leggermente i bottoni del vestito e ad accarezzarsi il segno delle legature che le avevano incastonato i seni ieri sera, circondandoli, evidenziandoli ed offrendoli, oscenamente esposti, ai desideri e ai capricci del suo amante. Il materiale sintetico dei sedili scalda la schiena di Camilla e una goccia di sudore le cola lentamente dal collo sul suo seno. L’aria del finestrino la fa rabbrividire e le sembra di rivedere la lingua di Luca lenire il languido dolore dei suoi capezzoli dopo averli stretti e stimolati incessantemente fino ad averla portata all’orgasmo. “Ti farò venire molte volte” le aveva scritto “ma una volta lo voglio fare toccandoti solo il seno. Voglio farti tremare come quando eri una ragazzina” .

 

Il ricordo della notte dei falò si sovrappone ora alla notte precedente; ed è così che il dito in bocca da succhiare e leccare viene sostituito dal cazzo di lui che, dopo averle tolto il bavaglio, le viene infilato fino in gola per farlo crescere ancora, prima di prenderla. Si rivede in ginocchio ai piedi del suo amante, nuda, legata, eccitata e sopraffatta dall’ ostinarsi animale di lui a riempirle la bocca e la gola, a spingerle le palle sul viso per ricoprirla del suo desiderio. Nel ricordo del respiro affannato e disperato si fondono l’odore del suo amante e quello delle acque stagnanti del canale che entrava dalla porticina del capanno, spalancata sul buio del parco deserto.

Camilla si accosta in una piazzola sotto un albero perché ha voglia di ripercorrere con la mente il momento in cui lui l’ha slegata, l’ha sdraiata sul letto, ha allargato la mano e l’ha percossa tra le gambe più volte, per poi finalmente sbatterla fino a farla urlare per il piacere.

Una pulsazione tra le gambe le rivela la dolente sensibilità del clitoride a conferma che lui aveva mantenuto la promessa fattale in uno dei messaggi più recenti: “Se sarai troppo eccitata, sarò costretto a batterti. Lo farò a mani nude tra le grandi labbra. Ti terrò sdraiata su di me a pancia in su, con le gambe aperte, oscenamente aperte, e ti colpirò. Cercherai di indovinare il ritmo della mia mano per controllare la sensazione di bruciore, ma sarà allora che io aumenterò di intensità. Solo quando ti sarai abbandonata al dolore che pericolosamente sfuma in piacere, io mi fermerò e ti scoperò”.

Camilla chiude gli occhi e divarica leggermente le gambe mentre un’ondata di piacere la attraversa con un brivido.

Il ricordo dei loro corpi distesi uno a fianco all’altro, stanchi e sudati dopo l’orgasmo, tranquillizza Camilla, ma la riempie di nostalgia. Il contrasto così potente tra le immagini del loro incontro sessuale, disperatamente sospeso tra piacere e dolore e invece le carezze, le confidenze e la dolcezza del dopo, le fanno venire una voglia incontenibile di fare inversione e tornare da lui.

Il cellulare vibra sul sedile accanto per un sms.

È di Luca “ Sei diventata un’amante meravigliosa!

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