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Oxè
Awards 2006
Ecco la copertina definitiva dell'antologia
La trovate in tutte le librerie
(e se non la trovate richiedetela al libraio)
ecco i dati
Titolo:
Oxè Racconti Erotici Italiani
A cura di Massimo Casarini
con la collaborazione di
Mariella Calcagno e Cinzia Zuelli
Casa editrice Zona editrice
Euro 16, pag 166
ISBN-10:88-89702-58-3
ISBN-13:978-88-89702-58-1
Potete acquistarla direttamente qui
La serata di premiazione è avvenuta a dicembre all'interno della Fiera del Libro di Roma "Più libri, più liberi", Palazzo dei Congressi (Zona EUR)
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PREFAZIONE
Di Francesca Mazzucato
Ci sono racconti non necessariamente eccitanti che si susseguono in questa raccolta di grande interesse. Altri producono fremiti e resuscitano fantasmi concitati, trafficano fra le gambe, nella schiena, nella memoria. Ci sono gli umori cangianti di uomini e donne , umori che hanno, spesso,necessariamente, a che vedere con la fisicità: con il corpo e i suoi odori, con il corpo e i suoi mascheramenti, i suoi giocattoli, i suoi artifici. Ci sono storie che certo muovono fantasie e pensieri e vanno a scavare in angoli bui, ma c’è soprattutto una buona scrittura. E’ una raccolta di racconti che nasce da un premio. Ma la genesi conta relativamente poco. E’ un libro, un libro- puzzle. Sono tasselli del nostro contemporaneo, frantumi sparsi. Certo, c’è l’erotismo. A volte spiazza, colpisce al cuore, le parole penetrano nelle pupille, si avvinghiano alla pelle, leggi e non se ne vogliono andare, leggi e le senti potenti come un elettrostimolatore, come una cicatrice del tempo quando gratti la crosta e il sangue ritorna rosso e vivo a scivolare. Tra le mani, sul palmo, nel collo, sul ventre. Premono addosso e offrono spunti di emozioni non facili, di emozioni che lampeggiano e terrorizzano insieme all’eco di melodie sfinite. C’è questo, aspettatevelo. La folle disarmonia della scrittura che si avventura in certi punti strategici senza strategia. La scrittura che si spoglia e che spoglia. Si tratta di letteratura erotica? Non so.
La letteratura erotica è un genere ben preciso ma come tale ha subito, nel corso degli anni, mutazioni, variazioni di tono e di timbro, si è impastata con altri generi, si è prestata ad altre forme di narrazione, il testo erotico è diventato “pretesto”, mezzo per confessare, mezzo per rivelare, mezzo per esibire, o per fuggire.
Quello che mi ha colpito leggendo questi racconti è che raramente l’erotismo è fine a se stesso, anche se è declinato nelle sue infinite varianti. In fondo, c’è l’amore di mezzo, c’è la passione incendiaria, anche se non è palese, anche se non è rivelata.Ci sono barricate e allucinazioni, luoghi- frontiera scelti apposta per ambientare incontri. Silenzi che sanno assordare, comandi e mani che stritolano. Anche il lettore. Lasciatevi stritolate, lasciate fare, non opponete resistenza.
Marguerite Duras dichiarò:” Pur essendo il soggetto principale di tutte le arti, nulla è mai stato così difficile da dire, da descrivere, come la passione: la cosa più banale e, insieme , la più ambigua.” Questi autori ci provano e alcuni ci riescono e ci riescono bene, a cercare le parole per “dirla “ la passione e per scovare un modo adeguato al nostro secolo veloce e affilato come lama che taglia, frantumato e in perenne rincorsa, soffocato dalle merci. Tra le merci scovano i feticci di un nuovo “discorso amoroso” , come fa Alessandra Nassuato (Alessandra N.) in “Oggetti d’amore”, o in ambienti bucolici con un ritorno a radici che stanno fra gli elementi e che negli elementi primordiali
mischiano gli umori e gli odori del desiderio come fa Daniele Billitteri (Uranio). C’è Dante Bernamonti (Faber) che ottiene risultati notevoli, è una scrittura interessante la sua, che non vi lascerà indifferenti, Faber in “Mo’ better Blues” fa dell’erotismo pretesto, e si cimenta in un narrare con un tempo e un ritmo ben precisi, che afferrano, soffocano, sparano addosso immagini nelle quali è impossibile non riconoscersi. Ma ogni racconto presenta motivi di interesse particolare, ogni racconto vi accompagnerà seducendovi. Alla scoperta di qualcosa che magari avevate tralasciato, nella crepuscolare noia del quotidiano e nella sua indifferenza che anestetizza.
Ha diverse chiavi di lettura questo volume, intanto una godibile al massimo, dal punto di vista dei tempi, delle incursioni nelle notti oscure del desiderio e dell’offerta dei corpi,( penso a Neo, con Fiore di strada, ma non solo), fra storie che sul corpo, sulla voglia, sugli incontri, sul penetrarsi, sulla fantasia provano a comunicarci aspetti presi da un punto di vista ogni volta differente. Si mimetizza, si maschera questo desiderio, affonda e riemerge questa voglia. Loro ci provano.. A farcela percepire attraverso un dettaglio, un capoverso, un’immagine, uno sconcerto, una resa, una discesa, una perdita. E’ certamente vero, come affermava sempre la Duras che “ Nel tentativo di nominarla, traendola dall’oscurità originale e sacra, il linguaggio uccide ogni passione, la circoscrive, la sminuisce. Ma quando l’amore non è detto, esso ha la forza cieca e intatta del godimento: resta la miracolosa apparenza degli amanti circondati dall’ombra” ma la sfida è aperta, la sfida va raccolta , e da decenni, anzi da centinaia di anni si cercano i modi di raccontarla la passione, di lasciarla fluire dalle pagine, da ogni riga, da ogni parola. Bene fanno questi autori a provarci. Bene farà il lettore a rendere suo quello che viene narrato. Nel momento stesso in cui aprirete questa raccolta
ogni avventura erotica narrata in queste pagine cesserà di appartenere a chi l’ha scritta, alla sua vita o alla sua fantasia letteraria. Sarà vostra. Potrete illuminarla con la vostra luce o lasciarla nella vostra penombra preferita, in un buio tiepido di notte metropolitana o sotto il grande neon della hall di un albergo o per le scale strette di un condominio di cemento. A voi l’impronta. Vedremo se sarà una traccia sulla sabbia o un livido rossastro destinato a non svanire.
Altra chiave di lettura interessante che ci offre questo testo è la possibilità di vederlo come un insieme di istantanee del nostro contemporaneo. Flash che ne raccontano un brandello. Leggerlo vi aiuterà a capirlo, anzi a sentirlo, molto più di migliaia di analisi fatte da giornalisti, sociologi sessuologi. Il nostro tempo, irragionevole e potente, euforico e ribaltato, il nostro contemporaneo tecnologico, dove ogni cosa diventa merce e dove la mercificazione è cifra anche del pensare e forse è solo nel corpo il potere di non vendersi a questa logica,( e anche il corpo che si vende di professione tradisce e si tradisce meno di ogni consumatore schiavo di un sistema ormai intollerabile eppure indispensabile che ci avvinghia in un circolo vizioso), il nostro tempo aspro e dannato dove le vite sono facilmente preda di lunghe e interminabili agonie, dove le notti sono oasi dense in cui attraverso internet, i siti appositi, i forum , i blog si cerca di costruire legami in cui si finisce di credere per addolcire quella coltre soffocante. Il nostro tempo in rincorsa è presente in ognuno di questi racconti, declinato in varie forme( vorrei a questo proposito citare Fine d’anno in piazza di Gordiano Lupi e Fetish Surreal di Guergana Radeva (Daat) spezzettato, vomitato, sfiorato, squarciato ma presente. Un tempo aspro e stridente ma anche luccicante e capace di suonare un flauto incantatore, melodie e sirene che appaiono sotto forma di banner illuminati a intermittenza , ogni banner un modo, la vita di un autore che ha fornito il suo punto di vista, la sua vicenda carnale, la sua capacità narrativa, che ha infilato nel puzzle il suo tassello con dedizione, voglia di sfida, spudoratezza, impegno e costanza. Sono racconti che sanno essere lisergici e atroci, domestici e implacabili. Racconti insonni, mi piacerebbe definirli, con tutto quello che la definizione comporta e alla fine, magari, con gli occhi appiccicosi di desideri ed inebriati di parole direte anche voi, come John Merrik in The Elephant Man: “Vorrei poter dormire come la gente normale.”
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